fragilità

Indice

Lessico

[sec. XIII; da fragile]. L'essere fragile, in senso proprio e fig.: la fragilità del cristallo, la fragilità della natura umana.

Medicina

Riduzione o assenza di resistenza a fattori che possono determinare danno alla continuità o all'integrità di una struttura corporea. La fragilità si può riferire ai vasi arteriosi o venosi, ai globuli rossi, alle ossa, ai capelli. Fragilità capillare o vasale: è un sintomo comune a diversi stati patologici in cui capillari e piccoli vasi si rompono con estrema facilità a seguito di minimi traumi o anche spontaneamente nelle malattie emorragiche, nelle disvitaminosi da carenza delle vitamine P, K, C o pluricarenziali, nelle gravi insufficienze epatiche e in alcune tossicosi endogene o esogene. La diagnosi si basa sulle prove di fragilità vasale (prova del laccio, del colpo di martello, del pizzicotto, di Hess, di Koch). La terapia consiste nel curare la malattia fondamentale. Fragilità dei globuli rossi o globulare: viene riscontrata in alcune anemie emolitiche (eritroblastosi fetale, reazione emolitica post-trasfusionale) per la sensibilizzazione delle emazie da parte di fattori diversi – estranei (agenti microbici, fisici o chimici) o costituenti dell'organismo stesso (autoimmunizzazione) –, nell'ittero emolitico costituzionale, in alcune gravi intossicazioni. Fragilità ossea: si verifica quando le ossa vanno incontro a un processo di decalcificazione per senescenza o per uno stato di carenza transitorio (gravidanza) o per difetto di vitamina D o per l'uso prolungato di alcuni farmaci. La diagnosi si vale dell'indagine radiologica. Fragilità ossea ereditaria, trasmessa come carattere autosomico dominante. È caratterizzata da anomalia nella produzione della matrice protidica dell'osso. Clinicamente si hanno fratture spontanee, sclere blu, aspetto radiologico del cranio con margini allargati con rilievo retroauricolare. Fragilità dei capelli: spesso legata a carenza calcica e vitaminica, di solito regredisce con cure di calcio associato a vitamina D.

Metallurgia

Caratteristica posseduta da taluni materiali metallici che si rompono senza apprezzabile deformazione quando vengono sottoposti a urti in condizioni particolari, a un livello di sforzo non prevedibile. La frattura fragile parte da microcricche o intagli presenti nel materiale metallico e si propaga con velocità molto alta (circa 4000 m/sec). Molti tipi di prove sono stati usati per determinare la suscettibilità dei materiali metallici alla frattura fragile, in quanto le prove statiche, anche le più complete, non sono sufficienti a tale scopo. "Per la curva di transizione di alcuni acciai vedi grafico al lemma del 9° volume." "Per la curva di transizione di alcuni acciai vedi il grafico a pg. 93 del 10° volume." Le prove oggi più frequentemente utilizzate sono quelle che si servono del pendolo di Charpy. Con tali prove, eseguite su provini prismatici a sezione quadrata con un intaglio in mezzeria, è possibile individuare, tra l'altro, la sensibilità all'intaglio di un materiale metallico per la presenza di inclusioni, fasi dure, microcricche interne, ecc. Inoltre, facendo variare in un ampio intervallo la temperatura del provino, si possono determinare le curve di transizione, che individuano la temperatura in corrispondenza della quale si ha il passaggio da frattura tenace a frattura fragile. Un'indicazione della fragilità di un materiale può anche essere data dall'entità della deformazione plastica e della strizione della provetta in una prova di trazione statica. La frattura fragile può essere tra grano e grano (intercristallina) o su un ben definito piano cristallografico nell'interno del piano (intracristallina). Una frattura fragile può essere ottenuta per urto o comunque con alte velocità di deformazione, generalmente a bassa temperatura, anche su metalli e leghe normalmente tenaci. In generale, non sono fragili, anche a bassissima temperatura, i metalli cubici a facce centrate, mentre sono sempre fragili a temperature abbastanza basse i metalli cubici a corpo centrato ed esagonali. Sono di regola fragili i composti intermetallici e i metalli a bassa simmetria cristallina. La frattura fragile nei metalli è legata alla possibilità di formazione di una regione di elevatissima concentrazione di sforzo in cui si innesca la fessura e alla successiva propagazione veloce della frattura stessa. In generale la fragilità è tanto maggiore quanto più elevato è il limite elastico, e, per questa ragione, aumenta al diminuire della temperatura e al crescere della velocità di prova. Tipici esempi di fragilità in materiali metallici sono la fragilità da idrogeno, la fragilità di rinvenimento, la fragilità al rosso, la fragilità per invecchiamento di acciai dolci al carbonio. La fragilità da idrogeno può insorgere quando si abbia sviluppo di idrogeno su una superficie metallica, come per esempio nel corso di un'elettrodeposizione; è tipica di acciai ad alto limite di snervamento, acciai inossidabili martensitici, ferritici e leghe di titanio. La fragilità di rinvenimento (o malattia di Krupp) si manifesta nel corso di un trattamento di bonifica di un acciaio legato quando il raffreddamento dopo rinvenimento venga eseguito in aria o in forno ed è legata a fenomeni di precipitazione o ricristallizzazione di alcuni carburi. La fragilità al rosso è un fenomeno che si può manifestare sugli acciai nel corso della lavorazione a caldo (laminazione, stampaggio, fucinatura, ecc.) per la presenza di un eccessivo tenore di zolfo, che, dando origine a un eutettico basso fondente al contorno del grano, compromette la deformabilità a caldo del materiale.

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