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Amàzzoni

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Generalità

(greco Amazónes), mitico popolo di donne guerriere che i Greci concepirono per significare la barbarie dialetticamente opposta alla grecità. Le Amazzoni nel mito erano sempre nemiche dei Greci: ora alleate dei Troiani, ora minaccianti direttamente lo stesso suolo greco (celebre era il racconto di una loro incursione nell'Attica). L'idea medesima dell'esistenza di donne guerriere ripugnava alla concezione sociale greca in cui le donne erano tenute lontane dalla guerra. Il nome di Amazzoni era spiegato come “prive di mammelle” e dunque, in senso lato, della femminilità. Le mammelle, secondo una leggenda, venivano bruciate perché non impedissero il maneggio dell'arco. Studiosi moderni fanno risalire il nome a un termine asiatico, masa, che significa “luna”.

Iconografia

Il tema delle Amazzoni compare nelle arti figurative fin dal periodo ionico (sec. VI a. C.) e si articola su tre episodi del mito delle guerriere: il duello fra Achille e Pentesilea, regina delle Amazzoni, durante la guerra di Troia; il furto della cintura della regina Ippolita da parte di Eracle; il ratto della regina Antiope da parte di Teseo e le Amazzoni che invadono l'Attica per vendetta. Fin dalle prime raffigurazioni le Amazzoni compaiono in combattimento come arcieri a cavallo, con pelle ferina e berretto frigio (Asia Minore) oppure appiedate e armate come opliti (ceramica attica a figure nere). Nel sec. V a. C. si hanno le prime raffigurazioni scultoree di Amazzoni (torso femminile dal tempio di Apollo Daphnephoros a Eretria; Roma, Museo dei Conservatori). Le metope del thesaurós degli Ateniesi a Delfi (fine sec. VI-V a. C.) aprono la serie delle grandi composizioni attiche di amazzonomachie, dove Teseo, eroe nazionale attico, assume la parte di protagonista. Le Amazzoni sono raffigurate a cavallo e a piedi, vestite con i pantaloni sciti. I maggiori scultori del sec. V a. C. hanno prodotto tipi di Amazzoni di cui rimangono le copie: l'Amazzone di Berlino (Staatliche Museen) da Policleto, l'Amazzone Mattei (Roma, Musei Vaticani) da Fidia, l'Amazzone Capitolina (Roma, Musei Capitolini) copia di Sosikles da Cresila. L'iconografia di questo periodo presenta l'Amazzone come una fanciulla ferita al seno, vestita di un succinto chitone. Nell'amazzonomachia compare la raffigurazione fidiaca (nello scudo di Athena Parthenos) della guerriera presa per i capelli che sarà frequente in epoca ellenistica e romana non solo in complessi monumentali, ma anche come motivo decorativo di vasi, terrecotte, fregi e sarcofagi. A Pompei sono state rinvenute numerose pitture con scene di amazzonomachia (casa dei Vettii, casa di Sirico, del Poeta, ecc.).

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