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Dalle origini ancora misteriose, il "popolo del giaguaro" rappresenta la cultura madre di tutte le principali civiltà del Mesoamerica. Nell’umida foresta tropicale tra acquitrini e fiumi, nelle regioni tra il Tabasco e il Veracruz, sorsero intorno al XVIII secolo a.C. i primi insediamenti degli Olmechi, simili a isolotti in mezzo alle paludi. Gli Olmechi sono un popolo dalle origini misteriose, scoperto dagli archeologi soltanto alla fine dell’Ottocento, quando il viaggiatore messicano José M. Melgar y Serrano trovò fortuitamente la prima scultura, una gigantesca testa di pietra conficcata nel terreno fangoso di una località chiamata San Lorenzo, che in seguito diede il nome alla fase piú antica della cultura olmeca. Per mancanza di documenti scritti non conosciamo il nome originario di questo popolo, poiché la definizione “olmeca” deriva da una parola azteca che indicava le regioni del Golfo come il “paese di Olmán” ( la “terra dove cresce l’albero del caucciú”), un’espressione poi ripresa dagli archeologi.
Un antico mito narra che gli Olmechi sarebbero nati dall’unione carnale tra un giaguaro e una donna, una leggenda raccolta dall’archeologo Miguel Covarrubias che preferisce usare per quelle genti il nome poetico di “popolo del giaguaro”. La loro storia si divide in tre periodi cronologici distinti: la “Cultura di San Lorenzo”, che conosce il suo apogeo tra il 1200 a.C. e il 900 a.C.; la”Cultura di La Venta” che si protrae dal 900 a.C. al 400 a.C.; la “Cultura di Tres Zapotes”, sviluppatasi tra il 400 a.C. e il 200 a.C.. La forma e il disegno dei centri cerimoniali degli Olmechi – che consistevano in piattaforme a struttura piramidale, campi per il Gioco della Pelota, palazzi, sepolcri e sculture ubicate secondo un preciso disegno cosmologico – sono stati adottati da tutte le culture successive, ragione per cui la civiltà olmeca viene considerata la cultura madre di tutte le popolazioni mesoamericane.
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