Atène

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(Athína). Capoluogo del nomós dell'Attica e capitale della Grecia, 745.514 ab. (2001); 3.761.810 ab. (2001) l'agglomerato urbano, detto Grande Atene.

Generalità

Per la straordinaria importanza della sua storia antica e della sua cultura – dalla filosofia alla politica, dalla letteratura all'arte e all'architettura – Atene è tradizionalmente ritenuta la culla della civiltà occidentale. È situata nella sezione orientale del Paese, al margine di una piana costiera circondata dai monti Egaleo (Aigáleōs), Parnaso, Pentelico, Imetto e aperta a S sul golfo di Egina, con le insenature del Pireo e del Falero. La piana, percorsa dai fiumi Cefiso (Kēfisós) e Ilisso (Ilissós) – entrambi poco più che torrenti, asciutti in estate –, è interrotta da una serie di colline, fra cui quelle del Licabetto (277 m), dell'Acropoli (156 m) e dell'Areopago (115 m). Abitata prob. fin dal III millennio a. C., la città deve il suo sviluppo alla favorevole posizione geografica in una pianura che permetteva una sufficiente produzione agricola ed era compresa fra il mare e le montagne; queste ultime, pur agevolando la difesa della città, non ostacolavano le comunicazioni con il resto della Grecia ed erano inoltre ricche di pascoli e di materiali da costruzione (marmi del Pentelico e dell'Imetto, calcari del Licabetto). Attualmente, unita al porto del Pireo affacciato, a ca. 8 km a SO, sul golfo di Saronico, Atene forma un solo grande agglomerato urbano, esteso per 427 km².Capitale della cultura europea nel 1985, Atene è stata per due volte sede delle Olimpiadi: nel 1896, anno della prima edizione dei giochi moderni, e nel 2004. Dal 1987 l'UNESCO ha inserito l'Acropoli ateniese tra i siti Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Urbanistica: la città antica

La città originaria aveva per centro l'Acropoli e si sviluppò a partire dal sec. XV a. C. in varie direzioni "La pianta che illustra lo sviluppo della città è a pag. 73 del 3° volume." . "Per lo sviluppo della città vedi cartina al lemma del 3° volume." Intorno ai sec. X-VIII a. C. l'abitato doveva comprendere le colline dell'Acropoli, della Pnice, delle Ninfe, dell'Areopago e del Museo e successivamente si estese verso la piana dell'Ilisso. Nel periodo classico, quando Atene contava presumibilmente 70-80.000 ab., l'espansione della città continuò verso NW con l'Agorá, centro della vita civile e commerciale, e verso Il Pireo (è di quel tempo anche la costruzione dell'acquedotto di Pisistrato). Con la dominazione romana (specie sotto Adriano ed Erode Attico), Atene si estese a NE dell'Acropoli (città di Adriano) e a SE fino all'Imetto. Successivamente durante i periodi bizantino e turco, la città perse gran parte della sua importanza.

