|
Monaco devoto e grande artista
L'opera di Beato Angelico rivela una personalità
molto più
vivace di quanto potrebbe suggerire la sua esistenza religiosa.
I suoi dipinti sono di soggetto sacro, ma santi e angeli
sono persone vere in luoghi reali.
Guido di Pietro (Guido, figlio di Pietro), universalmente
noto come Beato Angelico, nacque nella piccola città
di Vicchio nel Mugello, una rigogliosa vallata situata a
nord-ovest di Firenze. La data esatta della sua nascita
è sconosciuta, ma comunque collocabile tra il 1395
e il 1400 (l'imprecisione è dovuta al fatto che all'epoca
nessuno scriveva di arte e gli artisti stessi erano visti
come semplici artigiani, le cui vite e i cui lavori non
erano considerati particolarmente degni di nota). Giorgio
Vasari, che fu il primo a scrivere di Beato Angelico cento
anni dopo la sua morte, disse: "Se avesse voluto, avrebbe
potuto vivere nel mondo in modo molto agiato e diventare
ricco grazie alla sua arte, poiché fin da giovane
era già un maestro. Invece, essendo devoto di natura,
scelse di entrare nell'ordine domenicano".
Sebbene Vasari spesso gonfiasse molto generosamente la
verità, è comunque certo che Beato Angelico
era stato educato a diventare artista e, prima di farsi
frate, portò a compimento almeno un incarico, una
pala d'altare. A quel tempo Firenze era il centro della
miniatura manoscritta, dominata dal monastero di Santa Maria
degli Angeli e dal suo artista più importante, Lorenzo
Monaco. Durante l'adolescenza trascorsa a Firenze, Beato
Angelico lavorò come miniaturista in una delle numerose
sale di scrittura dove venivano realizzati questi manoscritti
ricchi, colorati e meticolosi: sicuramente conobbe lo scorrevole
stile gotico di Lorenzo Monaco e probabilmente lavorò
anche con lui. Non c'è poi alcun dubbio sul fatto
che egli fosse devoto per natura, poiché nel 1418
si unì alla confraternita religiosa della chiesa
di Santa Maria del Carmine, dove andava a pregare e ascoltare
i sermoni, e probabilmente decise di prendere i voti in
seguito alle prediche del domenicano fra Manfredi da Vercelli.
Quando entrò nel monastero di San Domenico a Fiesole,
una città situata su una collina sopra Firenze, aveva
circa vent'anni, relativamente molti, secondo le convinzioni
dell'epoca, per entrare in convento (anche suo fratello,
fra Benedetto, uno scrivano, entrò in monastero intorno
a quegli anni). Dal 1423 in avanti fu conosciuto semplicemente
come fra Giovanni, poiché solo dopo la sua morte
venne chiamato Beato Angelico.
I Domenicani erano un ordine di frati dedito alla predicazione
e a quellepoca stava nascendo un movimento di riforma,
"losservanza domenicana", così chiamato
perché i suoi seguaci, una minoranza allinterno
dellordine, osservavano la regola originale di san
Domenico, che richiedeva assoluta povertà e disciplina
ascetica. Si pensò persino che San Domenico, dal
suo letto di morte, avesse maledetto tutti coloro che avevano
portato beni allinterno dellordine (Beato Angelico
incluse il testo della presunta maledizione nella Madonna
delle Ombre in San Marco mostrandosi completamente daccordo
col santo).
|