Goethe

La lirica

Nell'ampia produzione lirica di Goethe si possono distinguere in via di approssimazione sei fasi: la prima è quella anacreontico-pastorale delle raccolte Annette (1767) e Canti con melodie (Lieder mit Melodien, 1768); nella seconda il giovane poeta da un lato si rifà alla tradizione popolare, dall'altro trova un registro già personalissimo negli intensi Canti di Sesenheim. Autentici capolavori sono gli inni, checaratterizzano la sua terza fase: libere nella metrica, nelle strofe e nella rima, queste composizioni degli anni 1772-77 s'inseriscono a pieno titolo, per tensione espressiva ed emotiva, nello Sturm und Drang, del quale evitano però i difetti dell'enfasi e dell'innaturalezza. La quarta fase rivela toni più delicati e intimi: ne fanno parte le poesie per Lili Schönemann (1775-76) e le splendide ballate, tra cui giustamente famose sono Il re degli elfi (Erlkönig, 1782) e L'apprendista stregone (Der Zauberlehrling, 1797). Nella quinta fase, successiva al viaggio in Italia, il poeta utilizza metri classici, soprattutto il distico, componendo tra l'altro le Elegie romane (Römische Elegien, 1788-90), gli Xenia (con Schiller) e gli Epigrammi veneziani (Venezianische Epigramme, 1790). L'ultima fase, la lirica della vecchiaia, è caratterizzata dall'uso di forme perlopiù brevi e da un linguaggio fortemente simbolico, che mescola mistica e ironia ( Divano occidentale-orientale).