Urbanistica: la città moderna

Lo sviluppo di Atene moderna ebbe inizio nel 1834 quando la città, che allora contava non più di 5000 ab., fu designata quale capitale del nuovo Stato greco . Dall'antico centro, rappresentato dall'Acropoli, l'abitato si ramificò in ogni direzione con la costruzione di estesi quartieri suburbani, dapprima verso N, nella piana del Cefiso e verso NE, sulle pendici del Licabetto e oltre, e successivamente verso S e SE, fino a raggiungere il mare. Oggi la città ha praticamente ricoperto tutta la piana e si estende dall'Egaleo all'Imetto e dal mare all'estremo sobborgo settentrionale di Kēfisiá, ai piedi del Pentelico. Il centro urbano comprende la Plaka, quartiere che più di ogni altro conserva l'impronta delle dominazioni bizantina e turca, con vie strette e tortuose, e le piazze della Costituzione (Sindágma) e della Concordia (Omonía), unite dai viali Venizélos (Léoforos Venizélou) e Stadíon (Léoforos Stadíon). Qui sorgono il palazzo del governo, l'università, il Grande e il Piccolo Tempio Metropolitano, l'Accademia delle Scienze, il Politecnico, il Museo Nazionale, il Parlamento e altri edifici religiosi, politici e amministrativi. I sobborghi industriali si estendono invece verso il Pireo e verso il monte Egaleo, a NW. Il quartiere più elegante, quello di Kolonaki, si estende sulle pendici settentrionali del Licabetto. Intorno al centro si sono formati, dopo il 1923, alcuni sobborghi regolari a scacchiera, costruiti per i profughi dell'Asia Minore: Kallithéa a S e SW, che oggi arriva al mare, unendosi con Nuovo Falero (Néon Fálēron); Néa Smýrnē a S; Sepólia, Palisia, Néa Iōnía e Néa Filadélfeia a N. Verso SE si affacciano al golfo di Egina i centri di Falero Vecchio (Palaión Fálēron) e Glyfáda.La designazione di Atene a sede delle Olimpiadi del 2004 – dopo che un decennio prima era svanita la possibilità di tornare a ospitare nel 1996 l'edizione che celebrava il centenario dei Giochi moderni – è stata il pretesto per avviare ambiziosi progetti di rinnovamento urbanistico della capitale. Oltre agli essenziali interventi sulle infrastrutture dei trasporti – su tutti: il nuovo aeroporto internazionale di Spata (2001); il potenziamento della linea ferroviaria Atene-Il Pireo e la relativa ristrutturazione della stazione ISAP del Pireo (2000-2001) – e l'edificazione di nuovi impianti – il nuovo complesso olimpico a N della città, dove sorge anche il Nuovo Stadio Olimpico – il progetto più significativo è stato quello che ha previsto il collegamento dei siti archeologici in un unico parco archeologico, dall'Olympiéion al Ceramico, e il contemporaneo rinnovamento del centro storico. Il piano urbanistico ha interessato i luoghi-simbolo della città moderna, da piazza Omonía a piazza Sindágma, da piazza