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L'Italia verso la Prima guerra mondiale

Luigi Cadorna

Il primo luglio 1912 viene costituito il Battaglione aviatori con sede a Torino e affiancato da "un reparto tecnico" i cui compiti sono lo studio, la sperimentazione e il collaudo dei nuovi mezzi aerei. Ne assume il comando Vittorio Cordero di Montezemolo e vice comandante è il maggiore Giulio Douhet, teorico dell'aria. Nello stesso anno venne programmata la costruzione di dieci dirigibili e 150 aerei, nonché l'addestramento dei relativi piloti. L'atteggiamento verso la nuova arma era perņ estremamente diversificato, ondeggiando tra la prospettiva estrema di una efficacia apocalittica e una presunta incapacità di influire in maniera determinante sulle operazioni.

Il capo di Stato maggiore Luigi Cadorna nei suoi scritti lamentava che l'aviazione fosse ancora troppo poco potente. In generale si può affermare che la nostra classe militare - formatasi prevalentemente nell'Ottocento - non aveva una visione chiara delle possibilità del nuovo mezzo aereo restando ancorata al ruolo della cavalleria come arma da ricognizione. Tuttavia grazie alla determinazioni di alcuni militari e uomini politici si cominciò a definire l'aeronautica "la quinta arma", attribuendole una nuova funzione e potenziandola. Fu proprio durante la Prima guerra mondiale che si sviluppò l'industria aeronautica in Italia.

Allo scoppio della guerra, in ogni caso, i mezzi aerei vennero visti come utili strumenti esplorativi e soltanto in misura minore idonei all'offesa.
Nel 1915 venne portata avanti una proposta di legge che prevedeva per l'aeronautica la costituzione di un ente indipendente con personale proprio, mentre per quanto riguarda il suo impiego le unità del corpo dipendevano dall'esercito e dalla marina e quindi il suo ruolo era accessorio alle operazioni delle due forze armate.
Al momento dell'entrata in guerra il Regno d'Italia poteva contare su 91 piloti, con altri 200 in corso di addestramento e 20 osservatori; gli aerei erano 86 suddivisi in 14 squadriglie, sebbene il numero comprendesse anche velivoli "poco efficienti e di tipo invecchiato", come si legge in un documento dell'epoca.

L'aeronautica venne mobilitata dal punto di vista operativo al servizio del Comando supremo che aveva costituito un ufficio per i Servizi aeronautici. L'unità base era la squadriglia di cinque aerei con uno o due mezzi di riserva. Le squadriglie erano inizialmente riunite nel I, II e III Gruppo squadriglie aeroplani. A questi si devono aggiungere tre dirigibili, più uno di riserva. Lo schieramento italiano era proiettato verso l'Isonzo: lo scontro aereo fu diretto esclusivamente contro l'aeronautica austro-ungarica.

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