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tétto

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Lessico

sm. [sec. XIV; latino tectum, neutro sostantivato di tectus, pp. di tegĕre, coprire].

1) Struttura di copertura di un edificio disposta secondo piani (falde) variamente inclinati e connessi tra loro in modo da assicurare il deflusso delle acque piovane e di disgelo: tetto di paglia; a tetto, direttamente sotto il tetto; fig.: predicare dai tetti, far sapere a tutti. Per estensione, casa, specialmente la propria casa: il tetto natio, materno, coniugale.

2) Per estensione, copertura in genere: il tetto dell'automobile; quindi parte o elemento superiore; in particolare, nell'alpinismo, rilevante sporgenza della roccia, perpendicolare alla parete. Anche punto più elevato: il tetto del mondo, l'acrocoro del Pamir (propr., traduzione del nome persiano); il tetto di una corsa ciclistica, la vetta più alta da scalare. Con più specifiche accezioni tecniche: A) in geologia, superficie sovrastante uno strato, un'unità o in generale un qualunque corpo roccioso definito. Tetto di una faglia. B) In anatomia, la parte superiore di un organo cavo: tetto del timpano, tetto del IV ventricolo;tetto ottico, corteccia del mesencefalo in cui si trovano i corpi quadrigemini, centri nervosi di correlazione della vista e dell'udito; tetto sinottico, sottile lamina cartilaginea che, nel neurocranio, collega le capsule ottiche; nuclei del tetto, le due masserelle di sostanza grigia site nel cervelletto. C) Nell'industria mineraria, superficie che limita la parte superiore di uno strato di minerale o di roccia; anche il complesso di rocce o di formazioni che giacciono sopra uno strato o serie di strati di minerale. Si chiama tetto anche la roccia incassante che sovrasta un filone. Falso tetto, parte della formazione di tetti, a immediato contatto del giacimento, generalmente di piccolo spessore, che tende a staccarsi.

Edilizia

Le falde dei tetti si intersecano secondo spigoli rientranti o sporgenti ai quali si dà rispettivamente il nome di linee di compluvio o converse e di linee di displuvio o di colmo. La pendenza delle falde dipende dalle condizioni climatiche locali e dalle caratteristiche estetiche ed economiche dell'edificio; in Italia tale pendenza varia tra un massimo del 60% nelle zone di alta montagna a un minimo del 20% nelle zone meridionali e insulari. Caso particolare costituiscono le falde pressoché piane (pendenza 3÷5%) delle coperture a terrazza che richiedono idonei provvedimenti di impermeabilizzazione. Secondo il numero e la disposizione delle falde si hanno tetti a capanna (a due falde simmetriche rispetto alla linea di colmo), a padiglione, a mansarda, spezzato (composto da falde di forma e pendenza diverse). Strutturalmente in un tetto si distinguono la grossa orditura o struttura portante e la piccola orditura o struttura secondaria che consente la messa in opera e la ripartizione del carico degli elementi di copertura sulla grossa orditura. Per la grossa orditura si possono impiegare materiali diversi: legno, ferro, cemento armato; talvolta, per ragioni di carattere pratico ed economico, si adottano soluzioni ibride con l'impiego misto dei tre suddetti materiali. Nelle orditure tradizionali in legno, se la luce massima non supera i 5-6 m, è possibile l'impiego di semplici travi (puntoni) disposte secondo le rette di massima pendenza e appoggiate su due muri d'ambito paralleli portanti. Se l'interasse è di 1-2 m, la disposizione si dirà “alla piemontese”, se l'interasse aumenta, si dirà “alla lombarda”; in tal caso, però, interviene un'orditura secondaria composta di arcarecci, cioè di travi disposte sui puntoni e parallele alle linee di gronda. Per luci ancora più grandi si ricorre a strutture composte: le capriate in legno, in cemento armato e metalliche. L'impiego di strutture in cemento armato è determinato dai vantaggi che un manufatto in conglomerato presenta, per la resistenza all'azione del fuoco e agli agenti atmosferici, nei confronti delle strutture in legno e metalliche; inoltre possono realizzarsi in opera o essere prefabbricate. La piccola orditura dipende dal tipo di materiale di copertura impiegato e dalla grossa orditura: nelle strutture in legno si dispongono elementi paralleli ai falsi puntoni (travicelli) e altri paralleli alla linea di gronda (listelli), oppure (nella disposizione alla piemontese) soltanto degli arcarecci di piccola sezione; su questi si stende, a volte, una rete di listelli per consentire un migliore appoggio del manto di copertura. La disposizione degli elementi di copertura varia in rapporto alla loro forma: i coppi sono disposti in corsi a due strati secondo la linea di massima pendenza, sovrapponendoli nelle posizioni concava e convessa; gli elementi piatti secondo corsi paralleli alla linea di gronda, il superiore sovrapposto col bordo all'inferiore (le lastre di ardesia possono essere unite di testa e fra loro collegate con idoneo legante a formare falde lisce); gli elementi continui (per esempio lamiera) vengono fissati sulla piccola orditura sovrapponendo, se del caso, i bordi per evitare infiltrazioni d'acqua. La scelta dei materiali di copertura è in rapporto all'inclinazione delle falde; fibrocemento e lamiera ondulata (adottati prevalentemente per magazzini e simili) si usano per pendenze fino a 20-25%; le tegole marsigliesi per pendenze massime del 30%; i coppi o canali a due strati e le tegole piatte alla romana alternate a coppi (usate per esempio nell'Italia centromeridionale) per pendenze del 35%; l'ardesia per pendenze fino al 40%; le scandole in legno, usate per alcune abitazioni delle zone alpine, per pendenze fino al 60%.

Diritto

A norma di legge i tetti devono essere costruiti in modo che le acque piovane non scolino sul fondo del vicino; le riparazioni dei tetti sono a carico del proprietario e non dell'usufruttuario; in un condominio i tetti sono proprietà comune dei proprietari dei diversi piani.

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