Monastirakiou alle principali vie del centro.L'evento olimpico è stato anche un'occasione per dare una svolta all'annoso progetto di restauro e conservazione dell'Acropoli, avviato nel 1975 e ancora in corso. Nel luglio del 2004, alla vigilia dell'apertura dei Giochi, è stato portato a termine il restauro del pronao del Partenone e la ripulitura conservativa del fregio occidentale, come pure il restauro della parete nord dell'edificio centrale e del colonnato orientale dei Propilei.

Popolazione

La crescita demografica che ha portato la Grande Atene a concentrare quasi il 30% della popolazione greca non è avvenuta senza gravi squilibri, assai evidenti così nella struttura urbanistica come in quella socio-economica. Iniziata sotto l'impulso bipolare della nuova capitale e del suo porto (che, nei primi anni del sec. XX contavano rispettivamente 150.000 e 50.000 ab.), essa subiva un trauma decisivo proprio con la forzata immigrazione di oltre 200.000 persone in seguito allo scambio con la Turchia imposto dal trattato di Losanna. Successivamente l'urbanesimo fu alimentato dall'abbandono delle montagne e delle isole dell'arcipelago greco da parte di masse rurali in cerca di migliori possibilità di lavoro e di vita. Così, paradossalmente, una delle più antiche e prestigiose città del Mediterraneo ha percorso, in epoca moderna, la vicenda delle grandi agglomerazioni tipiche dei Paesi sottosviluppati, evidenziando stridenti contrasti fra quartieri amministrativi o residenziali di altissimo livello e sobborghi privi di un'appena sufficiente dotazione infrastrutturale, talora vere e proprie bidonville dall'aspetto caotico e miserabile. Raggiunto il milione di ab. intorno al 1940, e nonostante il rallentamento dovuto al secondo conflitto mondiale, la conurbazione ateniese faceva registrare 1.244.000 ab. al censimento del 1951 saliti a 1.837.000 ab. nel 1961. Ancora nel decennio seguente, al saldo naturale positivo di ca. 16.000 unità si aggiungevano 50.000 immigrati all'anno, portando al risultato complessivo di oltre 2.530.000 ab. nel 1971. I tassi di incremento diminuirono poi leggermente, ma senza che si potesse parlare di decentramento o controurbanizzazione, come nel caso delle altre maggiori capitali e città europee. Sui ristretti spazi della Grande Atene si scaricavano enormi flussi di consumi, sia di capitali (investiti particolarmente nelle costruzioni: oltre la metà dell'intero patrimonio edilizio nazionale), sia di beni e servizi. Per fare un esempio, l'aeroporto di Hellēnikón, aperto alla fine degli anni Cinquanta, si trovava subito stretto nella morsa dell'urbanizzazione, lungo la direttrice residenziale e turistico-balneare di SE, al punto da costringere a espropri e demolizioni per garantirne un'appena sufficiente funzionalità.

