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Kashgar

Dopo un cammino di circa due mesi lungo il tracciato carovaniero meridionale, i mercanti giungevano finalmente a Kashgar, il grande centro da cui si dipartono le vie che conducono, attraverso i passi montani, a occidente, e luogo dove si ricongiungono i due tracciati della via della seta che attraversano l’Asia Centrale. L’oasi è vasta, disseminata oggi di villaggi che furono, all’epoca della via della seta, città importanti, sedi di corti e di guarnigioni militari. Per quanto lontana dai confini della Cina, Kashgar venne comunque sporadicamente posta sotto il controllo politico e militare cinese, prima durante la dinastia Han e successivamente con i Tang, quando venne eletta a estrema guarnigione di frontiera per controllare i passi con l’Occidente. Le forze cinesi dovettero tuttavia confrontarsi piú volte con le popolazioni turche dell’Asia Centrale per mantenere questo avamposto: ma la battaglia decisiva si giocò nel 751 d.C., quando l’esercito cinese venne sconfitto dagli Arabi nella celebre battaglia sul fiume Talas, che segnò l’inizio della penetrazione araba e della religione islamica in Asia Centrale, nel bacino del Tarim e nella Cina stessa.

Dal X secolo Kashgar era divenuta un attivo centro musulmano e la presenza islamica è ancora oggigiorno l’elemento caratterizzante l’architettura e la popolazione dell’oasi, nonostante Kashgar ricada, dal XVIII secolo, sotto il controllo politico cinese. Ancora oggi, una delle caratteristiche dell’oasi – il cui suolo sabbioso e pietroso, racconta Xuanzang, è coltivato e produttivo e dà fiori e frutta in abbondanza – sono i mercati all’aperto dove, come secoli addietro, si scambiano e si smerciano i prodotti che giungono a Kashgar sia da Oriente che da Occidente: cammelli, stoffe, cavalli, asini, frutta, uva, copricapi, capre sono alcuni dei beni che capita di vedere spesso nei mercati della domenica. Marco Polo ci ha lasciato una personale testimonianza sulla fertilità e la generosità della terra di quest’oasi, la cui comunità comprendeva, ovviamente, moltissimi mercanti che andavano per il mondo – genti avare e misere, secondo il giudizio del Veneziano, che mangiavano male e bevevano peggio. Xuanzang, degli uomini di Kashgar, dà a sua volta un giudizio negativo: benché siano buddhisti e tessano bei tappeti e stoffe, dice, sono impetuosi e feroci, subdoli e ingannatori, educati ma poco amanti della cultura, e brutti.



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