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Una nuova, inedita immagine della
Milano spagnola: la città della Controriforma e della
peste viene presentata privilegiandone l'altro ed opposto
aspetto, altrettanto incisivo, di città grande
e ricca di fermenti culturali, di palazzi e committenze,
di personaggi carismatici e di importanti commerci.
Nel
1499 gli Sforza abbandonano Milano cacciati dai Francesi.
È la fine di un grande periodo, del leggendario Rinascimento,
l'epoca della costruzione del Castello Sforzesco, di Santa
Maria delle Grazie, del tiburio del Duomo, della presenza
in città di Leonardo e di Bramante, di Vincenzo Foppa
e della scuola lombarda del Quattrocento, per citare solo
alcuni tra gli episodi e i personaggi più significativi.
Proprio il Rinascimento ha dato l'avvio a un progetto dal
titolo suggestivo e impegnativo al tempo stesso, "Milano
specchio d'Europa", a sottolineare il ruolo centrale
della città e della sua provincia nel panorama storico
italiano. La seconda tappa di questo percorso è rappresentata
dalla mostra dedicata al periodo della dominazione spagnola.
Torniamo
alla storia, dunque, e all'arrivo dei Francesi, che si impadroniscono
del castello grazie al tradimento del castellano, Bernardino
da Corte. I nuovi invasori rimangono poco in città,
messi in fuga a loro volta dagli Spagnoli.
Milano spagnola diventa uno dei centri nevralgici dell'impero
di Carlo V: è denominata "porta d'Italia",
non solo per indicare la sua influenza nella penisola, ma
anche in riferimento al ruolo centrale del Ducato di Milano
nei giochi di potere e nei conflitti che, per quasi due
secoli, opposero la monarchia spagnola alle altre potenze
europee.
Descrivendo
questa temperie, la Storia di Milano del Cusani (1861)
afferma che a causa del dominio spagnolo, protrattosi dal
1535 fino agli inizi del XVIII secolo, "i lombardi,
perduta nell'oppressione l'antica energia, divennero infingardi,
altieri, ignoranti, superstiziosi". I quasi due secoli
del dominio straniero sono passati alla storia come un periodo
buio e di decadenza, gli anni della terribile peste, della
controriforma, del malgoverno spagnolo. Ma fu davvero così?
È la domanda da cui sono partiti i curatori della
mostra Grandezza e splendori della Lombardia spagnola.
Un titolo che è già una risposta all'interrogativo
che ci siamo posti. Già, perché rileggendo
la storia, con l'ausilio sempre prezioso di documenti custoditi
negli Archivi di Stato, di codici, miniature e antiche piante,
ma anche di dipinti e oggettistica, si riscontra che quel
periodo non fu poi così buio. Anzi, furono gli anni
di Carlo Borromeo - che ha portato in città fermenti
di novità - della nascita delle "congregazioni",
dedite alla carità, all'assistenza e all'impegno
educativo; e poi furono gli anni delle iniziative in campo
culturale di Federico Borromeo, ideatore e fondatore agli
inizi del Seicento della Biblioteca e della Pinacoteca Ambrosiana,
a cui viene presto annessa l'Accademia del Disegno.
Quella
di quegli anni fu una Milano economicamente vivace, vitale
e attiva, grazie all'operato di mercanti e artigiani, finanzieri
e armaioli, orafi e intagliatori di cammei, che fecero della
città la capitale del lusso europeo; una capitale
che ospitò le menti più geniali del periodo,
architetti, ingegneri militari, letterati. I suoi confini
diventarono sempre più ampi, la città si arricchì
di palazzi e dimore signorili, di chiese e giardini e, a
scopo difensivo, si cinse di quelle che, ancora oggi, si
chiamano "mura spagnole".
Una
mostra storica, dunque, quella allestita presso i Musei
di Porta Romana, proprio di fronte a quello che resta dei
bastioni seicenteschi. Una mostra con queste caratteristiche,
come sottolinea Rosanna Pavoni in un saggio del catalogo,
è una "esposizione di idee, una esposizione
di configurazioni sociali, economiche, politiche, culturali,
che hanno interessato un territorio in un determinato periodo
storico; una esposizione di riletture critiche di fatti
quotidiani e di eventi eccezionali che hanno prodotto anche
oggetti".
È
questa la chiave offerta al visitatore per leggere l'esposizione,
che altrimenti lascerebbe un po' perplessi dal punto di
vista dell'allestimento e dello spazio concesso agli oggetti
esposti per parlare di sé. Infatti, i capolavori
e gli utensili da lavoro, i libri e le carte, i preziosi
manufatti in cristallo di rocca, i tessuti e gli arredi
sono il filo rosso per una rilettura o per la riscoperta
del periodo storico oggetto dell'indagine, della sua ricchezza
e complessità. Ogni opera è offerta allo sguardo
del visitatore più come esemplificazione di un contesto
che per valorizzarne la singola identità. Quanto
è esposto in una mostra storica come questa ha "il
ruolo di medium di un intero sapere - sia esso politico,
religioso, artistico, culturale, produttivo - e i legami
che si vengono a creare tra i materiali nel percorso espositivo
diventano i ponti verso una comunicazione basata sulla risonanza".
Una precisazione, questa, utile per affrontare con il passo
giusto la visione diretta di questa esposizione che, proprio
per la sua natura, vede come fondamentale supporto i saggi
di catalogo. Sarà un viaggio all'interno di un'epoca,
l'occasione per rileggerla secondo una chiave nuova, esito
dei più recenti studi. Un'epoca che potrà
essere immaginata grazie alle testimonianze materiali, figurative
o letterarie, artistiche o paleografiche scelte proprio
per la loro risonanza comunicativa.
(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra
edito da Skira)
(a
cura di Serena Colombo)
E ANCORA IN SAPERE.IT

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