Storia

La tradizione attribuisce l'unificazione di Atene a un processo di sinecismo tra i vari distretti (demi) in cui era divisa l'Attica, avvenuto per opera del leggendario re Teseo. Il passaggio dal primitivo regime monarchico a quello aristocratico avvenne prob. fra i sec. XII e VII a. C. per progressivo esautoramento della monarchia a favore dell'aristocrazia (eupatridi), all'interno della quale furono originariamente eletti gli arconti, la cui carica fu prima a vita, poi per dieci anni e infine annuale (683-682). La vita politica era completamente dominata dalle grandi famiglie aristocratiche le quali, in mancanza di una legislazione scritta, che si ebbe soltanto sotto l'arcontato di Dracone, esercitavano anche la funzione giudiziaria sulla base di norme consuetudinarie. Dopo Dracone un passo ulteriore nell'indebolimento dell'aristocrazia terriera si compì con l'ordinamento timocratico fondato sulla divisione in quattro classi censitarie (pentacosiomedimni, triacosiomedimni o hyppéis, zeugiti, teti). Introdotto, secondo la tradizione degli attidografi e di Aristotele (Costituzione Ateniese VII, 3), da Solone durante il proprio arcontato (595-594 o 594-593), apriva la vita politica a un più ampio strato della popolazione. La costituzione soloniana non aveva tuttavia risolto i problemi politici interni della città, divisa dalle lotte tra le fazioni dei paralii, dei pediei e dei diacri. Postosi alla testa dei diacri, Pisistrato instaurò la tirannide (561) e, occupando il Chersoneso tracico, pose le basi dell'espansione commerciale di Atene sul mare; all'interno favorì i piccoli proprietari, promosse le arti e diede impulso al commercio. Suo figlio Ippia, salito al potere con il fratello Ipparco (m. 514) dopo la morte del padre (528-527), fu costretto a lasciare Atene in seguito alla rivolta capeggiata dagli Alcmeonidi e appoggiata da Sparta (510). Clistene, capo degli Alcmeonidi, diede vita a una nuova costituzione (508), basata sulla divisione dei cittadini in dieci tribù territoriali (Eretteide, Egeide, Pandionide, Acamantide, Leontide, Oineide, Cecropide, Ippotontide, Aiantide, Antiochide), destinata a neutralizzare le fazioni fondate sui raggruppamenti genetici e locali. Ciascun cittadino aveva diritto a partecipare alla bulè, il nuovo consiglio destinato a sostituire l'Areopago e composto di 500 membri, 50 per ogni tribù, eletti col sistema del sorteggio. Accanto alla bulè e all'ecclesia rimaneva in vigore nelle sue funzioni il collegio degli arconti eletti prima uno per tribù, poi (486-485) sorteggiati. All'arconte polemarco furono affiancati dieci strateghi, eletti uno per tribù, che comandavano i reparti (táxeis) forniti da ogni tribù. Anche dopo l'esilio di Clistene (506) il popolo ateniese seppe difendere da ogni attacco oligarchico la costituzione democratica e seppe affrontare validamente le due guerre persiane (490 e 480-479). I successi riportati contro i Persiani aprirono la strada al rapido sviluppo della potenza marittima di Atene, a cui, dopo la presa di Sesto nel Chersoneso (478), Sparta cedette il comando della flotta confederata. Il fatto più saliente della pentecotetía, l'intervallo di 50 anni che divide la presa di Sesto dalla guerra del Peloponneso, fu la costituzione (478-477), in funzione antipersiana, della Lega Delio-Attica che, con la trasformazione dell'originaria alleanza (symmachía) in impero (arché) e con la riduzione degli alleati alla condizione di sudditi e di tributari, divenne ben presto strumento della politica imperialistica di Atene. Contemporaneamente si sviluppò nella città un vigoroso programma di riforme in senso democratico; avviato da Efialte nel 462 con la riduzione delle prerogative dell'Areopago, esso fu portato a compimento da Pericle con l'istituzione di un compenso in denaro sia per gli eliasti (eliástikon) sia per gli arconti e i buleuti (misthophoría) e con l'ammissione all'arcontato degli zeugiti (457-456) e poi dei teti. In quello stesso periodo cominciò a delinearsi il conflitto con Sparta; la guerra ebbe inizio con operazioni in Beozia e nel Peloponneso e si concluse nel 445 a. C. con una tregua trentennale, ma il continuo antagonismo tra i due blocchi imperialistici della Lega Peloponnesiaca e della Lega Delio-Attica dette origine nel 431 alla cosiddetta guerra del Peloponneso. Le vicende della guerra, che durò 27 anni e si concluse con il crollo del predominio ateniese (404), ebbero notevoli conseguenze sulla politica interna della città; dopo la breve parentesi oligarchica del governo dei Quattrocento nel giugno-settembre 411, gli ordinamenti