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I viaggi di erodoto
Dario, particolare
Luoghi
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Protagonisti
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Cronologia
Erodoto


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Serse

" Ordunque, dimmi questo: se cioè i Greci avranno il coraggio di alzar le mani contro di me. Infatti, a mio parere, neppure se tutti i Greci e gli altri uomini che abitano a occidente si coalizzassero tra loro, sarebbero in grado di resistere al mio attacco, a meno che non fossero molto uniti…". Con queste parole, rivolte da Serse al greco Demarato, Erodoto sintetizza l'arroganza e la presunzione del re persiano, fermamente convinto a riprendere l'offensiva e a tentare una rivincita sui Greci. Ma la superbia di Serse troverà la giusta punizione nella sconfitta finale, quando, dopo essere giunto al colmo della propria arroganza al punto di perdere il senso della misura, sarà costretto a un'umiliante ritirata. Una figura, quindi, quasi tragica nella sua volontà di potenza e nel suo eccessivo ardore, al punto da ispirare proprio il più grande tragediografo del tempo, Eschilo, che nei suoi "Persiani" trasformerà il personaggio di Serse in un antieroe che, a causa della sua hybris ("tracotanza"), perderà tutto, incorrendo nel giusto castigo degli dei. Erodoto ci dice che salì al trono nel 486 a.C., succedendo al padre Dario. Dopo alcune titubanze iniziali che lo stesso autore riporta in un discorso con il fido Mardonio, Serse decise di intraprendere una nuova spedizione contro la Grecia, confidando nella sterminata armata di cui era a capo ma anche sottovalutando in maniera eccessiva l'avversario. Inizialmente, riportò la vittoria sui Greci alle Termopili, nel 480 a.C., per essere poi piegato a Salamina e volto in fuga a Platea un anno dopo. In breve tempo, sconfitto ed umiliato nella sua superbia, fu costretto a riparare in patria e ad attraversare l'Ellesponto, quel mare che egli aveva voluto "frustare" senza pietà prima di arrendersi a un destino impietoso.


Palazzo di Serse: le rovine



Persepoli: porta di Serse


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