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Mahābhārata

massima epopea, insieme al Rāmāyana, dell'induismo e forse il più lungo poema del mondo. È diviso in 18 grandi tomi che insieme danno corpo a una sterminata enciclopedia di leggende, di precetti morali, di analisi filosofica, di mitologia e di consigli spiccioli. Il nucleo narrativo vero e proprio non occupa più d'un quarto di questa enorme epopea, che si stempera in una congerie di episodi e aneddoti marginali. Secondo la tradizione l'autore del Mahābhārata sarebbe il mitico vate Vyāsa, che avrebbe dettato il testo al dio-elefante Ganeśa. In realtà i contributi sono innumerevoli, aggiunti, in un notevole arco di tempo, a un nucleo originario costituito da una breve ballata marziale in pracrito, resa in seguito irriconoscibile dalle accessioni e dall'uso del sanscrito. La vicenda centrale narra il conflitto tra i cinque fratelli Pānḍava (Yudhiṣṭhira, il maggiore, Bhīma, il poderoso, Arjuna, l'ardito, e i meno noti Nakula e Sahadeva) e i loro cugini Kaurava, capeggiati dal ribaldo Duryodhana per la successione di Hastināpura. Dopo alterne fortune, cui partecipano attivamente anche gli dei, soprattutto Kṛṣṇa, i cinque Pānḍava sconfiggono gli avversari in campo aperto e vengono reinsediati in Hastināpura, com'era loro diritto. Malgrado la trama sia sempre la stessa, non esiste una versione “ufficiale” dell'epopea, le cui innumerevoli edizioni variano notevolmente, specie tra Nord e Sud. Lo stesso vale anche per i manoscritti rinvenuti finora, che sono ca. 1300.

Bibliografia

O. Botto, Le letterature d'Oriente, Milano, 1969; V. Pisani, L. P. Mishra, Le letterature dell'India, Milano, 1971.

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