Questo sito contribuisce alla audience di

Èssere Suprèmo

nelle culture primitive, concezione che personifica globalmente tutto ciò che per l'uomo è incontrollabile e al tempo stesso importante da un punto di vista esistenziale: gli si attribuiscono le nascite, la morte, le malattie, la pioggia, la siccità, ecc., e una generica garanzia dell'ordine del mondo, sia in senso cosmico sia in senso sociale. L'individuazione dell'Essere Supremo, dovuta all'etnologo scozzese A. Lang, fu una scoperta che sconvolse le teorie evoluzioniste che ponevano l'animismo o il pre-animismo magico come la più antica forma religiosa. Lang sostenne l'estrema arcaicità dell'Essere Supremo e la sua irriducibilità all'animismo. Lo studio sistematico e comparato degli Esseri Supremi e il loro raffronto con le diverse concezioni religiose divenne in seguito l'indirizzo dominante degli etnologi della scuola storico-culturale di Vienna, fondata da padre W. Schmidt. Questi elaborò la teoria del “monoteismo primordiale” (Urmonotheismus) secondo la quale l'idea dell'Essere Supremo, nucleo di una specie di monoteismo, va considerata come l'espressione originaria della religione. È evidente nello Schmidt l'intenzione di provare la verità della rivelazione cristiana. Contro questa equivoca identificazione si svolsero le ricerche di R. Pettazzoni, che pose scientificamente le differenze fenomenologiche e storiche tra Essere Supremo e dio unico delle religioni monoteistiche. Tra gli stessi Esseri Supremi fu distinta una figura puramente mitica (il creatore), detta anche deus otiosus perché concepito inattivo al presente, come dimostra la mancanza di un culto nei suoi riguardi; tale inattività fu funzionalmente spiegata da Pettazzoni come garanzia dell'ordine costituito, sul quale, appunto per la sua inattività, l'Essere Supremo “ozioso” non sarebbe più intervenuto dopo avere esplicato l'opera creatrice. L'analisi di Pettazzoni, che comparava gli attributi degli dei unici delle religioni monoteistiche con quelli degli Esseri Supremi primitivi, si volse infine sull'onniscienza che per gli Esseri Supremi gli si rivelò un'onniveggenza come caratteristica non già del loro stato divino, ma della loro localizzazione nel cielo – e a volte identificazione col cielo – da cui tutto si vede. Al di là delle teorie, il riconoscimento tipologico dell'Essere Supremo è un valido strumento di ricerca quando si studiano concezioni religiose primitive: l'Essere Supremo non trascende il mondo, ma s'identifica addirittura con esso, personificandone ogni aspetto, il bene e il male, i pregi e i difetti. L'Essere Supremo si rivela anche come punto di partenza necessario per comprendere certe divinità delle religioni politeistiche, come per esempio il mesopotamico Anu, la cui figura parrebbe quella di un Essere Supremo che abbia acquisito uno stato divino secondo i canoni di quella religione che lo ha espresso. E infine è anche un valido strumento di ricerca per risalire alla preistoria dei monoteismi: i caratteri uranici e meteorici del biblico Yahwèh, certamente accessori rispetto alla sua concezione storica, tuttavia ci lasciano scorgere l'originaria immagine di un Essere Supremo, a testimonianza di una forma primitiva in cui si sarebbe calato o da cui si sarebbe svolto il dio d'Israele.