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Dopo
quattro anni, è ritornata nei suoi spazi, con un
nuovo allestimento, la Pinacoteca del Castello Sforzesco
che, insieme a quella di Brera, è la più vasta
e importante di Milano.
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C'è
da augurarsi che sia l'ultimo. Perché è ben
riuscito. E perché è la settima volta, nell'arco
dei 105 anni di vita, dall'inaugurazione ufficiale nel 1900,
che l'allestimento museografico della Pinacoteca del Castello
Sforzesco di Milano subisce trasformazioni, anche significative.
Forse non sarà comunque così. Come hanno dimostrato
le vicende, oltre che per ragioni tecniche i cambiamenti
sono dovuti alla diversa percezione e apprezzamento delle
opere da parte del pubblico in conseguenza alle accresciute
conoscenze relative ai quattro secoli di storia dell'arte
lombarda cui gran parte della collezione stessa è
dedicata.
Quello inaugurato da poco, a conclusione dei lavori di impiantistica
resisi necessari nel 2000, è stato ideato dal museografo
Valter Palmieri e dallo storico dell'arte Mauro Natale,
che ha studiato il percorso espositivo con il direttore
delle civiche Raccolte d'Arte, Ermanno Arslan e la conservatrice
Laura Basso.
Abbandonate la trasparenza e la leggerezza delle strutture
scelte da Albini negli anni Ottanta, l'attuale sistemazione
si avvicina a quella dello studio BBPR del 1956 che caratterizza
le sale del Museo di Scultura, e mantiene un ottimo equilibrio
tra contenitore e contenuto, proponendosi, come afferma
Natale di "moltiplicare le occasioni di esperienze
visive del tutto personali, senza itinerari coercitivi,
ma consentendo al visitatore di riconoscere al primo colpo
d'occhio la natura dell'edificio in cui si trova e le fasi
essenziali di una vicenda figurativa in cui si alternano
punte emergenti e stasi, momenti concitati e momenti di
crisi".
Le
sette sale, a loro volta suddivise da una serie di pannelli-pareti
collegati tra loro a ricreare una spazialità differenziata,
quasi un gioco di stanze nelle stanze, si aprono sull'esterno
grazie alle finestre, per relazionarsi con il sito in cui
la Pinacoteca si trova. Le 230 opere selezionate tra le
oltre 1500 che compongono l'intera raccolta, frutto di acquisizioni
da collezioni di Milano, come quella dei Trivulzio, ottenuta
nel 1935 con una sottoscrizione cittadina, di donazioni
o lasciti antichi o più recenti, offrono un excursus
sulla storia del gusto e del collezionismo antico e contemporaneo
e propongono, in quattro secoli di capolavori, una via lombarda
alla storia dell'arte, non senza intrecciare reti di relazioni
significanti con altre opere, come medaglie, bassorilievi
lignei, sculture in marmo e terracotta - come i superbi
busti provenienti dal Banco Mediceo.
Il
gusto tardo gotico della corte sforzesca apre il percorso
espositivo con il superbo polittico di Torchiara di Bonifacio
Bembo, del 1462, storicamente in parallelo con le novità
del rinascimento introdotte da Vincenzo Foppa prima dell'arrivo
a Milano di Leonardo e Bramante, che segnano l'attività
di Bergognone, Bramantino, Luini; le grandi tele di Cerano,
Procaccini e Morazzone introducono alle peculiarità
pittoriche dell'epoca borromaica, mentre il Settecento è
ben rappresentato da maestri della ritrattistica come Fra
Galgario e Ceruti, mentre il Verziere, capolavoro di Alessandro
Magnasco, di origini genovesi ma milanese di formazione,
apre sulla veduta, con i caposcuola, i veneti Antonio Canal
e Bernardo Bellotto. Le sue due tele, il Palazzo dei Giureconsulti
e il Broletto, furono sicuramente commissionati da un milanese
di cultura preilluminista, e documentano lo stato settecentesco
di due luoghi nevralgici di Milano.
Proprio
con la scuola veneta le province lombarde, in particolare
Bergamo e Brescia, seppero intessere fruttuosi e significative
trame, come documentano i confronti tra la ritrattistica
di Lorenzo Lotto e Giovanni Bellini, la consonanza tra le
opere di Giovanni Cariani, Bernardo Licinio, Antonio da
Pordenone e quelle di Agostino Galeazzi, Romanino e Moretto,
fino ai rapporti stabiliti tra la ritrattistica di Giovanni
Battista Moroni e la lezione di Tiziano.
Non mancano alcuni pregevoli outsider, come due piccole
tavole del Correggio, la superba Madonna Trivulzio
di Filippo Lippi, appartenuta alla omonima collezione, da
cui provengono anche la splendida pala con la Madonna
in gloria del Mantegna e un ritratto del Bronzino.
(Tutte
le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito
da Skira)
(a
cura di Serena Colombo)
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