Questo sito contribuisce alla audience di

animismo

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XVIII; da anima]. Tendenza a considerare l'anima come principio della vita e del pensiero.

Filosofia

Si dicono animistiche le teorie che ritengono tutti gli esseri animati e viventi: secondo Aristotele, Talete affermava che tutto ha in sé il principio del movimento in quanto ha un'anima; all'animismo religioso si ricollegano anche l'aér di Anassimene e lo pneuma dei pitagorici; Democrito ammette l'anima anche nelle pietre. La convinzione che ogni movimento ha come causa unica l'anima porta Platone ad ammettere l'anima anche nel mondo e negli astri; agli stoici si deve la teoria dell'animazione universale; il concetto delle anime stellari e dei cieli animati è presente in Cicerone e Virgilio e per essi tramandato al Medioevo. Gli astri sono animati anche per Plotino e l'idea di animazione universale si complica ulteriormente nei neoplatonici fino a sfociare in volgari forme magiche, che trovano un campo fertile nel Medioevo. Nonostante il condizionamento del cristianesimo l'animismo continua a conservare una certa vitalità: nel Quattrocento lo professano M. Ficino e G. Pico della Mirandola. Ancora nel Cinquecento magia e cabala diffondono l'idea che ogni cosa sia viva e animata (J. Reuchlin, C. Agrippa, P. Paracelso). Anche i filosofi naturalisti G. Bruno, B. Telesio e T. Campanella sono influenzati dalle concezioni animistiche. Prima di giungere alla teoria di un universo infinito il pensiero scientifico del Seicento, soprattutto quello di F. Bacone e G. Keplero, subisce la suggestione dell'animismo magico. Tra il XVIII e il XIX secolo si sviluppa la polemica tra animisti e meccanicisti sulla natura degli esseri viventi e il dibattito su cosa produce la vita: la materia o l'anima. Esponente dell'animismo neoplatonico del XX secolo è H. Bergson. Secondo il concetto dello “slancio vitale” del filosofo francese, la vita sorge da infinite potenzialità, che seguono corsi diversi; l'evoluzione è creatrice, poiché essa deriva da quello stesso “slancio vitale” inesauribile e non determinato. Nel pensiero contemporaneo di G. Deleuze si ritrova una nozione di animismo, secondo cui i concetti creati non sono da considerarsi entità inerti, ma, al contrario, capaci di autoformazione; essi possiedono, quindi, una vita e una storia.

Psicologia

Nella teoria dello psicologo svizzero J. Piaget, tendenza, caratteristica della prima infanzia, a considerare la realtà animata, o meglio, a dare un'anima alle cose mediante il gioco simbolico e fantastico. Strettamente legato all'artificialismo, l'animismo viene considerato dal Piaget una manifestazione dell'egocentrismo del pensiero infantile, inteso come una mancata distinzione tra mondo interiore e mondo esterno, e si realizzerebbe attraverso un'assimilazione degli oggetti alla propria attività.

Religione

L'animismo è un tipo di religione individuato e denominato così dallo scozzese E. B. Tylor, etnologo e fondatore della scienza storico-religiosa. Si tratta di una religione accentrata sulla nozione e sul culto di esseri “spirituali” (spiriti) che animerebbero il mondo: uomini, animali, piante e, in genere, ogni manifestazione naturale (sole, luna, fiumi, sorgenti, vento, tempeste, ecc.). Una religione di questo genere veniva attribuita da Tylor alle popolazioni primitive; sarebbe una religione spontanea, che non presupporrebbe altra cultura come fondamento, ma nascerebbe dalle esperienze psicofisiche di ogni individuo e dalla mentalità ancora infantile di quei primi uomini che a esse avrebbero dato una spiegazione e una rozza sistemazione. Le esperienze del sonno, degli stati psicopatologici e della morte avrebbero fornito la nozione essenziale di anima. Sogno, allucinazioni, ecc., danno la sensazione che uno spirito-anima abbandoni il corpo in cui alberga, per vagare in regioni ignote, incontrarsi con altri spiriti e vivere, insomma, una vita diversa da quella normale: una vita superumana, e perciò contrassegnata dalla sacralità. La conferma, poi, dell'esistenza dello spirito-anima verrebbe dalla morte, quando cioè il corpo, abbandonato per sempre dal proprio spirito-anima, resta “inanimato”. Da questa concezione fondamentale si passa con facilità alle illazioni e ai costrutti propri di una mentalità infantile, che avrebbe portato i primi uomini ad attribuire a tutto il mondo circostante quegli spiriti-anima che essi avevano scoperto in sé: di qui l'animazione di fiumi, alberi, ecc., ossia la formazione di una religione animista. Una simile religione permetteva all'uomo di trattare con le cose inanimate come se fossero esseri viventi, dandogli così l'illusione di poter influire in qualche modo sulla natura. Questo genere di comportamento umano viene accettato da Tylor come istintivo, fondandosi il suo giudizio sul comportamento del bambino che parla con gli oggetti inanimati che lo circondano e pretende di influire in tal modo su di essi. La teoria tyloriana sull'animismo va inquadrata in una corrente di studi etnologici e antropologici, l'evoluzionismo, per la quale l'umanità si sarebbe naturalmente e gradualmente evoluta, attraverso il passaggio di fasi comuni a tutti i popoli, muovendo dal momento semianimalesco degli istinti per arrivare fino all'ultima tappa costituita dalla moderna civiltà occidentale. Nella visione di un simile sviluppo Tylor vedeva nell'animismo il primo gradino dell'evoluzione religiosa che avrebbe portato l'uomo a religioni sempre più elevate, fino all'apice raggiunto dal monoteismo. Le teorie di Tylor vennero superate già nell'ambito dell'evoluzionismo, dove si cercò di definire una forma di religione ancora più primitiva o istintiva: il cosiddetto preanimismo magico (o animatismo). Ma l'evoluzionismo stesso fu a sua volta superato dalla problematica storico-religiosa, cui certe risposte fondate sul semplice rinvio a presunti istinti non bastavano più. Si continuò tuttavia a parlare di animismo, ma ora non più intendendo una forma organica di religione, bensì un modo di espressione religiosa rinvenibile a ogni livello. In pratica: la credenza in esseri sovrumani, spiriti o demoni, che vengono localizzati in posti religiosamente importanti o la cui importanza è religiosamente rilevata.