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La Guerra di Corea: gli attacchi biologici

Prigionieri coreani

Un episodio piuttosto controverso, nella storia della guerra biologica, è costituito dalla sperimentazione di aggressivi batteriologici durante il conflitto di Corea; l'accusa è stata mossa, più volte, agli Stati Uniti dal governo cinese ma, come nel caso dell'Unità 731 giapponese, mancano prove inconfutabili o ammissioni ufficiali. La polemica torna nuovamente alla ribalta nel 1998, quando viene pubblicato in America il libro The United States and Biological Warfare. Secrets from the Early Cold War and Korea, scritto da Stephen Endicott e Edward Hagerman, due professori dell'Università di Toronto.

Secondo i risultati delle loro ricerche, nel 1950, quando le truppe cinesi entrano in guerra a fianco della Corea del Nord, gli Stati Uniti, temendo una generalizzazione del conflitto, cominciano un importante programma batteriologico; tra il 1950 e il 1952, viene sviluppato, sotto la supervisione dell'aviazione, un programma urgente (crash program) su nuove armi anti-uomo, viene ideata anche la conversione di una bomba, destinata alla distribuzione di volantini propagandistici da guerra psicologica, in una "bomba a piume" batteriologica, munita di spore di ruggine dei cereali (Puccinia spp.). Sembra che, in base a un accordo con Gran Bretagna e Canada, si lavori alla creazione di insetti-vettore e al metodo di diffonderli; tutto questo sarebbe avvenuto, nella massima segretezza, a Fort Detrick, nello Stato del Maryland, centro della ricerca sulle armi non convenzionali dal 1942 fino al 1969, anno in cui Nixon ne decreta la chiusura.

Washington nega che il governo abbia autorizzato l'uso di armi biologiche in Corea, anche in via sperimentale, ma, documenti presenti negli archivi americani, cinesi e sovietici, che oggi iniziano a essere resi pubblici, proverebbero il contrario.

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