Ti trovi in:Sapere.it>Canale Geografia>Terre e popoli del Mondo
Homepage
 Sapere.it
Geografia
Terre e Popoli d'Asia
Terre e Popoli d'Asia

Terre e Popoli d'Asia

Cina

Introduzione

L’ambiente naturale

L’ambiente protetto

L’ambiente umano

Le città
Pechino: la capitale del Paese più popolato del mondo
Shanghai: moderna e industriosa, caotica e attiva
Canton: porto cinese aperto al commercio
Hong Kong: la seconda Cina
Lhasa: il mistico capoluogo del Tibet

La struttura economica

La struttura politica

La storia civile

La storia culturale

Tradizioni e costumi

Pechino: la capitale del Paese più popolato del mondo

Dopo la Rivoluzione culturale di Mao, l'avvio delle riforme economiche, la strage di piazza Tian'anmen, Pechino, teatro di tanti eventi storici, sta progettando il suo futuro ormai prossimo di metropoli internazionale. I suoi abitanti hanno superato i sette milioni, altri quattro milioni vivono nell'agglomerato urbano. Chi l'ha visitata anche solo pochi anni or sono stenta a riconoscerla. Accanto ai pinnacoli e alle fastose decorazioni della Città Proibita, s'innalzano grattacieli alti 200 metri, sede di oltre 1200 società straniere che hanno aperto i loro uffici nella capitale, di numerose banche e società finanziarie. Nuovi sterminati quartieri si estendono verso la campagna, dove sono via via ammassati gli abitanti espulsi dal centro storico. È entrata in vigore una legge urbanistica che prevede il risanamento degli siheyuan, il cuore antico della capitale, e dei loro palazzi storici, e vieta la costruzione di edifici alti più di nove piani in un raggio di quattro chilometri dalla Tian'anmen, la Porta della Pace Celeste. Anche il traffico sta mutando progressivamente: accanto ai milioni di biciclette, che ogni giorno creano ingorghi paurosi, sono sempre più numerosi le automobili private e gli autobus pubblici. Ancora negli anni Sessanta possenti mura cingevano la Pechino medievale: lunghe 20 km con 18 porte, sono state abbattute per consentire alla città di espandersi e di modernizzarsi. Ora sono rimaste solo due porte e circa 900 metri di mura, testimoni di un passato glorioso.
Già capitale mongola (la Khanbalik di Marco Polo), divenne una vera metropoli con l'imperatore Yung-lo, della dinastia Ming, che dopo avervi trasferito la sede del suo governo da Nanchino, la ribattezzò Beijing ("capitale del Nord"), nome poi occidentalizzato in Pechino, e ne ridisegnò la planimetria secondo i canoni tipicamente cinesi della geomanzia, in modo tale da ottenere un rapporto armonico fra la natura e l'uomo.
Pechino è circondata a nord da una serie di colline che la proteggono dai freddi venti settentrionali e si adagia in direzione sud di un'ampia pianura. I suoi monumenti e gli edifici storici si allineano in modo speculare lungo un asse nord-sud che divide idealmente la città in due metà. Al centro è il grandioso complesso della Città Proibita, cioè il Palazzo Imperiale (il cui accesso era appunto proibito), o Gugong, fino al 1911 sede dei 24 imperatori della dinastia Ming e Qing, tra cui l'ultimo imperatore, Puyi, quello a cui il regista Bernardo Bertolucci ha dedicato un famoso film. Dietro le mura, alte più di 10 metri, e al di là del fossato, largo 50, sorgono numerosi palazzi, gioielli dell'architettura cinese, con oltre 9000 stanze dove vivevano fino a 15 000 persone, fra cui 3000 eunuchi e 1000 concubine. Le strutture più significative di vera e propria "città" fuori del mondo sono il palazzo della Suprema Armonia, il palazzo della Perfetta Armonia e il palazzo dell'Armonia Preservata. Numerosi e splendidi gli altri edifici; i vari palazzi ospitano le collezioni di bronzi, porcellane, dipinti, sfarzosi arredi e così via. A ridosso del Palazzo Imperiale si aprono nella parte sud delle sue mura il Parco culturale del popolo, che risale alla dinastia Ming, e il Parco Sun Yat-sen, frequentatissimi dai Pechinesi soprattutto la domenica. Altre zone verdi si estendono a nord-ovest: il Parco del Lago Settentrionale, dove svetta il Dagoba Bianco, tempio buddhista in stile tibetano; il Parco del Lago Centrale e Meridionale, dove si trovano le sedi amministrative del Partito e del Consiglio di Stato.
