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slìtta

sf. [sec. XVII; dal tedesco Schlitten].

1) Mezzo di trasporto di origine assai antica, elementarmente costituito da due bastoni congiunti a un estremo e tenuti divaricati da una traversa (travois), da un asse stretto (toboggan), o, nella forma più evoluta, da due sottili pattini paralleli tenuti insieme da un telaio. La forma più diffusa attualmente, a pattini con punte ricurve in alto, è stata introdotta dalle genti siberiane (Tungusi, Samoiedi, Ugrofinni); quella a un solo pattino era adottata dai Lapponi e dagli Athabasca; il travois (o treggia) è diffuso in molte parti del mondo dato che può essere utilizzato su ogni tipo di terreno. La slitta a pattini, dalla quale deriva il carro a ruote, era nota anche ai popoli mesopotamici in epoca preistorica; in epoca moderna, tirata da cavalli, cani, renne, è il mezzo più usato nelle distese gelate dell'emisfero boreale, spesso con migliori risultati rispetto ai moderni mezzi cingolati. Esistono diversi sport invernali, praticati con particolari tipi di slitte, quali il bob, lo skeleton e lo slittino.

2) Nella tecnica, elemento cinematico il cui movimento è caratterizzato da scorrimento su guide. In particolare, parte di una macchina utensile (limatrice, sbozzatrice ecc.) che scorre su guide, dotata di moto lineare rettilineo alternativo, detta spesso anche slittone. Slitta portasega, parte della segatrice a disco per metalli dove è alloggiata la lama: provvede al movimento di alimentazione. Slitta per forme, in fonderia, la piastra mobile su guide orizzontali sulla quale è fissato il controstampo.

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