democratici, pienamente restaurati nel luglio del 410, furono nuovamente abbattuti con l'imposizione nel 404 da parte di Sparta del governo dei Trenta tiranni. Nel 403 fu restaurato, a opera di Trasibulo, il governo democratico; poco dopo Atene riaffermava la piena indipendenza partecipando con Corinto, Argo e Tebe alla coalizione antispartana (vedi guerra di Corinto, 395-386). Dopo la Pace di Antalcida (386), a cui Sparta era stata costretta dal fallimento del suo programma di lotta panellenica contro la Persia, Atene riprese l'alleanza con Tebe (379) costituendo nello stesso tempo la cosiddetta II Lega Navale che, a differenza della Lega Delio-Attica, rispettava l'autonomia degli alleati e proseguì la guerra contro Sparta. La contemporanea ricostituzione della Lega Beotica da parte di Tebe indusse Atene, preoccupata per l'ascesa tebana, a un riavvicinamento a Sparta, a fianco della quale si schierò apertamente quando la battaglia di Leuttra (371) ebbe segnato il crollo dell'egemonia spartana sulla Grecia. Quando Filippo II di Macedonia nel 359 intraprese una vigorosa politica di espansione, Atene, coinvolta nella guerra degli alleati (357-355), fronteggiò solo fiaccamente il nemico, nonostante le esortazioni di Demostene, e più tardi, nel 346, ne riconobbe le conquiste (Pace di Filocrate). La guerra riprese sugli stretti (Bisanzio) e in Grecia (conquista di Elatea da parte di Filippo) nel 340-339 e Demostene suscitò contro Filippo una coalizione che comprendeva la Lega Navale ateniese, la Lega Euboica e la Lega Beotica. La sconfitta dei collegati a Cheronea (338) pose fine alla potenza politica di Atene. Dopo la morte di Filippo, i tentativi di Atene di riconquistare la propria potenza saranno destinati a fallire, dall'appoggio all'insurrezione di Tebe, duramente repressa da Alessandro Magno (335), alla partecipazione alla guerra lamiaca contro Antipatro (323-322). Nel corso delle guerre tra i diadochi la città, divenuta strumento delle loro rivalità, ebbe ancora momenti di restaurazione democratica, nel 318, da parte di Poliperconte e nel 307, da parte di Antigono Monoftalmo e Demetrio Poliorcete, in onore dei quali due nuove tribù ateniesi presero il nome di Antigonide e di Demetriade. Un altro vano sussulto della libertà ateniese si ebbe con la guerra cremonidea nel 267 o 266. Infine la partecipazione della città, attaccata da Filippo V per l'uccisione di due acarnani, a una nuova coalizione antimacedone, contribuì a determinare (200) l'intervento romano e la sconda guerra macedonica. Nel 196 Atene con le altre città greche riebbe, in base al proclama di T. Quinzio Flaminino, la propria libertà, ma, dopo la battaglia di Leucopetra, nel 146 essa fu posta alle dipendenze del governatore della provincia romana di Macedonia in qualità di civitas libera et foederata. Unitasi alla generale sollevazione dei Greci promossa da Mitridate (88-87), fu espugnata da Silla e dovette subire un duro saccheggio oltre alla devastazione dell'Acropoli e all'abbattimento delle attrezzature del Pireo (86). Da quel momento Atene restò, anche sotto il dominio romano (aggregata alla provincia di Acaia istituita da Augusto nel 27 a. C.), un grande centro culturale e artistico pur avendo perso ogni importanza politica. Sotto il dominio bizantino (sec. VII-XI) decadde al ruolo di centro di provincia; nel sec. XI diventò sede arcivescovile. Già parte del tema di Ellade, quasi del tutto esclusa da infiltrazioni slave, nel sec. XII formò con l'Attica provincia a sé col nome di Orion e iniziò una ripresa economica che continuò nei due secoli successivi. Conquistata dai Latini durante la IV Crociata (1205) fu sede del Ducato di Atene, costituito nel 1205, retto dapprima dai duchi de la Roche, passò nel 1308 a Gualtiero di Brienne, poi agli Aragonesi di Sicilia, infine (1385) ai fiorentini Acciaiuoli. Nel 1461 fu definitivamente conquistato dai Turchi che vi rimasero fino al sec. XIX. Il Ducato fu uno dei centri del movimento di insurrezione nazionale, finché nel 1822 gli abitanti cacciarono il presidio turco. Rioccupata nel 1827, venne definitivamente liberata il 31 marzo 1833. Il 18 settembre 1834 fu proclamata capitale del nuovo Stato indipendente, il Regno di Grecia. Occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale (28 aprile 1941), rimase sotto il loro controllo fino al 13 ottobre 1944 quando fu liberata dalle truppe alleate. Nel gennaio del 1945 Atene fu teatro della guerra civile che si accese in Grecia in seguito alla liberazione e, nell'autunno del 1973, della protesta di studenti e operai contro il regime di G. Papadopulos.

