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pallóne

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Lessico

sm. [sec. XIV; accr. di palla1].

1) Grossa palla di gomma o formata da una camera d'aria rivestita da un involucro di cuoio, usata per vari giochi o sport: il pallone della pallacanestro, della pallanuoto; il gioco del pallone, per antonomasia, il gioco del calcio. Per il pallone fiorentino, vedi calcio (capitolo storia). Fig., familiare: pallone gonfiato, individuo borioso che non vale nulla. Nelle loc.: salire a pallone, di palombaro o di sottomarino che salga rapidamente a galla; vela o fiocco a pallone, sinonimo di spinnaker.

2) Per analogia: A) recipiente di vetro a forma più o meno regolare di globo, usato per distillazioni o altre operazioni chimiche di laboratorio. B) Apparecchio sanitario destinato alla dilatazione di cavità o condotti organici (utero, uretra, retto, ecc.) o a comprimere le pareti di un viscere per consentire interventi o altre manovre da parte del medico (atti operatori, emostasi, ecc.). È costituito da un involucro di gomma o altra sostanza impermeabile, che viene teso mediante l'introduzione di aria o liquidi.

3) Macchina volante più leggera dell'aria, costituita da un involucro chiuso e pieno di gas in grado di portare un carico e di sollevarsi in virtù del principio di Archimede; aerostato.

Aeronautica

Nato sul finire del sec. XVIII quale sviluppo della mongolfiera, in cui come gas veniva utilizzata aria calda, il pallone venne inizialmente denominato charliera, dal nome del fisico francese J. A. C. Charles che per primo utilizzò quale gas l'idrogeno. La prima ascensione di un pallone gonfiato di idrogeno, con equipaggio umano costituito dal medesimo Charles e da Marie-Noël Robert, venne eseguita il 1º dicembre 1783, con partenza dai giardini delle Tuileries e discesa presso Nesle, a ca. 50 km di distanza. I palloni possono essere liberi, quando si muovono nell'aria per azione del vento, oppure frenati, se vincolati al terreno o a natanti da funi di ritenuta; questi ultimi sono stati utilizzati come posti d'osservazione nell'impiego militare, o per costituire sbarramenti antiaerei (palloni di sbarramento). Palloni con uomini a bordo sono stati impiegati per ricerche scientifiche e per ascensioni libere: si ricordano quelle di A. Piccard, che il 3 ottobre 1934 raggiunse 17.385 m di quota, e quelle di M. D. Ross e V. A. Prother, che il 4 maggio 1961 raggiunsero i 34.688 m. Altri palloni (palloni sonda) sono invece utilizzati per portare apparecchiature per sondaggi meteorologici a quote fin verso i 30.000 m. Dalla seconda metà degli anni Ottanta del sec. XX palloni frenati sono stati utilizzati come piattaforme per i radar aeroportati (Aircraft Early Warning). In particolare vengono usati in modo continuativo dal governo degli Stati Uniti per l'avvistamento degli aerei dei trafficanti di droga provenienti dagli Stati dell'America Centrale. Tali aerei solitamente volano a quote troppo basse per essere avvistati dai radar del controllo aereo, e i radar sospesi a palloni frenati rappresentano un'alternativa economica ai più costosi radar aeroportati. I palloni trovano impiego anche nella creazione di condizioni di microgravità. Apposite capsule contenenti gli esperimenti vengono trasportate a quote elevate da palloni, e quindi sganciate mediante telecomando. Durante la caduta libera verso il terreno, che dura vari minuti, vengono ricreate condizioni di microgravità simili a quelle riscontrate nei laboratori orbitali. L'involucro di un pallone libero, approssimativamente sferico, è realizzato in tessuto impermeabilizzato, di gomma o di plastica (in passato anche in carta convenientemente trattata), e contiene un gas, tipicamente idrogeno, elio o gas illuminante, che, avendo un peso specifico rispettivamente di ca. 0,09, 0,18 e di 0,6 kg/m3, con pressioni e temperature pari a 760 mm di Hg e di 0 ºC, assicurano forze ascensionali (cioè differenza tra il peso specifico dell'aria e il loro) rispettivamente di 1,2, 1,10 e di 0,7 kg/m3 circa. Gonfiato solo parzialmente all'inizio dell'ascensione , nel caso di palloni destinati a raggiungere quote molto elevate, l'involucro si inturgidisce progressivamente man mano che il pallone sale, per gonfiarsi completamente una volta raggiunta la quota barometrica, che è la massima quota cui il pallone può salire in virtù della propria spinta aerostatica. Un pallone di tipo classico è costituito dall'involucro, cui è appesa mediante un cerchio di carico la navicella, sostenuta dalle funi di sospensione che fanno capo a una rete avvolgente l'involucro stesso. Il primo requisito della navicella è quello della massima leggerezza; da essa si comandano sia il valvolone superiore di uscita del gas, che viene aperto per comandare la discesa, sia la striscia di strappamento, che consente di scaricare rapidamente il gas a discesa compiuta. Una o più maniche, applicate alla parte inferiore dell'involucro, consentono la fuoruscita del gas man mano che, salendo, la pressione in esso esistente supera quella esterna. Appeso alla navicella vi è il cavo equilibratore che, strisciando sul terreno, permette di mantenere approssimativamente costante la quota (comunque non superiore a qualche decina di metri) rispetto al terreno durante il volo a bassa quota.

Media

Pallone