Raffaello, la vita e le opere del genio italiano

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La biografia, i dipinti più importanti e l'eredità di uno dei più grandi e importanti pittori di tutti i tempi.

Il pittore e architetto Raffaello Sanzio è stato uno dei nomi più importanti del Rinascimento pittorico italiano. La sua maniera, contrapposta alla scuola caravaggesca, si è diffusa in Europa arrivando sino ai giorni nostri, contaminando persino i linguaggi figurativi di cinema e fumetto. Giovane e bello, muore a soli 37 anni, stroncato da febbri forse nate da malattie veneree o forse per patologie mal curate dai medici.

Chi era Raffaello

La critica artistica definisce Raffaello Sanzio come uno dei massimi interpreti del concetto estetico del bello. La sua scuola ha creato una "maniera" di vitale importanza per il linguaggio artistico diffusosi in tutta Europa. Un altro tratto distintivo della sua corrente, definita poi manierismo, è la contrapposizione alla scuola di Caravaggio. Tra le sue opere più importanti ci sono la Scuola di Atene, lo Sposalizio della Vergine, La Fornarina e il suo Autoritratto.

Biografia

Sulla data di nascita di Raffaello Sanzio non c'è una teoria univoca. C'è chi sostiene che sia nato il 28 marzo e c'è chi invece avvalora la data del 6 aprile. Sull'anno invece, c'è accordo: è il 1483. Come spiega Anna Cerboni Baiardi, autrice di Raffaello. La vita, l'arte, l'eredità di un genio (White Star), è Giorgio Vasari a documentare per primo la data e il luogo di nascita del pittore. Infatti, secondo l'autore di Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Raffaello era nato alle tre di notte del venerdì santo del 1483 in Urbino, una città che Vasari definisce "notissima".

Urbino

Nella formazione di Raffaello fu determinante il fatto di essere nato e di aver trascorso la giovinezza a Urbino, che in quel periodo era un centro artistico di primaria importanza per la diffusione in Europa degli ideali del Rinascimento. Con suo padre Giovanni Santi, Raffaello poteva accedere alle sale del Palazzo Ducale, dove poteva studiare le opere di Piero della Francesca, Antonio del Pollaiolo, Luciano Laurana e tanti altri.

Raffaello si formò nella bottega del padre, che gli trasmise i principali rudimenti della pittura, tra cui la tecnica dell'affresco. Alla morte del padre, Raffaello si trovò a lavorare in bottega e a raggiungere in brevissimo tempo una maturazione artistica importante. 

Verosimilmente tra il 1494 e il 1498 fu allievo di Pietro Vannucci, detto il Perugino, nella sua bottega umbra. Poi, a sedici anni, si trasferì con gli aiuti della bottega paterna a Città di Castello, dove lavorò allo stendardo della Santissima Trinità. La prima opera a lui imputabile fu la Pala del beato Nicola da Tolentino, terminata nel 1501 e danneggiata da un terremoto del 1789. Oggi i vari pezzi sopravvissuti sono sparsi in vari musei. A Città di Castello l'artista lasciò almeno altre due opere di rilievo, la Crocifissione Gavari e lo Sposalizio della Vergine

Prima di approdare a Firenze, Raffaello fu invitato a Siena dal Pinturicchio per collaborare agli affreschi della Libreria Piccolomini. Ma il pittore lasciò presto questo lavoro, incuriosito dalle lodi per alcuni lavori di Leonardo e Michelangelo. Ne fu incuriosito a tal punto da abbandonare il lavoro e partire.

Firenze

Il periodo fiorentino iniziò nel 1504, lo stesso anno in cui Raffaello firmò l'opera che segnò la fine del suo periodo giovanile. Si tratta dello Sposalizio della Vergine, oggi conservato nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. 

A Firenze Raffaello soggiornò per quattro anni, pur facendo viaggi e brevi soggiorni altrove, e senza recidere i contatti con l'Umbria, dove continuò a spedire pale d'altare per le copiose commissioni che continuavano a giungergli. Iniziò subito a ricevere diverse commesse come quella di Lorenzo Nasi, per cui realizzò la Madonna del Cardellino.

La città era in fermento e Raffaello strinse diversi rapporti di amicizia con altri artisti quali Aristotile da Sangallo, Ridolfo del Ghirlandaio e Francesco Granacci. In città era ospitato spesso da Taddeo Taddei. Per lui Raffaello eseguì la Madonna del Prato. Il soggiorno a Firenze permise a Raffaello di approfondire i modelli quattrocenteschi come Masaccio e Donatello, e di conoscere gli "avanguardisti" come Leonardo e Michelangelo

Roma

Dal 1509 al 1520 Raffaello Sanzio soggiornò a Roma. Questo spostamento fu una vera rivoluzione artistica per la sua vita. Infatti, in quel periodo Papa Giulio II mise in atto un rinnovo urbanistico e artistico della città, con una speciale attenzione per la Città del Vaticano, chiamando a sé i migliori artisti sulla piazza. Tra questi ci furono Michelangelo e Donato Bramante. Secondo Vasari, fu proprio quest'ultimo a fare il nome di Raffaello Sanzio. A soli venticinque anni il giovane pittore umbro iniziò il periodo più florido della sua carriera

I maestri

Partendo da suo padre Giovanni Santi, che lo avviò alla pittura, il maestro più importante di Raffello Sanzio resta Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino. La sua influenza è visibile in tutte le opere fino al "distacco" eseguito ne Lo sposalizio della Vergine. Poi, nel corso della sua vita, Raffaello saprà sintonizzarsi con i grandi artisti del suo tempo, come Michelangelo e Leonardo, assorbendone le innovazioni. 