Archeologia e arte

Dell'Atene “micenea” si conservano resti solo sull'Acropoli: tratti delle mura ciclopiche, cisterne, qualche traccia di edificio sotto l'Eretteo e avanzi del bastione esterno, detto Pelargico (o Pelasgico), che proteggeva la città bassa. Poco si sa dello sviluppo urbanistico di Atene dopo l'invasione dorica e nel periodo arcaico, tra i sec. XI e VI a. C.: i rinvenimenti di tombe, pozzi e di qualche resto di abitazione in varie zone attorno all'Acropoli (Agorá, Areopago, Kolonós Agoráios, Olympiéion ecc.) fanno pensare a un abitato molto irregolare, formato da piccoli agglomerati sparsi e tuttavia notevolmente esteso. Fin dall'età più arcaica Atene si sviluppò in modo spontaneo, caotico, senza un piano ordinato, con strade strette e tortuose e case non allineate, con i vari quartieri disposti “a ruota” (secondo la definizione di Erodoto) attorno al perno dell'Acropoli, tale restando sostanzialmente fino all'età romana. Nel corso del sec. VI a. C., nell'età di Solone e sotto la tirannide di Pisistrato e dei suoi figli, si ebbero in Atene importanti opere pubbliche, quali la sistemazione della nuova Agorá ai piedi dell'Areopago, la costruzione del tempio di Atena Poliás sull'Acropoli, la costruzione della Via Sacra dal Ceramico all'Acropoli, la costruzione di acquedotti e fontane pubbliche. Dopo l'invasione persiana e la distruzione del 479 a. C., la città fu ricostruita senza alcun piano regolatore, ricalcando lo schema precedente, nell'ambito della nuova cinta di mura fatta costruire da Temistocle. Fra il 450 e il 420 a. C., Atene conobbe, soprattutto sotto il governo di Pericle, il suo periodo di maggior splendore politico, monumentale e urbanistico. Entro la cerchia delle mura temistoclee si estendevano i vari quartieri o demi (Kolonós Agoráios, Melite, Ceramico, Skambónidai, Limne, Kóllytos) disposti attorno all'Acropoli, centro religioso e ideale della città, che fu completamente rinnovato e ornato di splendidi monumenti: in primo luogo il Partenone, il perfetto tempio dorico ottastilo dedicato ad Atena, costruito dall'architetto Ictino e decorato dalle sculture di Fidia. Accanto al Partenone sorse, su progetto dell'architetto Filocle, l'Eretteo, dedicato al culto di Atena Poliade e di Posidone Eretteo, dotato di un doppio pronao ionico e completato, sul lato rivolto al Partenone, dalla loggetta delle Cariatidi. All'Acropoli si accedeva attraverso i Propilei, monumentale ingresso con colonne di ordine dorico e ionico, opera dell'architetto Mnesicle. Dominava l'accesso, sull'antico bastione miceneo, il tempietto ionico tetrastilo di Atena Nike, recinto da una balaustra scolpita con figure di Níkai (Vittorie). A W dell'Acropoli sorgeva la collina dell'Areopago, sede del tribunale per i crimini di sangue, e della Pnice, con la cavea destinata alle riunioni dell'assemblea popolare. Fra l'Acropoli e il piccolo colle del Kolonós Agoráios, aveva sede l'Agorá, centro della vita amministrativa e mercantile, circondata da edifici sacri e pubblici, quali il tempio di Apollo Patróos, l'altare dei dodici dei, il Bouleutérion e la Poikile Stoá, il portico ornato dalle famose pitture di Polignoto. Sul lato ovest l'Agorá era dominata dal tempio dorico dedicato a Efesto (il cosiddetto Theséion) tuttora perfettamente conservato. Nell'area del Ceramico esterno, oltre la Porta del Dipylon, si estendevano le necropoli, ricche di stele scolpite e di monumenti funerari. Le “lunghe mura” univano poi Atene al porto e alla città del Pireo, costruita su progetto di Ippodamo di Mileto, con impianto urbanistico a strade ortogonali, l'Emporio e l'Agorá. Sulle pendici meridionali dell'Acropoli sorse, a partire dal sec. VI a. C., il teatro di Dioniso, al quale si affiancò, verso il 445 a. C., l' Odèion di Pericle. In età ellenistica la città subì distruzioni e rifacimenti e si arricchì di altri importanti monumenti quali il Portico di Attalo nell'Agorá e il Portico di Eumene sotto l'Acropoli. Poco si conosce sulla struttura delle case private del periodo classico ed ellenistico, che erano, per lo più, del tipo a cortile centrale o anche di tipologia più semplice. Nell'86 a. C. Atene fu gravemente danneggiata dall'assedio e dalla conquista da parte di Silla. Risorse tuttavia in breve tempo e nell'età di Augusto fu abbellita di nuovi edifici, quali il tempio di Roma e Augusto sull'Acropoli e la cosiddetta Agorá romana, mentre la città si ingrandiva verso W e verso la valle dell'Ilisso. Sotto l'imperatore Adriano, che fu onorato quale secondo fondatore della città, in Atene furono costruiti nuovi importanti monumenti quali la Stoá con biblioteca presso l'Agorá romana, il nuovo Pompéion e il tempio di Zeus Olimpio (Olympiéion), rimasto incompiuto. All'età degli Antonini risalgono lo stadio in marmo e l'Odèion, dovuti alla munificenza di Erode Attico. Anche nel tardo impero, particolarmente sotto Teodosio e i suoi figli, si ebbero nuove ricostruzioni, restauri di edifici e la costruzione di varie basiliche paleocristiane. Il monumento più importante di questa fase tardoantica è il grande Ginnasio, che occupò la parte centrale dell'antica Agorá. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 158-171" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 158-171"