Il cuore di Pechino è l'immenso spazio di piazza Tian'anmen: rappresenta il simbolo, il crocevia della nuova Cina con i suoi edifici, in marmo bianco e in terra rossa, allineati ai suoi lati. Qui Mao il 1° ottobre 1949 proclamò la Repubblica Popolare Cinese. Qui le guardie rosse celebrarono i loro fasti nel segno dell'utopia maoista. Qui, nel giugno 1989, si consumò la strage degli studenti immolati sull'altare della ragion di Stato da un regime che stenta ancor'oggi a imboccare la strada della democrazia. Ma qui la gente viene a far volare gli aquiloni nei giorni di festa. Negli anni Cinquanta la piazza è stata quadruplicata come spazi per poter accogliere più di un milione di persone. Al di là della scarlatta Porta della Pace Celeste, dove campeggia un gigantesco ritratto del presidente Mao, proprio nel centro della piazza sorge il monumento degli eroi della nazione, obelisco eretto nel 1958, tipico esempio di architettura del Realismo socialista. Analoghi esempi, trionfalistici e magniloquenti, incombono anche sui lati ovest ed est della piazza, eretti per celebrare i fasti della rivoluzione: il palazzo dell'Assemblea del Popolo, sede del Parlamento, e il palazzo dei musei (Museo della storia cinese e Museo della storia della Rivoluzione); il mausoleo di Mao, che conserva il corpo imbalsamato del presidente in una bara di vetro. Il mausoleo è visitato ogni giorno da migliaia e migliaia di Cinesi provenienti da ogni parte di questo sterminato Paese; è una sorta di culto tuttora profondamente radicato nel popolo cinese, anche se le regole del Libretto Rosso non sono più di moda.
In effetti, la stessa lunga coda che si snoda dinanzi all'ultima dimora del "Grande Timoniere", avvolto nella bandiera rossa, si allinea ordinata anche davanti al ristorante Kentucky Fried Chicken, aperto nel 1989 all'angolo della Tian'anmen. Misteri della Cina... Un successo travolgente dovuto alla centralità del locale, alla passione che i Cinesi hanno per il pollo fritto e all'americanomania, che ha travolto in particolare gli abitanti di Pechino.
Ma dimentichiamo l'America. Pechino mostra affascinanti segni della grandezza imperiale, sopravvissuti alla furia inclemente del tempo, alle distruzioni volute dal regime o imposte da mode moderniste di dubbio gusto; e ciò anche in quartieri lontani dalla Città Proibita. A nord-ovest del centro storico sono le scarse testimonianze del settecentesco Vecchio Palazzo d'Estate, distrutto dalle truppe franco-inglesi, nel 1860, al termine della seconda guerra dell'oppio. Fu ricostruito a qualche chilometro di distanza, nel 1888, dalla molto chiacchierata imperatrice Ci Xi, una ex concubina che regnò in modo dispotico per 50 anni e che in tale opera dissipò tutte le ricchezze dello Stato. Il Palazzo d'Estate comunque rappresenta l'esempio più compiuto, in architettura, dell'ideale di "cineseria": un paesaggio fiabesco, caratterizzato dalla presenza dell'acqua, il lago Kunming, che copre un'area di 30 chilometri quadrati, e dalla montagna, la collina della Longevità Millenaria. Ma sono soprattutto le costruzioni a stupire per l'eleganza delle loro proporzioni e la fantasiosità delle loro forme: come il ponte dei Diciassette Archi, che si riflette nelle acque ricoperte dai fiori di loto del lago Kunming; il palazzo della Gioia e della Longevità con l'appartamento privato dell'imperatrice; la Galleria Coperta (la più lunga esistente in un giardino cinese), edificio in legno impreziosito da decorazioni che rappresentano i principali protagonisti della mitologia cinese; e il famoso Battello di Marmo, un edificio arrogantemente costruito appunto a forma di nave con il denaro che era stato raccolto per dotare il Paese della Marina militare. La pagoda dell'Incenso di Buddha svetta sulla sommità della collina della Longevità Millenaria; poco oltre si trova un esempio mirabile di giardino alla cinese, il giardino della Gioia e dell'Armonia.
