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Amlèto

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Teatro

Protagonista dell'omonima tragedia di W. Shakespeare, composta e rappresentata nel 1600 ca. Il poeta la trasse da un dramma preesistente, UrHamlet, di autore incerto, forse Thomas Kid. L'una e l'altro deriverebbero dalla Historia Danica di Saxo Grammaticus (sec. XIII), conosciuta in Inghilterra attraverso le Histoires prodigieuses del francese F. de Belleforest. Il personaggio di Amleto è storicamente esistito, come provano varie tradizioni e leggende scandinave; alla trasfigurazione poetica operata da Shakespeare non è probabilmente estranea l'influenza dell'Oreste delle tragedie greche. Il re di Danimarca, padre di Amleto, è stato assassinato, consenziente la regina, dal fratello Claudio, che ne ha usurpato il trono e s'è affrettato a sposarne la vedova, Gertrude. Lo spettro del padre appare ad Amleto, rivelandogli la verità sul delitto ed esortandolo al dovere della vendetta. Il principe promette di obbedire, ma la sua natura titubante lo trascina in un'alternativa di dubbi e di incertezze, imprigionandolo in una perenne irresolutezza il cui scopo è di differire l'azione, aliena dal suo temperamento di intellettuale raffinato e scettico che si estenua nelle infinite possibilità del pensiero. Per difendersi dal dover agire che lo incalza, Amleto si finge pazzo, ma rischia continuamente di sconfinare nella follia autentica. Il suo turbamento mentale è attribuito al suo amore per la soave Ofelia, figlia del ciambellano di corte Polonio, pura fanciulla che egli aveva in precedenza corteggiato e che ora, riversando su di lei il disgusto derivatogli dalla condotta della propria madre, si mette a trattare con crudeltà. Controllata la verità del racconto del padre mediante uno spettacolo che riproduce le circostanze del delitto, recitato dinanzi all'usurpatore da una compagnia di teatranti, Amleto uccide per errore Polonio ed è mandato in Inghilterra dal sovrano; ma i pirati lo catturano e lo rimandano indietro. Ofelia intanto, impazzita dal dolore, si è annegata e il fratello di lei, Laerte, vuole vendicare su Amleto l'uccisione del padre Polonio. Il re finge di rappacificarli, inducendoli a gareggiare in una partita d'armi. Il duello è funesto a tutti: Amleto ferisce mortalmente Laerte e trafigge il re, ma, a sua volta, è ferito a morte, mentre la madre beve la coppa di veleno destinata al figlio nel caso che Laerte avesse fallito il colpo. Il dramma si conclude con l'arrivo del prode Fortebraccio, principe di Norvegia, che mette fine al corrotto regno dei Danesi.

Significato del personaggio di Amleto

Eroe del dubbio, Amleto personifica l'eroe nuovo e inquieto del Rinascimento, già tutto proiettato verso l'avvenire, benché ancora immerso in un mondo di compatte certezze medievali e di barbarie feudali. Durante tutto il sec. XIX, Amleto è stato il simbolo dell'angoscia metafisica, dell'inquietudine dell'uomo dinanzi al suo destino soprannaturale; mentre nel sec. XX si tende a vedere in Amleto soprattutto una tragedia etico-politica.

Il personaggio di Amleto nel teatro, nel cinema e nella musica

La tragedia shakespeariana fu presa a modello per diversi lavori teatrali, ma con risultati raramente soddisfacenti. Si citano un Amleto di Jean François Ducis (1773-1816), da ricordare per il solo fatto che introdusse in Francia la conoscenza del drammaturgo inglese; un Amleto di Dumas padre, pedissequa imitazione dell'originale rappresentata nel 1848 e, da non dimenticare, un Amleto di R. Bacchelli, scritto nel 1918-19 e in seguito rifatto. In maggior numero, ma di altrettanto scarsa significanza, furono le opere in musica (se ne hanno di D. Scarlatti, di S. Mercadante, di A. Thomas, di F. Faccio) e i brani sinfonici scritti anche da compositori come H. Berlioz e P. Čajkovskij. Ripresa in chiave parodistica nel teatro leggero (E. Petrolini) e addirittura nel circo (i clown Antonet e Grock ne diedero una gustosissima deformazione), la vicenda di Amleto, che non mancò di interessare anche i pittori (moltissimo Delacroix e i preraffaelliti D. G. Rossetti e J. E. Millais), ha incontrato maggiore fortuna e più adeguata rispondenza in alcune trasposizioni cinematografiche, di cui restano esemplari quella diretta da G. Mélès (1907), quella interpretata da John Barrymore (1922), quella diretta e interpretata da L. Olivier (1948) e quella interpretata e deretta da K. Branagh (1997). Nel 1990, anche F. Zeffirelli ha portato sugli schermi l'eroe shakespeariano. Ma è nella lunghissima serie di interpretazioni teatrali, in cui si vollero cimentare gli attori più prestigiosi, che l'opera ha rivelato tutta la sua vitalità e la sua perenne attualità, letta grazie alla sua intrinseca disponibilità secondo le più svariate e opposte angolature. Si ebbero così, fra gli altri, un Amleto di volta in volta romantico, decadente, realistico, visto in chiave psicanalitica o marxistica, e in questi e in altri ruoli ancora si succedettero, dopo Richard Burbage, che è il primo di cui si ha notizia e che sembra abbia recitato con Shakespeare stesso, Th. Betterton, R. Wilks, D. Garrick, J. F. Brockmann, J. Ph. Kemble, che fu il primo Amleto romantico, Fr.-J. Talma, L. e K. A. Devrient, E. e Ch. Kean, H. Irving, J. Mounet-Sully, J. Forbes-Robertson, Sarah Bernhardt (che non fu la sola attrice a cimentarsi nella parte di Amleto), J. Gielgud, A. Guinnes, N. Akimov, D. Dudnikov, J.-L. Barrault e ancora L. Olivier. Fra le edizioni italiane dell'opera si ricordano quelle di E. Rossi, T. e G. Salvini, E. Novelli, E. Zacconi, A. Moissi, G. Emanuel, F. Garavaglia, R. Ruggeri, M. Benassi, R. Ricci, V. Gassman, G. Albertazzi, C. Bene.