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osteite

sf. [sec. XIX; da osteo-+-ite]. Condizione patologica a carico delle ossa dovuta a cause diverse. L'osteite deformante (o morbo di Paget) è caratterizzata da alterne fasi di distruzione e di rigenerazione ossea con conseguente disordine strutturale dell'osso colpito. La malattia colpisce prevalentemente il sesso maschile dopo i 50 anni e segue un decorso cronico. I sintomi più frequenti sono dolor e deformità ossee, fratture spontanee e dolori di tipo nevralgico. L'osteite fibrocistica (o morbo di Recklinghausen) è causata da anomalia del metabolismo del fosforo e del calcio, secondario a eccessiva funzione delle paratiroidi. Colpisce di preferenza donne in età media o giovane, ed è caratterizzata da decalcificazione ossea, ipercalcemia, ipofosforemia. I sintomi consistono in dolori e deformazioni ossee, fratture ossee spontanee, ipotonia muscolare oltre ad alterazioni anatomiche come la decalcificazione diffusa dello scheletro, la trasformazione fibrosa del midollo osseo e dell'osso, la produzione di cisti ossee multiple. Il decorso è cronico e progressivo. Le osteiti fibrose sono caratterizzate da sostituzione del normale tessuto osseo con tessuto fibroso. Ne esistono sia forme localizzate, abbastanza frequenti, sia forme generalizzate. Le prime colpiscono i bambini fra gli 8 e i 12 anni, sono in genere asintomatiche e non richiedono alcuna terapia. Le seconde, invece, possono interessare anche tutte le ossa dello scheletro e si manifestano nell'adolescenza con dolori e fratture accompagnati da chiazze di iperpigmentazione cutanea e da una certa precocità dello sviluppo puberale.

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