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NEET, Not in Education, Employment or Training: la generazione che non studia e non lavora

Non lavorano, non studiano e sembrano non preoccuparsi del proprio futuro: sono i NEET, acronimo inglese che sta per “Not in Education, Employment or Training", formula ormai utilizzata da svariati enti governativi per indicare la sopracitata categoria di persone.

Quello dei NEET è un fenomeno altamente preoccupante, soprattutto perché sono sempre di più i giovani che non investono nel proprio futuro, passando anzi le proprie giornate semplicemente… vivendo.

Il termine fa la sua prima comparsa nel 1999 a opera del governo inglese all'indomani di un sondaggio che mise in luce questa nuova categoria di giovani che, per motivazioni di vario tipo, si autoesclude dalle dinamiche sociali alla base del vivere, preferendo la solitudine e i propri interessi personali alla necessità di diventare economicamente autosufficienti.

Un quadro che dal 1999 è decisamente peggiorato e, superando i confini nazionali del Regno Unito, il fenomeno dei NEET si è diffuso alla quasi totalità dei paesi occidentali o occidentalizzati, tra i quali figura anche l'Italia.

Nel nostro paese il fenomeno non è assolutamente marginale: secondo le ultime stime, infatti, i NEET in Italia rappresentano circa il 21,2% dell'intera popolazione, interessando soprattutto la fascia d'età che va dai 15 ai 29 anni. 

Ma guardiamo un po' più da vicino questa tipologia di persone: si registra una predominanza di NEET tra le ragazze (il 56,5%) rispetto ai ragazzi (43.5%); per quel che riguarda, invece, la zona di residenza, la concentrazione maggiore la si ritrova nelle regioni meridionali, dove i NEET sono circa il 33,3% in più rispetto al resto dell'Italia. La diffusione del fenomeno, tuttavia, non è esclusivo appannaggio delle regioni meridionali, poiché l'ascesa si registra un po' ovunque.

Il fenomeno, così come sopra descritto, non può che destare grande preoccupazione: l'età che contraddistingue i NEET, infatti, coincide col periodo indicativamente più produttivo della vita di ciascuno di noi, periodo durante il quale si compiono scelte e si intraprendono percorsi specifici per raggiungere l'indipendenza economica. Perché, quindi, esiste un così numeroso esercito di giovani che, semplicemente, non fa nulla nella vita?

Innanzitutto le cause vanno ricercate nel background che contraddistingue la società contemporanea occidentale (o occidentalizzata) caratterizzata dalla sempre più crescente agiatezza e abbondanza di beni e servizi, scenario che fa letteralmente adagiare sulla bambagia i giovani di oggi, invogliati molto poco ad uscire di casa e a confrontarsi col prossimo.

Ma il reale motivo del fenomeno dei NEET è sicuramente da ritrovarsi nel sempre più crescente tasso di disoccupazione che, purtroppo, interessa il mondo occidentale nella sua totalità. La difficoltà di trovare un lavoro adeguato alle proprie conoscenze e studi, ha infatti senz’altro minato alla base la speranza dei giovani che, continuamente delusi dalla mancanza di esperienze lavorative, semplicemente smettono di cercarne di nuove.

Tuttavia c’è anche da aggiungere che, nonostante la disoccupazione sia oggi un dato di fatto, il mondo del lavoro italiano richiede a gran voce lavoratori specializzati: secondo le ultime stime di Unioncamere, infatti, sono attualmente aperte circa 150mila posizioni, soprattutto nel settore tecnico e altamente specializzato.

Ecco perché, per arrestare la crescita dei NEET, risulta essere di fondamentale importanza indirizzare i giovani a specializzarsi in quelle posizioni lavorative in cui oggi c’è richiesta. Il rischio, altrimenti, è quello di alimentare le fila di un esercito già numeroso di persone inattive che, alla lunga, non possono che pesare sull'attuale economia del nostro paese.

20/04/2011

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