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Alle soglie della Belle Époque

Nell'ambito pur eterogeneo delle varie correnti stilistiche il ritratto italiano di fine Ottocento non presenta esiti tali da potersi misurare con i corrispondenti francesi o nordeuropei.

A parte esempi suggestivi nella produzione divisionista (quali Ore quiete di Plinio Nomellini del 1898 o il Ritratto all'aperto di Giacomo Balla del 1902), alle soglie del nuovo secolo la ritrattistica sembra per lo più mantenersi sugli schemi tradizionali, senza giungere a quegli effetti di deformazione grafica o cromatica propri di un Cézanne o di un Van Gogh.

Se nel Ritratto di Edoardo, Egisto Fabbri e il pittore Alfredo Muller (1895 ca.), giocato su una tavolozza limitata a toni scuri ­ quasi una citazione abbreviata dell'ormai lontano Gruppo di Batignolles (1870) di Fantin-Latour ­ Gordigiani si apre a una visione già novecentesca, l'impronta dominante sembra quella ispirata ai temi del Decadentismo o agli aggiornamenti sul gusto fin de siècle.

Opere di indubbio fascino come il Ritratto di Giulia Rosai Tricca di Federico Andreotti (1891) o Bice (Iridescenza madreperla), dipinto da Filadelfo Simi verso il 1895, mostrano come il ritratto tradizionalmente borghese volga ora al superamento della visione intimista, ora a cadenze più incentrate sul virtuosismo degli effetti cromatici. Al passo con le più avvincenti emozioni del Decadentismo, ma con una resa ancora preziosistica dei dettagli, è Eugenio Scomparini nella Margherita Gautier (1890), in cui ritratto e personaggio teatrale vengono a fondersi in un'unica pagina di alta suggestione; Giacomo Grosso rappresenta invece nel 1896 l'attrice Virginia Reiter in una brillante personificazione del successo e della mondanità. E mentre alle soglie del Novecento l'influenza dell'Impressionismo porta luci e profili a sfaldarsi in immagini vibranti come il ritratto di Italo Svevo con la sorella Ortensia di Umberto Veruda (1893), altrove le forme eleganti e lineari dell'Art Nouveau giungono, come sinonimo di certezze e di apertura verso la modernità, a connotare i ritratti di una rinnovata committenza borghese, quale il bel Ritratto di Bruna Pagliano firmato da Edoardo Gelli nel 1904, in cui anche le sirene della cornice celebrano l'avvento della Belle Époque.



Introduzione

Il confronto con la fotografia

Alle soglie della Belle Époque



Ritratto di una corte neoclassica: 'Elisa Baciocchi fra gli artisti' di Pietro Benvenuti

'Le due bambole' di Antonio Mancini: una bimba gioca a fare la donna













Dietro le quinte: il ritratto degli attori