Con le sue Rime Cavalcanti, una delle figure più rappresentative dello Stil Novo, ci propone una raffigurazione dell’esperienza amorosa che lo differenzia dai poeti a lui contemporanei. Le sue composizioni sono infatti espressione di una dottrina filosofica (probabilmente influenzata dal pensiero del filosofo Averroè) e di una poetica che arricchiscono di più profondi contenuti psicologici i temi già introdotti da Guinizelli. Il conflitto tra sensi e intelletto, passione fisica e amore spirituale, viene da Cavalcanti acuito e rappresentato in termini tragici e crudeli, nel segno di un profondo pessimismo. Secondo la concezione del poeta nell'animo umano si possono insediare due tipi di amore: l'uno, fondato sui sensi, in primo luogo la vista, ravvisa e riconosce l'oggetto amato e scatena conflitti nel cuore che porteranno alla distruzione prima spirituale e poi fisica dell'uomo. “Voi che per li occhi mi passaste ‘l core e destaste la mente che dormia, guardate a l'angosciosa vita mia, che sospirando la distrugge Amore”, scrive Cavalcanti in uno dei suoi sonetti più noti. L'altro è l’amore intellettuale che spoglia la donna amata delle sue caratteristiche sensuali, rendendola creatura ideale, lontana e inafferrabile, conoscibile solo attraverso l'intelletto e la razionalità. L’io si dissocia così in tre entità: il cuore e l'anima soggetti alle perturbazioni dell'amore, e la mente che contempla una donna idealizzata e collocata fuori del tempo e dello spazio.
Le diverse facce dell'innamoramento, quello che produce angoscia e morte dello spirito e quello che arricchisce e dona beatitudine all'anima, vengono illustrate di volta in volta in ballate di ispirazione guittoniana e siciliana, o in composizioni giocose e maliziose come In un boschetto trova’ pasturella, ma il tema dominante è quello della lotta che si scatena nell'animo tormentato dalla passione, evidente soprattutto in sonetti pervasi da angoscia e senso di morte come Perché non fuoro a me gli occhi dispenti, o come il famoso Perch'io non spero di tornar giammai, dal tono elegiaco e dolente.