Architettura sacra e profana

In epoca bizantina vennero costruite nella città e nei dintorni numerose chiese che costituiscono un complesso particolarmente notevole per l'evoluzione delle strutture e delle piante, che vanno dalle semplici forme basilicali dei sec. IX-X alle complesse piante centrali dei sec. XI-XII. Tra le chiese basilicali vanno ricordate quelle di San Dionigi, Ipapanti, San Filippo, San Giovanni Mangutis (tutte del sec. IX). Dal sec. XI si afferma la pianta a croce greca iscritta nel quadrato, sia nella forma più semplice e diffusa detta “greca” (Kapnikarea e San Eleuterio, del sec. XI; chiese dei monasteri di Omorfi Ekklisia e di San Giovanni Kinigos sul Citerone, del sec. XII), sia nella più complessa forma “costantinopolitana” (conventi di Kesariani e di Asteri). Ma sono rappresentate, della tipologia chiesastica bizantina, anche le rare forme a tetraconco (Santissimi Apostoli, del sec. XI ) e ottagonale (Sotira Likodimu, sempre del sec. XI). Molte di queste chiese subirono restauri e vennero decorate con affreschi nei successivi periodi del Ducato di Atene (1205-1461) e della dominazione turca (1456-1830). Particolarmente notevoli sono le pitture della chiesa di Omorfi Ekklisia, di autori della scuola macedone (sec. XIII). In Atene si conservano anche alcune rare testimonianze di epoca musulmana, come la moschea del Conquistatore o di Fatih Sultan Mehmed e la moschea del Bazar. Dopo il 1830, si volle dare alla città, divenuta capitale del nuovo Stato, un aspetto moderno. Un gruppo di architetti tedeschi e danesi lavorò ad Atene erigendo un gran numero di edifici neoclassici (università, palazzo reale ora Parlamento, cattedrale nuova o Evangelistria, Accademia, Biblioteca Nazionale) e si impose una moda classicheggiante che gli architetti locali prolungarono fino agli inizi del sec. XX. Dell'architettura contemporanea l'opera più importante è l'ambasciata USA (1956), di Walter Gropius. Tra i musei contengono materiale archeologico il Museo dell'Acropoli; il Museo Archeologico Nazionale, uno dei più importanti del mondo; il Museo dell'Agorá; il Museo del Ceramico; il Museo Numismatico; il Museo dell'Arte Cicladica e il Museo archeologico del Pireo, incentrato su reperti di archeologia marina; per l'arte bizantina notevolissimi sono il Museo Benaki, il Museo Bizantino e Cristiano, del quale si ricorda soprattutto la collezione di icone che vanno dai sec. IX al XIX; raccolgono testimonianze storiche della città e della civiltà greca il Museo Storico Nazionale, il Museo della città di Atene, il Museo navale. Tra i musei di più recente fondazione si ricorda il Gaia Centre, moderno distaccamento del Museo Goulandri di Storia Naturale, incentrato sull'aspetto educativo e interattivo, con ampio e intelligente utilizzo di risorse multimediali.

Biblioteche

Poche notizie si hanno di antiche biblioteche pubbliche e private greche. Secondo Aulo Gellio la biblioteca pubblica di Atene sarebbe stata fondata da Pisistrato, accresciuta dai suoi figli e in seguito dalla Repubblica. Portata in Persia da Serse I come bottino di guerra, un secolo e mezzo dopo ritornò ad Atene per opera di Seleuco Nicatore. L'odierna Biblioteca Nazionale racchiude più di 700.000 volumi, 130 archetipi, 2500 paleotipi, 3200 manoscritti, tra cui due preziosi Tetra-Evangeli dei sec. X-XI riccamente miniati.

