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Alessandro Tiarini
La grande stagione della pittura del Seicento a Reggio


Dedicata a un grande pittore bolognese che, operando a Reggio Emilia per circa un ventennio, seppe conferire una determinante svolta alla cultura locale, e non solo.

LA MOSTRA IN IMMAGINI

Tutta la città di Reggio Emilia è investita dall'importante progetto della mostra dedicata alla grande stagione pittorica seicentesca, che annovera tra i più significativi protagonisti il bolognese Alessandro Tiarini (1577-1668).
Sono proprio gli anni del suo soggiorno reggiano, protrattosi dal 1619 al 1629, per realizzare gli affreschi del santuario della Madonna della Ghiara e altri dipinti per gli altari dei principali templi cittadini, a qualificare questo periodo culminante per la storia artistica della città emiliana.

Tra la fine del Cinquecento, e in particolare nei primi tre decenni del Seicento, Reggio conosce una situazione di grande prosperità economica, che ne favorisce la crescita culturale, facendone l'autentica capitale artistica del ducato. Ecco così raccolte, nelle due principali sedi espositive - Palazzo Magnani e i Chiostri di San Domenico - le testimonianze relative alla formazione di Tiarini tra Bologna e Firenze, alla sua produzione disegnativa e alla sua attività per la committenza privata. Si affiancano le opere dei colleghi e quelle dei pittori reggiani educati sul suo esempio, con una sessantina di dipinti di Camillo Procaccini e Bartolomeo Cesi, Annibale e Ludovico Carracci, Lionello Spada e Carlo Bononi, Guercino e Guido Reni, Palma il Giovane e Paolo Piazza, Badalocchi e Luca Ferrari.

Nei chiostri di San Domenico si offre una panoramica a volo d'uccello sulla città di Reggio e sulla sua apertura nei confronti delle scuole forestiere, Bologna e Roma, Venezia e Ferrara. Questo ricco insieme consente di allargare lo sguardo verso i luoghi eminenti della cultura reggiana seicentesca, a partire dalla basilica di San Prospero. Qui, nel 1585 il giovane Camillo Procaccini inizia la decorazione del presbiterio con l'affresco del Giudizio Universale del catino absidale.
La ristrutturazione del Duomo, avviata verso la fine del secolo, sollecita un nuovo arredo delle cappelle e l'arrivo in città di artisti che contribuiscono ad arricchire il già di per sé vivace panorama artistico e culturale.
In San Giovanni Evangelista, riaperta per l'occasione, è possibile ammirare i due straordinari teleri con Storie del Santo, celebre lavoro di Tiarini. Infine il santuario della Ghiara. Sarà soprattutto questo tempio di edificazione seicentesca - la prima pietra viene posata nel 1597 - a svolgere il ruolo di cantiere-exemplum della varietà e qualità della pittura emiliana contemporanea, grazie alla presenza sui ponteggi, del "fiore all'occhiello" dei pittori dell'epoca, Leonello Spada, Alessandro Tiarini, Ludovico Carracci, Carlo Bononi, Guercino, Camillo Gavassetti, Pietro Desani e Luca Ferrari il principale artista attivo in Raggio nel Seicento.
Un periodo, quello tra Cinque e Seicento, di straordinaria eccellenza, come testimonia il patrimonio esistente ancora oggi in chiese e musei, o quello solo idealmente restituibile alla sua collocazione originaria in quanto migrato in qualche museo straniero.

Le ragioni della mostra si intessono come una ragnatela, in cui il centro, da dove partono molteplici fili, è costituito dalle circa sessanta opere di Tiarini scelte per esemplificare l'iter artistico del pittore. Dall'apprendistato presso la bottega di Lavinia e Prospero Fontana, a quella di Bartolomeo Cesi, fino all'adesione alla pittura riformata respirata al tempo della frequentazione fiorentina della bottega di Domenico Cresti, il Passignano. Infine il ritorno, verso la fine del primo decennio del Seicento, in una Bologna dominata da Ludovico Carracci, di cui sa cogliere la moderna poetica indirizzata verso l'espressione di una vasta gamma di "affetti".

Progressivamente il pennello di Tiarini viene conosciuto in un contesto sempre più vasto, che lambisce le terre di Cremona, Piacenza e Senigallia. Grande frescante, come è palese abbracciando con lo sguardo il braccio occidentale, la cappella del Monte di Pietà e il catino absidale del santuario della Madonna della Ghiara, lavora con solerzia anche per i collezionisti privati, eseguendo opere da cavalletto e dipinti su rame di piccole dimensioni con soggetti di ispirazione letteraria, che ne mettono in luce le notevoli doti di narratore. La sua attività matura torna infine a esplicarsi a Bologna, da dove invia i suoi dipinti a Reggio, in Romagna e nelle Marche.

Progressivamente la pittura di Alessandro Tiarini, pur rimanendo fedele al dato naturalistico, si schiarisce nella scelta della gamma cromatica e si caratterizza per una pennellata sempre più soffice e leggera. La mostra reggiana, con un'eccezionale ricchezza di implicazioni, ne mette in luce la complessità artistica, esito sia dell'esperienza maturata a contatto con i più vivaci ambienti artistici sia della particolare passione per la lettura, che lo spingeva a concentrarsi sul soggetto del dipinto e sul messaggio in esso contenuto. Una pittura che esprime una poetica personale che fa di Alessandro Tiarini un vero protagonista delle vicende artistiche del Seicento emiliano.

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Federico Motta)

(a cura di Serena Colombo)


LA MOSTRA IN IMMAGINI

- Le opere di Alessandro Tiarini
- Le opere dei pittori reggiani

 

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