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Śakuntalā

personaggio del Mahābhāratā, protagonista di una poetica storia d'amore che ispirò a Kālidāsa il dramma omonimo, in 7 atti, rappresentato intorno al 400 d. C. alla corte indiana di Ujjain. La bella Śakuntalā, sposa segreta di un re, offende involontariamente un saggio che la punisce condannandola a essere dimenticata dal marito fin quando egli non rivedrà un certo anello che lei porta. L'anello va perso ed è solo quando verrà ritrovato nel ventre di un pesce che i due sposi potranno felicemente riunirsi. Opera di altissimo valore poetico, tanto da essere considerata uno dei massimi capolavori della drammaturgia di tutti i tempi, Śakuntalā venne conosciuta in Occidente grazie alla traduzione inglese di William Jones (1789) e fu subito esaltata da Goethe, da Schiller e da Herder. È rimasta in repertorio in India e se ne sono tentate rappresentazioni in vari Paesi europei.

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