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La motocicletta italiana
Un secolo su due ruote tra storia, arte e sport


La motocicletta nella storia dell’Italia moderna. Un pezzo di storia del costume e dell’arte del Novecento. Tra bolidi e quadri. Manifesti pubblicitari d’epoca, scatti d’autore e foto storiche.

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George Bernard Shaw la definiva "la macchina più umana mai costruita dall'uomo". Ma la magia della motocicletta cromata non è solo nelle canzoni di Lucio Battisti o nelle scene di film famosi, da Vacanze romane di William Wyler al Vigile con Alberto Sordi. La storia delle "due ruote di felicità", come promette un manifesto degli anni Sessanta, cui fa eco "alla loro felicità… manca solo la Vespa", inizia molto prima, con la famosa Lilliput del 1899. Ne hanno fatta di strada, da allora, le due ruote, entrando fin da subito nella vita di tutti gli italiani, ancora troppo poveri per poter salire in macchina.

Lo testimonia una singolare mostra, allestita alla fondazione Mazzotta di Milano, in cui sono esposte 20 opere d'arte, 50 manifesti e 30 motociclette, in un magico mix per far sognare intere generazioni. Dalla Vespa alla Lambretta, dal Galletto alla Bianchi Freccia celeste di Tazio Nuvolari, senza dimenticare la MV Augusta 500 di Agostini, il seme gettato dalla Lilliput diventa un grande albero, da cui fioriscono modelli diversi e in continua competizione, dai modelli del boom delle due ruote su strada fino alle più moderne moto da corsa e da record di velocità dei nostri campioni, dalla Lambretta agli scooter passando per la Vespa che… "chi Vespa non mangia la mela".

Oltre all'appeal di certe campagne pubblicitarie degli anni Ottanta, le due ruote hanno invaso a tutto campo, già all'inizio del secolo scorso, il mondo della arti figurative, anche sulla scia della fascinazione futurista per la macchina e la velocità. Che esplode nei dipinti, scelti per questa occasione, di Giacomo Balla e di Fortunato Depero (Solido in velocità, del 1923). Ma dal futurismo in avanti l'arte, specchio della vita, diviene in qualche modo il luogo deputato per parlare di attualità e costume. Lo testimoniano, ad esempio, le opere di Achille Funi, Maria Biazzi, Ruggero Alfredo Michahelles, Nathalie Du Pasquier, Antonio Ligabue. Di Mino Rosso è esposto un bronzo del 1931, Il motociclista, e di Fernandez Arman Totem, del 1987, fusione in bronzo di ruote, cilindri, freni, radiatoti e manubri.

Più ancora dell'arte è stata però la grafica pubblicitaria a rappresentare e inquadrare i fatti sportivi e di costume, dalle ninfe sottili e dagli eroi mitologici delle creazioni liberty all'iperrealismo del secondo dopoguerra, passando attraverso le silhouette astratte della grafica futurista. Con firme famose, come Dudovich, Codognato, Muggiani, Maga, Nizzoli, che, anno dopo anno, hanno reclamizzato marchi e manifestazioni sportive e turistiche legate alle due ruote, innalzando a elemento di suggestione popolare l'immagine della moto ed evidenziando, attraverso i cambiamenti dello stile grafico, il clima politico, sociale, economico e culturale nello sfondo.

A chiudere il cerchio di questo percorso, fatto di suggestioni legate alla storia della motocicletta, 34 fotografi scelti da Uliano Lucas testimoniano e interpretano, con i loro reportage di cronaca, pubblicità e moda, il mondo della moto e le sue trasformazioni: Cesare Colombo, Nino Migliori, Enzo Sellerio, Sandro Becchetti, Francesco Jodice, Maurizio Galiberti, Fulvio Magurno, Franco Fontana, Maurizio Bizziccari, che fotografa i nudisti che sfrecciano liberi sulla loro Vespa a Sabaudia; e, ancora, Vito Zizzi, Silvia Lelli Masotti, Mario De Biasi, le cui foto lievi presentano i nuovi divi che posano allegri sui loro scooter, a cui si affiancano i lavoratori di Marghera e Milano, che avanzano sui loro poveri mezzi in una fitta coltre di nebbia, fermati dallo sguardo di Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati e Federico Garolla. I loro scatti, a colori o in bianco e nero, diversi per stile e sensibilità, contribuiscono a ripercorrere l'epopea delle due ruote italiane, a presentare le tappe salienti di questa storia di successi e a ragionare sugli uomini che l'hanno realizzata.

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Mazzotta)

(a cura di Serena Colombo)

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