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Leonida
"E in questa mischia cadde anche Leonida,
che si era dimostrato uomo di straordinario coraggio, e
con lui gli altri Spartiati, i nomi dei quali ho voluto
sapere, come uomini degni che se ne serbi memoria
".
Erodoto non nasconde la propria totale ammirazione per un
uomo la cui fama eroica non è mai venuta meno, un
generale che risponde appieno ai canoni di valore e sacrificio
tipici della sua città d'origine, Sparta. Leonida
è in tutti i sensi l'eroe, colui che con un manipolo
formato da 300 fedelissimi e da 700 volontari di Tespe si
frappose tra il resto della Grecia e la travolgente armata
persiana che Erodoto ritiene composta, esagerando oltremodo,
da circa due milioni di persone. L'esercito persiano giunse
alle Termopili, un passo strategico per l'ingresso prima
nella Locride e poi in Attica, nel luglio del 480: ad attenderli
era stato preposto un contingente di circa seimila uomini,
ma dopo il tradimento di Efialte, che permise ai Persiani
di accerchiare i Greci tramite un sentiero che solo pochi
conoscevano, quasi tutti diedero in ritirata, lasciando
Leonida con i 300 opliti spartani e il contingente dei volontari
tespiesi. La battaglia si scatenò feroce, come lo
stesso Erodoto non manca di sottolineare, scrivendo che
"i Greci sapevano che su di loro incalzava la morte
per mano di coloro che stavano aggirando il monte, ma spiegarono
contro i Barbari tutte le forze che avevano in corpo con
pieno disprezzo della vita, battendosi come forsennati".
Morirono tutti, morirono eroicamente, tanto che ancora oggi,
sul luogo del massacro, rimane questa lapide:"Va' o
passeggero, narra a Sparta che noi qui morimmo in obbedienza
alle sue leggi".
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