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monòlogo

sm. (pl. -ghi) [sec. XIX; mono-+-logo].

1) Parte di un'opera teatrale in cui un attore recita da solo in scena.

2) Breve componimento drammatico, ideato e scritto per essere recitato da un solo attore.

3) Fig., discorso di una persona con se stessa: monologo interiore, tecnica narrativa tipica della letteratura contemporanea, con cui si cerca di esprimere quel che si agita nel subconscio del personaggio. La convenzione drammatica del monologo, detta anche soliloquio, ha le sue radici nella tragedia greca e si è prolungata nei secoli, con espressioni d'altissimo livello poetico e concettuale e d'intensa efficacia teatrale (si pensi ai monologhi di Amleto, di Sigismondo ne La vida es sueño, di Calderón, a certi monologhi di commedia, come quello del Figaro di Beaumarchais). Nella sua accezione più estensiva, il monologo o monologo drammatico è il testo nel quale l'azione e quindi l'intero spettacolo sono risolti mediante l'intervento di una sola voce e di un solo attore. È dunque una forma autonoma di espressione teatrale, fiorita a cominciare dall'Ottocento e di cui hanno dato saggi grandi scrittori come Čechov e O'Neill.