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Grandezza e splendori
della Lombardia spagnola 1535-1701


Una nuova, inedita immagine della Milano spagnola: la città della Controriforma e della peste viene presentata privilegiandone l'altro ed opposto aspetto, altrettanto incisivo, di città grande e ricca di fermenti culturali, di palazzi e committenze, di personaggi carismatici e di importanti commerci.

Nel 1499 gli Sforza abbandonano Milano cacciati dai Francesi. È la fine di un grande periodo, del leggendario Rinascimento, l'epoca della costruzione del Castello Sforzesco, di Santa Maria delle Grazie, del tiburio del Duomo, della presenza in città di Leonardo e di Bramante, di Vincenzo Foppa e della scuola lombarda del Quattrocento, per citare solo alcuni tra gli episodi e i personaggi più significativi. Proprio il Rinascimento ha dato l'avvio a un progetto dal titolo suggestivo e impegnativo al tempo stesso, "Milano specchio d'Europa", a sottolineare il ruolo centrale della città e della sua provincia nel panorama storico italiano. La seconda tappa di questo percorso è rappresentata dalla mostra dedicata al periodo della dominazione spagnola.

Torniamo alla storia, dunque, e all'arrivo dei Francesi, che si impadroniscono del castello grazie al tradimento del castellano, Bernardino da Corte. I nuovi invasori rimangono poco in città, messi in fuga a loro volta dagli Spagnoli.
Milano spagnola diventa uno dei centri nevralgici dell'impero di Carlo V: è denominata "porta d'Italia", non solo per indicare la sua influenza nella penisola, ma anche in riferimento al ruolo centrale del Ducato di Milano nei giochi di potere e nei conflitti che, per quasi due secoli, opposero la monarchia spagnola alle altre potenze europee.

Descrivendo questa temperie, la Storia di Milano del Cusani (1861) afferma che a causa del dominio spagnolo, protrattosi dal 1535 fino agli inizi del XVIII secolo, "i lombardi, perduta nell'oppressione l'antica energia, divennero infingardi, altieri, ignoranti, superstiziosi". I quasi due secoli del dominio straniero sono passati alla storia come un periodo buio e di decadenza, gli anni della terribile peste, della controriforma, del malgoverno spagnolo. Ma fu davvero così? È la domanda da cui sono partiti i curatori della mostra Grandezza e splendori della Lombardia spagnola. Un titolo che è già una risposta all'interrogativo che ci siamo posti. Già, perché rileggendo la storia, con l'ausilio sempre prezioso di documenti custoditi negli Archivi di Stato, di codici, miniature e antiche piante, ma anche di dipinti e oggettistica, si riscontra che quel periodo non fu poi così buio. Anzi, furono gli anni di Carlo Borromeo - che ha portato in città fermenti di novità - della nascita delle "congregazioni", dedite alla carità, all'assistenza e all'impegno educativo; e poi furono gli anni delle iniziative in campo culturale di Federico Borromeo, ideatore e fondatore agli inizi del Seicento della Biblioteca e della Pinacoteca Ambrosiana, a cui viene presto annessa l'Accademia del Disegno.

Quella di quegli anni fu una Milano economicamente vivace, vitale e attiva, grazie all'operato di mercanti e artigiani, finanzieri e armaioli, orafi e intagliatori di cammei, che fecero della città la capitale del lusso europeo; una capitale che ospitò le menti più geniali del periodo, architetti, ingegneri militari, letterati. I suoi confini diventarono sempre più ampi, la città si arricchì di palazzi e dimore signorili, di chiese e giardini e, a scopo difensivo, si cinse di quelle che, ancora oggi, si chiamano "mura spagnole".

Una mostra storica, dunque, quella allestita presso i Musei di Porta Romana, proprio di fronte a quello che resta dei bastioni seicenteschi. Una mostra con queste caratteristiche, come sottolinea Rosanna Pavoni in un saggio del catalogo, è una "esposizione di idee, una esposizione di configurazioni sociali, economiche, politiche, culturali, che hanno interessato un territorio in un determinato periodo storico; una esposizione di riletture critiche di fatti quotidiani e di eventi eccezionali che hanno prodotto anche oggetti".

È questa la chiave offerta al visitatore per leggere l'esposizione, che altrimenti lascerebbe un po' perplessi dal punto di vista dell'allestimento e dello spazio concesso agli oggetti esposti per parlare di sé. Infatti, i capolavori e gli utensili da lavoro, i libri e le carte, i preziosi manufatti in cristallo di rocca, i tessuti e gli arredi sono il filo rosso per una rilettura o per la riscoperta del periodo storico oggetto dell'indagine, della sua ricchezza e complessità. Ogni opera è offerta allo sguardo del visitatore più come esemplificazione di un contesto che per valorizzarne la singola identità. Quanto è esposto in una mostra storica come questa ha "il ruolo di medium di un intero sapere - sia esso politico, religioso, artistico, culturale, produttivo - e i legami che si vengono a creare tra i materiali nel percorso espositivo diventano i ponti verso una comunicazione basata sulla risonanza". Una precisazione, questa, utile per affrontare con il passo giusto la visione diretta di questa esposizione che, proprio per la sua natura, vede come fondamentale supporto i saggi di catalogo. Sarà un viaggio all'interno di un'epoca, l'occasione per rileggerla secondo una chiave nuova, esito dei più recenti studi. Un'epoca che potrà essere immaginata grazie alle testimonianze materiali, figurative o letterarie, artistiche o paleografiche scelte proprio per la loro risonanza comunicativa.

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Skira)

(a cura di Serena Colombo)


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