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sociolinguìstica

sf. [socio-+linguistica]. Disciplina che studia la lingua nel suo contesto sociale, evidenziando le interrelazioni in atto tra lingua e società. La considerazione sociologica del linguaggio, già avviata da F. de Saussure, fu particolarmente approfondita e sviluppata dalla scuola linguistica francese: per A. Meillet “il linguaggio è un fatto eminentemente sociale” e, ancora più esplicitamente, per J. Vendryes nel linguaggio tutto “è dominato dalle condizioni sociali, perché il fatto linguistico è il fatto sociale per eccellenza, ed è l'elemento sociale che fornisce allo studio del linguaggio un metodo generale di ricerca e di spiegazione”. Prima conglobata all'interno della linguistica, la sociolinguistica tese a costituirsi come disciplina autonoma verso la metà degli anni Cinquanta soprattutto per opera del linguista francese M. Cohen e ha poi incontrato ovunque un interesse sempre crescente, specialmente nell'ambiente americano (W. Labov, J. A. Fishman, D. Hymes, Ch. Ferguson, E. Haugen, J. J. Gumperz). In Europa questi orientamenti hanno trovato un'eco abbastanza immediata, mentre in Italia l'area disciplinare che si è mostrata più pronta a ricevere l'impulso sociolinguistico è stata quella dei dialettologi, soprattutto nei centri di studio di Torino e Padova. Lo statuto della sociolinguistica è simile a quello di molte scienze umane; essa raccoglie e fonde nozioni del senso comune, assiomi e concetti tecnici; aspira a generalizzazioni ampie e, insieme, spia le dimensioni del particolare dell'agire quotidiano. Se il linguista è un curioso di parole, che può osservare anche nelle pagine di un dizionario, il sociolinguista è un curioso di discorsi, che deve necessariamente spiare nella pratica viva dell'interazione. Ciò che lo caratterizza, però, non è solo quello che gli proviene dal campo della pura osservazione, quanto il cercare correlazioni significative e pertinenti, da un lato tra comportamenti linguistici e dall'altro con le manifestazioni che distinguono uno specifico sistema o struttura sociale: ovvero, i ruoli, gli status, le funzioni svolte dalle istituzioni ecc. Per la sociologia, la comunicazione linguistica è intesa come uno dei modi di interazione fra individui e gruppi sociali. Considerata da questo punto di vista la comunicazione diventa uno dei tipi dell'azione o, come la definisce G. Braga, “una specie del genere di azione”. È evidente che è un approccio che più che interessarsi del modo con cui il linguaggio funziona in sé, si occupa, maggiormente, del modo in cui esso si rapporta con le azioni e con gli altri aspetti della vita degli individui. Questa prospettiva di analisi lascia pensare più che alla sociolinguistica a una sociologia della lingua, mettendo in primo piano il sistema di comunicazione e la struttura sociale o la struttura dei rapporti interpersonali in cui ogni soggetto è coinvolto. L'unione del termine socio- e del termine -linguistica può portare a grossi fraintendimenti e determinare una sovrapposizione che può avere come conseguenza la scomparsa delle rispettive specificità. La tesi, da un lato, che la lingua è un fenomeno intrinsecamente sociale, e, dall'altro, che ogni atto umano può essere interpretato come un segno, può oscurare le specificità sia dei caratteri propri della lingua sia quelli che caratterizzano la vita sociale. Un appiattimento dei due oggetti di studio potrebbe comportare un impoverimento sia della disciplina sociolinguistica sia di un approccio sociologico allo studio delle lingue.

Bibliografia

G. Berruto, La sociolinguistica, Bologna, 1974; A. Varvaro, La lingua e la società. Le ricerche sociolinguistiche, Napoli, 1978; J. B. Pride, Il significato sociale del linguaggio, Roma, 1982; G. R. Cardona, Introduzione alla sociolinguistica, Torino, 1987; A. A. Sobrero, G. Berruto (a cura di), Studi di sociolinguistica e dialettologia italiana offerti a Corrado Grassi, Galatina, 1990.

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