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La bomba atomica
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Lancio
della bomba atomica su Nagasaki
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Già durante i primi anni della Seconda guerra mondiale
la Germania nazista aveva dato vita ad un centro di ricerca
nucleare, coinvolgendo i migliori scienziati tedeschi. La
paura che la Germania potesse ottenere un'arma atomica spronò
la ricerca americana e britannica. Le preoccupazioni del
governo inglese convinsero il presidente americano Roosevelt
della necessità di destinare grossi stanziamenti
alla realizzazione di un progetto sul nucleare. Il risultato
di questi sforzi fu l'inaugurazione, nell'estate del 1942,
del piano Manhattan cui presero parte tecnici e scienziati
di tutto il mondo. Per ragioni di segretezza si decise di
spostare l'intero apparato operativo a Los Alamos, una zona
desertica nello Stato del Nuovo Messico. A dirigere i laboratori
di Los Alamos fu chiamato il fisico Julius Robert Oppenheimer.
Il primo test nucleare avvenne il 16 luglio del 1945 nella
località di Alamogordo.
Nell'esplosione della bomba atomica avvenuta nel Nuovo Messico
era avviata una reazione a catena in cui il nucleo di un
elemento fissile (da cui la definizione di "bomba a
fissione") bombardato da neutroni si spezzava, liberando
altri neutroni. L'esplosione, pari allo scoppio di un milione
di tonnellate di tritolo, dava origine a un triplice effetto
distruttivo: un'onda d'urto generata da un'espansione violenta
di gas, un'elevata emissione di calore, e una ricaduta di
pulviscolo radioattivo (fall-out). Il primo impiego
a fini bellici ebbe luogo a Hiroshima il 6 agosto del 1945.
Solo quattro giorni più tardi, un secondo ordigno
fu lanciato sulla città di Nagasaki. Dopo lo scoppio
della bomba, Oppenheimer espresse dure riserve contro la
costruzione di un nuovo modello di bomba all'idrogeno, augurandosi
la creazione di una commissione di controllo sull'energia
atomica. Le sue critiche e la sua vicinanza alla sinistra
gli valsero l'esclusione dalla comunità scientifica.
Solo nel 1962 la sua figura fu definitivamente riabilitata.
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