Le opere più importanti

Nella sua breve vita Raffaello Sanzio compì alcuni lavori diventati opere d'arte simbolo del Rinascimento pittorico italiano.

Lo sposalizio della Vergine

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Lo sposalizio della Vergine segna l'inizio del suo periodo fiorentino e, allo stesso tempo, la sua indipendenza dalla scuola del Perugino. Alcuni elementi come la composizione del gruppo dei protagonisti e l'uso dello sfondo segnano inequivocabilmente il distacco dalla maniera appresa alla scuola dell'artista umbro. Copiò sullo sfondo il Duomo di Perugia, alleggerendolo e rendendolo il fulcro della composizione. Le figure, più sciolte e naturali, vennero disposte in semicerchio, bilanciando le forme concave e convesse del tempio.

L’incoronazione della Vergine

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La pala de L'incoronazione della Vergine è la tavola centrale della Pala degli Oddi, dipinta nei primi anni di attività dall’artista di Urbino. Nel dipinto è rappresentato il tema iconografico dell’Incoronazione e ascensione della Vergine. Il sarcofago aperto in basso infatti si riferisce al dogma dell’assunzione in cielo di Maria con corpo e anima. Inoltre, i fiori che fuoriescono dalla sepoltura sono attributi iconografici di Maria. L’incoronazione è un dipinto che risente dello stile del Perugino. Infatti il doppio registro spaziale tra divino e reale è tipico del maestro umbro.

La scuola di Atene

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La Scuola di Atene fa parte del ciclo della Stanza della Segnatura, una delle quattro "Stanze Vaticane", poste all'interno dei Palazzi Apostolici. Raffaello affrescò quattro grandi lunettoni, ispirandosi alle quattro facoltà delle università medioevali, ovvero teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza, cosa che ha fatto pensare che la stanza fosse originariamente destinata a biblioteca o studiolo. La Scuola di Atene racchiude cinquantotto figure, con al centro Platone e Aristotele come punto di fuga per la prospettiva. Platone ha le sembianze di Leonardo Da Vinci, mentre Aristotele ha l'aspetto del maestro di prospettive Bastiano da Sangallo. Sono tantissimi i personaggi rappresentati nel gruppo, tra cui spiccano anche Alessandro Magno, Senofonte, Epicuro, Pitagora e, tra gli altri, anche un piccolo autoritratto del pittore stesso.

Raffaello architetto

La storiografia artistica ha a lungo trascurato la portata e l'influenza di Raffaello architetto. Ma l'artista urbinate si dedicò anche al cantiere di San Pietro con entusiasmo. Suo fu il fondamentale contributo di ripristinare il corpo longitudinale della basilica, da innestare sulla crociera avviata da Bramante. Nella progettazione Raffaello utilizzò un nuovo sistema, quello della proiezione ortogonale. 

Secondo Vasari Raffaello progettò anche il palazzo Branconio dell'Aquila per il protonotario apostolico Giovanbattista Branconio dell'Aquila, il Palazzo Jacopo da Brescia di Roma e il Palazzo Alberini, sempre a Roma. Un altro progetto, destinato a trovare grande risonanza e sviluppi per tutto il Cinquecento, fu quello incompiuto di Villa Madama alle pendici del Monte Mario, iniziato nel 1518 su incarico di Leone X e del cardinale Giulio de' Medici.

Dopo Raffaello

Raffaello morì il 6 aprile 1520, a 37 anni, nel giorno di Venerdì Santo. Oggi è sepolto al Pantheon di Roma. Oltre al coro di lodi scritte durante il suo tempo e riportate da Vasari, Vittorio Sgarbi ha detto di lui: «Raffaello ha creato il mondo: Dio si era limitato ad abbozzarlo, Raffaello lo ha perfezionato». Il suo stile ha gettato gli input fondamentali per quel manierismo che verrà portato avanti negli anni successivi. Senza le opere della fase romana, non ci sarebbero i lavori di Carracci, di Guido Reni, Caravaggio, Pieter Paul Rubens, Diego Velázquez e seguenti. 

Modello imprescindibile ancora nella fase delle accademie sette-ottocentesche, fu fonte di ispirazione per maestri anche molto diversi come Jean-Auguste-Dominique Ingres e Eugène Delacroix, che trassero da lui spunti differenti. Inoltre, la sua influenza è visibile anche nei lavori di pittori impressionisti quali  Édouard Manet, Edgar Degas e Pierre-Auguste Renoir. Semi del suo lavoro sono sbocciati anche nelle opere delle avanguardie novecentesche, rappresentate da artisti quali Salvador Dalí, Giorgio de Chirico e Pablo Picasso.

Stefania Leo

Per approfondire

Raffaello. La vita, l'arte, l'eredità di un genio è un libro a cura di Anna Cerboni Baiardi, edito da White Star, che ripercorre la vita e l'opera di Raffaello, mettendo in luce non soltanto lo straordinario genio artistico, ma anche aspetti meno noti della personalità del grande maestro.