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Scizia
I feroci guerrieri delle steppe
"I territori situati verso nord
oltre le estreme regioni abitate della Scizia non si possono
né vedere né attraversare più di tanto,
si dice, perché vi cadono piume: il suolo e l'aria
ne sarebbero pieni e le piume, appunto, impedirebbero la
visuale"
Nell'VIII secolo a.C., un gruppo di tribú nomadi
indo-iraniche provenienti dalla Transoxiana penetrò
in Europa orientale, stabilendosi a sud della Russia bianca,
tra la catena montagnosa dei Carpazi e il fiume Boristene
(Dnepr), scacciandone le popolazioni indigene o sottomettendole.
Erodoto li descrive come abili cavalieri, feroci guerrieri
e ricchi pastori, entrati presto in contatto con gli avamposti
commerciali fondati sulle coste del Mar Nero dalle città
mercantili greche. Lo storico tramanda che il loro nome
era scoloti, ma che i greci li chiamavano sciti. Col nome
di Scizia la storiografia antica indicava il territorio
dal Danubio fino al Don, controllato militarmente da queste
tribù nomadi, di cui Erodoto fornisce un elenco:
Callipidi oppure Ellenosciti, Alasoni, Sciti-aratori, Sciti-coltivatori,
Sciti-nomadi e Sciti reali. Nel 512 a.C., il re Dario organizzò
una spedizione punitiva contro di esse, infastidito dalle
loro continue incursioni e razzie sul suolo persiano, ma
fu costretto a una disastrosa ritirata, di fronte all'animosità
di questi guerrieri. Insieme con il pesce salato, il miele
e le pellicce, gli sciti esportavano nel Ponto ellenizzato,
e da lí nel resto del mondo greco, gli echi di costumi
religiosi inconsueti e ancestrali, che Erodoto ha osservato
e registrato con avida curiosità di etnologo.
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