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ghiàia

sf. [sec. XIV; latino glarĕa]. Sedimento clastico incoerente formato da elementi più o meno arrotondati, di forma tendente all'ellissoidale o al discoidale se elaborati rispettivamente da erosione fluviale o marina, di dimensioni comprese tra 2-4 mm e 10-20 cm: per valori inferiori si passa al ghiaietto e alla sabbia, per valori superiori al ciottolame. Se il deposito presenta granulometria molto variabile tanto che gli elementi di dimensioni inferiori a 2 mm prevalgono su quelli ghiaiosi veri e propri, lo si definisce in base alle caratteristiche granulometriche della matrice come ghiaia sabbiosa, ghiaia argillosa, ecc. Circa la composizione litologica, raramente la ghiaia deriva da un solo tipo di roccia (ghiaia monogenica); comunemente quindi le ghiaie sono poligeniche e vengono distinte in base al tipo litologico prevalente: ghiaie quarzose, granitiche, calcaree, ecc. Gli ambienti più comuni di formazione delle ghiaie sono quelli costiero, fluviale e fluvioglaciale. Per diagenesi le ghiaie si trasformano in conglomerati. La ghiaia viene impiegata per la formazione di massicciate stradali o per la preparazione di calcestruzzo; in base a tale uso si considerano ghiaia i frammenti di dimensioni fra 3 e 10 cm.