Economia

Fin dalla prima guerra mondialeAtene è stata un importante snodo mercantile. A partire dagli anni Sessanta del Novecento, inoltre, con l'incentivazione della presenza di capitale estero, soprattutto attraverso l'apertura di sedi direzionali e operative rivolte ai mercati del Levante, Atene è divenuta un grande centro finanziario e commerciale, oltre che industriale, grazie anche allo sviluppo del movimento portuale. Le localizzazioni produttive – ca. la metà dell'intero comparto nazionale – dalla direttrice iniziale Atene-Pireo, si sono estese lungo le coste della baia di Eleusi, interessando i settori metalmeccanico (cantieri navali, siderurgia), chimico (fertilizzanti, materie plastiche), cementiero ed elettromeccanico, accanto alle più tradizionali lavorazioni tessili (tappeti), alimentari (distillerie), del tabacco e del cuoio. Il disordinato sviluppo industriale degli ultimi decenni del secolo scorso è una delle principali cause, oltre al poco controllato incremento del traffico urbano, dell'alto livello di inquinamento di Atene: i recenti governi hanno cercato di delocalizzare la crescita di nuove industrie in area urbana aumentando le imposte per le imprese cittadine e promuovendo facilitazioni fiscali a chi impiantava nuove attività in altre aree.Tra le principali voci di scambio che interessano l'export portuale vi sono prodotti agroalimentari (vini, olii, zucchero, generi ortofrutticoli), tessili (cotone) e di abbigliamento. Atene è sede di una Borsa valori e vi si concentra la maggioranza delle attività editoriali e di imprese di telecomunicazione.L'intenso movimento turistico (ca. 10 milioni di visitatori l'anno) si avvale di un buon sistema di comunicazioni stradali (autostrade per Patrasso e Salonicco), marittime e aeree, che fa di Atene il nodo fondamentale fra l'Europa meridionale e il vicino Oriente, soprattutto con l'apertura nel 2001 del nuovo aeroporto internazionale Eleftherios Venizelos, a Spata, ca. 18 km a E del centro città.

Curiosità

A parte le manifestazioni religiose e popolari relat. alla Pasqua, la festività più importante nel calendario greco-ortodosso, l'evento culturale di maggior rilievo ad Atene, è il Festival Ellenico, che si svolge lungo tutto l'arco dell'estate da metà giugno alla fine di settembre e prevede rappresentazioni teatrali presso il teatro romano di Erode Attico, ai piedi dell'Acropoli, oltre numerosi altri concerti musicali e spettacoli di danza.

Per la geografia

Les Guides Bleus, Athènes et ses environs, Parigi, 1960; Guide Fodor, Grecia, Firenze, 1961; P. Lannois, Grecia. Atene e l'Attica, Verona, 1983.

Per la storia

G. De Sanctis, Atthis, Storia della Repubblica ateniese, Torino, 1912; idem, Pericle, Milano-Messina, 1944; G. Giannelli, Trattato di storia greca, Roma, 1961; M. Sordi, Storia greca, Milano, 1971; S. Cataldi, La democrazia ateniese e gli alleati, Padova, 1984.

Per l'arte e l'urbanistica

I. T. Hill, The Ancient City of Athens, its Topography and Monuments, Londra, 1953; R. Martin, L'urbanisme dans la Grèce antique, Parigi, 1956; W. Johannowski, voce Atene, in “Enciclopedia dell'Arte Antica”, Roma, 1958; C. A. Robinson, Athens and the Age of Pericles, New York, 1959; J. Travlos, Lo sviluppo dell'urbanistica in Atene, Atene, 1960; H. Thompson, The Athenian Agora, Atene, 1962; J. Miliadis, The Acropolis, Atene, 1963; A. Procopiou-E. Smith, Atene, Novara, 1964; A. Giuliano, L'urbanistica delle città greche, Milano, 1966; J. Gagners, L'acropole d'Athènes, Parigi, 1971; J. Travalos, Athènes au fil des temps. Atlas historique d'urbanisme et d'architecture, Parigi, 1972; R. Carpenter, Gli architetti del Partenone, Torino, 1979; G. Carta, La scuola dell'Ellade. Analisi urbanistica sull'acropoli ateniese, Palermo, 1987.

Media

Atene.Atene.Atene.