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L'EVOLUZIONE
DELL'AGRICOLTURA |



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Il panorama agricolo
del '900 |
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Il
panorama agricolo del '900 |
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Dal 1960 il paesaggio
agrario cambia
A partire dai primi anni Sessanta, l'Italia acquisì a rapidi
passi la configurazione di un moderno paese industriale. Si assistette pertanto
alla progressiva
emarginazione dell'agricoltura e del lavoro agricolo; la punta più significativa
di questo fenomeno si ebbe tra il 1958 e il 1970, quando oltre 3 milioni di lavoratori
agricoli abbandonarono la terra, attratti da altri settori produttivi (principalmente
l'industria). La politica economica dei governi e della Comunità economica
europea spinse inoltre nella direzione dello sviluppo delle colture ortofrutticole
specializzate e delle coltivazioni arboree, a scapito della cerealicoltura. Di
conseguenza anche il paesaggio agrario italiano andò mutando profondamente,
determinando tra l'altro la scomparsa delle piantagioni di gelsi.
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1970: il settore
agricolo e industriale
Dalla metà degli anni Settanta questo processo
può dirsi completato. L'agricoltura si configura come
un settore produttivo residuo, in parte collegato con il settore
industriale agroalimentare, a sua volta dominato da poche
industrie oligopoliste. Il ruolo residuale è ben evidenziato
dal calo degli addetti, che dagli anni Settanta alla fine
del decennio Novanta sono scesi dal 17% al 6-7% del totale
della popolazione attiva (e molti sono impiegati nell'agricoltura
solo a tempo parziale). Anche il contributo del settore al
PIL è modesto: esso è stato pari nel 1996 al
2,8%, in netta diminuzione rispetto al 7% di un ventennio
prima.
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