A sud del centro storico si può ammirare un assoluto capolavoro dell'architettura classica cinese: il tempio del Cielo. Risale al periodo Ming ma fu più volte distrutto nel corso dei secoli, ricostruito definitivamente nel 1890 e aperto al pubblico dal 1949. Qui l'imperatore si recava due volte l'anno, accompagnato da un solenne corteo di 1000 persone e vi trascorreva una notte di digiuno e di astinenza nel palazzo dell'Astinenza, prima di celebrare il mattino successivo i riti propiziatori per un buon raccolto. Fra gli edifici più significativi di questo complesso, immerso in un parco di ben 270 ettari, spicca il tempio della Preghiera per i Buoni Raccolti. È un edificio a pianta circolare alto circa 40 metri, poggiante su tre piattaforme delimitate da balaustre in marmo bianco; il tetto, a tre piani, è ricoperto da tegole invetriate blu intenso ed è sostenuto da 28 colonne. Nella parte sud del parco vi sono altri due gioielli architettonici: il muro dell'Eco, così chiamato per l'acustica eccezionale, e l'Altare del Cielo, bellissima terrazza in marmo bianco, dove appunto l'imperatore offriva sacrifici al cielo.
Pechino è stata nel corso dei secoli anche crocevia di religioni differenti, che hanno convissuto fianco a fianco senza fanatici integralismi. I loro luoghi di culto sono stati però in gran parte distrutti o trasformati in scuole, magazzini e fattorie dopo il 1949; tuttavia quanto si era salvato è stato in questi ultimi anni restaurato e riaperto al pubblico, in particolare i templi di maggior interesse artistico o storico. Il tempio della Sorgente della Dottrina Buddhista, o tempio della Sorgente della Legge, risale al VII secolo ed è l'edificio religioso più antico della città. Non lontano si trova una moschea, che risale a 1000 anni fa e nella quale lo stile arabo si fonde con quello cinese classico. Si possono altresì ammirare il tempio dei Lama, del XVIII secolo, centro della cultura e della religione lamaista, il trecentesco tempio di Confucio, che accoglie ancora numerosi seguaci del grande filosofo, e il tempio della Nube Bianca, che è invece il centro taoista più importante di tutta la Cina.
Dalla collina di Carbone si riesce ad avere una visione d'insieme della città, anche dei nuovi quartieri, così da coglierne i profondi mutamenti in atto. La collina di Carbone è in realtà un rialzo artificiale, realizzato con la terra estratta dal fossato scavato intorno al Palazzo Imperiale. Statue di Buddha e leoni in pietra, tempietti e padiglioni furono poi collocati sui versanti e sulla sommità della collina di Carbone. Infine visita d'obbligo per chi è a Pechino è ­ a una quarantina di chilometri dalla città ­ quella alla necropoli degli imperatori Ming, in cui sono sepolti 13 dei 16 imperatori di questa dinastia. Il lungo viale che conduce alle tombe, il sentiero dell'Anima, è fiancheggiato da imponenti guardiani in pietra (dignitari di corte, militari, cammelli, cavalli, elefanti, creature mitiche) ed è attraversato da archi di trionfo, sempre in pietra. Solo due tombe sono state restaurate e aperte al pubblico. Quella chiamata Changling contiene le spoglie dell'imperatore Yongle (Yunglo; regnò dal 1403 al 1424). Grandiosa la sala dei sacrifici, alta 30 metri, dove si immolarono 16 concubine subito dopo la sua morte. Solo nel 1957 fu trovato l'ingresso della tomba Dingling, dove riposa l'imperatore Wanli (regnò dal 1573 al 1620) insieme alla sua prima moglie e alla sua concubina preferita. Proseguendo verso nord-est si arriva al vicino passo di Badaling, dove si erge il tratto più vicino a Pechino della Grande Muraglia, distante un centinaio di chilometri e brulicante ogni giorno di turisti: per secoli ha rappresentato un confine fra il mondo cinese e quello esterno: ora che gli Stati si confondono con il mondo, quella muraglia è divenuta soprattutto il simbolo del grande patrimonio storico-architettonico del Paese.

 


Tutte le foto