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Alfònso V (re di Aragona)

re di Aragona, IV conte di Catalogna, I re di Napoli, detto il Magnanimo (? 1396-Napoli 1458). Succedette al padre Ferdinando I nel 1416; malvisto da Aragonesi e Catalani, che consideravano imposti i re della nuova dinastia instaurata dopo il compromesso di Caspe, riuscì tuttavia a conquistare la simpatia dei sudditi per il buon governo e il successo nelle imprese militari. Rafforzò l'occupazione della Sardegna e tentò quella della Corsica; respinto dai Genovesi, abbandonò l'impresa alla fine del 1421 quando fu chiamato come erede al trono da Giovanna II di Napoli che lo oppose a Luigi III duca d'Angiò. Nonostante le numerose vittorie conseguite contro gli Angiò e una prima conquista di Napoli, Alfonso V fu sconfessato dalla regina Giovanna. Tornato in patria egli attese l'occasione per ritentare la conquista di Napoli. Nel 1435, alla morte di Giovanna II e di Luigi III, si oppose a Renato d'Angiò, nipote di Luigi, ma, battuto nella battaglia navale di Ponza (agosto 1435), fu fatto prigioniero dai Genovesi e consegnato al duca di Milano, Filippo Maria Visconti. La prigionia di Alfonso V fu di breve durata; accordatosi in segreto col duca egli fu liberato, ottenne l'alleanza di Milano e poté riprendere le ostilità. Il 12 giugno 1442, dopo una lunga lotta con gli Angioini, sostenuti dal papato, Venezia e Firenze, riuscì a conquistare Napoli; l'anno seguente otteneva anche l'investitura pontificia. Il suo regno fu da quel momento ancor più assorbito dai problemi italiani e Alfonso V lasciò i territori spagnoli alle cure del fratello Giovanni (poi Giovanni II) e della moglie Maria di Castiglia. Alla morte di Filippo Maria Visconti tentò di succedere al duca di Milano, ma la Pace di Lodi del 1454 gli tolse ogni vantaggio. Qualche tempo dopo morì nel castello dell'Ovo, mentre si apprestava a partire per una spedizione in Oriente. Alfonso V fu un sovrano con grandi ambizioni di espansione nel Mediterraneo che non gli impedirono tuttavia di occuparsi anche dei suoi sudditi: cercò di fondere Catalani e Castigliani e fece di Napoli un centro artistico e culturale. Amico e protettore di poeti, musicisti e umanisti, fu elogiato dai contemporanei come sovrano illuminato e generoso, mentre la critica moderna gli fa carico di aver impoverito Catalogna e Aragona per realizzare le conquiste italiane e le utopistiche pretese di egemonia mediterranea. Lo si accusa inoltre di aver provocato la separazione del Regno di Napoli da quello di Aragona, da lui lasciati rispettivamente al figlio Ferdinando e al fratello Giovanni.

Bibliografia

P. Gentile, La politica interna di Alfonso V, Montecassino, 1909; G. Soler, Itinerario de Alfonso V, Saragozza, 1909 e La Edad Media en la Corona de Aragón, ivi, 1944; B. Croce, Storia del regno di Napoli, Bari, 1925; A. Soria, Los humanistas en la corte de Alfonso el Magnánimo, Granada, 1956.

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