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fabula

sf. latino.

1) Tipo di racconto (favola) o di rappresentazione teatrale. Quest'ultima si articolava in diversi tipi: quello popolaresco e antichissimo delle maschere italiche (fabula atellana) e, ancora nel genere comico, la fabula palliata, che elaborava i modelli greci della commedia nuova (da pallium, il mantelletto tipico dei Greci); la togata, ambientata invece a Roma (da toga, la veste nazionale dei Romani); la tabernaria, simile alla togata (da taberna, l'osteria o la casa privata); la saltica, canovaccio di pantomimo; tragica era invece la fabula praetextata, di soggetto storico romano, dal nome della toga orlata di porpora (praetexta) che era propria dei magistrati di Roma (vedi anche commedia e tragedia).

2) Nel diritto medievale, fabula inter vicinos, piccola assemblea locale che già in età longobarda riuniva i vicini, cioè gli uomini liberi delle piccole unità rurali (vici) comprese entro i confini del ducato. Convocata una volta al mese circa, all'aperto, trattava gli affari comuni ed era presieduta dallo sculdascio o dal centenario. L'istituto continuò formando il germe del comune rurale medievale.

Bibliografia

Per la favola-racconto

N. Terzaghi, Per la storia della satira, Messina, 1944; F. Della Corte, Saggio sulla moralità della favola, Genova, 1945; M. Nojgaard, La fable antique, Copenaghen, 1964; S. S. Jedrkiewicz, Sapere e paradosso nell'antichità. Esopo e la favola, Roma, 1989.

Per la “fabula” teatrale

G. Coppola, Il teatro tragico in Roma repubblicana, Bologna, 1940; W. Beare, The Roman Stage, Londra, 1950; P. Frassineti, Fabula Atellana, Genova, 1953; L. Pedroli, Fabularum praetextarum quae extant, Genova, 1954; L. Arcioni, Dalla fabula togata alla tabernaria, Milano, 1983.

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