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Chi ha inventato il Pacemaker?

Il Pacemaker è un piccolo dispositivo con circuiti a transistor, che ha la funzione di regolare il battito del cuore di un paziente; si pone vicino al cuore con un’operazione chirurgica.

L’idea di utilizzare la stimolazione elettrica per supportare l’attività cardiaca ha radici storiche e già nel 1774 si ritrovate le prime tracce di una rianimazione del cuore con stimolazione cardiaca data dall’elettricità.

Nato a Rattvik, figlio di un medico ed educato in Svezia, Ake Senning (1915 -2000) era allievo del famoso chirurgo Clarence Crafoord al Karolinska Institut di Stoccolma. Entrambi sono stati innovatori e creativi nella medicina, con vasta pratica chirurgica alle spalle. Avvalendosi del supporto tecnico di Rune Elmqvist, progettista dei primi fibrillatori e defibrillatori e suo collaboratore per molti anni, Ake Senning, l’8 ottobre 1958, impiantò il primo modello di pacemaker cardiaco con batterie ricaricabili mensilmente al nichel-cadmio, in un paziente di 43 anni, che aveva subito un arresto cardiaco completo.
Già nel 1957 aveva osservato che l’uso di elettrodi in acciaio inox nel cuore di un bambino, ne aveva regolato la frequenza di contrazione: questo fu l’inizio dell’era della stimolazione clinica.

I primi pacemaker erano scomodi, esterni, dovevano essere ricaricati spesso e potevano causare infezioni nel corpo del paziente. Nel 1963 sempre in Svezia un altro team di medici impiantò il primo pacemaker capace di innescare le contrazioni sul cuore, solo quando si fosse rilevata l’interruzione del normale ritmo cardiaco. La maggior parte di questi pacemaker conteneva un dispositivo di rilevamento che testava l’impulso atriale generando una scarica elettrica solo quando la frequenza cardiaca scendeva sotto i 68-72 battiti al minuto.

Grazie al miglioramento introdotto dalla miniaturizzazione oggi i pacemaker sono sempre più diffusi e capaci di prevenire molti tipi di aritmie del cuore, grazie anche alla maggiore affidabilità e durata delle loro batterie; sono più sensibili a lievi disturbi elettrici, sono capaci di monitorare il ph, i livelli di ossigeno nel sangue, la frequenza respiratoria. Una volta installato il pacemaker, l’elettronica di base non richiede ulteriori attenzioni.

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