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Acciaiuòli

famiglia d'origine bresciana emigrata a Firenze (inizi sec. XII), dove parteggiò per i Guelfi schierandosi poi con quelli di parte nera. Sul finire del sec. XIII Leone di Riccomanno fondò una compagnia bancaria, che operò soprattutto per gli Angioinii Napoli, ma anche per i papi, per Edoardo III d'Inghilterra, per i Gerosolimitani di Rodi e nel Levante. Coinvolta nei fallimenti fiorentini del 1345 (vedi Bardi), la compagnia fu liquidata (1355) con un lungo strascico di contese tra la Curia e la Signoria fiorentina; l'alto clero infatti, parte cospicua nei registri creditizi degli Acciaiuoli, rifiutò sempre le transazioni dei sindaci della Signoria, curatori del fallimento. Nel sec. XV gli Acciaiuoli presero parte alle lotte tra Medici e Albizzi a favore dei primi. Acciaiuolo (m. 1341 o 1349), priore a Firenze, fu il promotore dell'espansione della compagnia in Grecia e nel Levante. Angelo (Firenze 1298-Napoli 1357), arcivescovo di Firenze, curò gli interessi della famiglia e prese posizione nel conflitto tra Firenze e la Chiesa al tempo del fallimento della compagnia. Ranieri (m. 1394), nipote di Niccolò, trasferitosi in Grecia, dove ottenne la signoria di Corinto e più tardi (1385) il ducato d'Atene, diede origine a un nuovo ramo della famiglia, che mantenne il ducato fino alla metà del sec. XV, quando Francesco II (m. 1460) fu deposto e fatto uccidere da Maometto II. Il ramo italiano degli Acciaiuoli, che diede illustri uomini politici e insigni letterati, si estinse nel 1834.

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