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Fìdia

(greco Pheidías; latino Phidías), scultore greco (n. Atene poco prima o poco dopo il 500 a. C.). Fu allievo di Egia e attivo in varie città greche, ma soprattutto ad Atene, dove diede espressione artistica ai grandi progetti dell'età di Pericle. Scarse sono le notizie sulla sua vita, e discordanti quelle relative alla sua morte: secondo alcuni in carcere ad Atene, accusato dapprima del furto di parte dell'oro destinato alla costruzione dell'Atena Parthènos, e poi di empietà per aver eseguito il suo ritratto e quello di Pericle sullo scudo della dea; secondo altri a Olimpia, dove si sarebbe rifugiato dopo esser fuggito da Atene. Eseguì numerose e celebrate opere, in vari materiali e con le più svariate tecniche, eccellendo sia nella rappresentazione del nudo sia nella resa del panneggio leggero e trasparente sui corpi (il cosiddetto panneggio bagnato). Si conoscono da copie l'Apollo Parnópios, statua bronzea eretta sull'Acropoli di Atene e nota nel tipo detto “Apollo di Kassel”; l'Atena Lemnia, pure sull'Acropoli, identificata in un torso di Dresda e in una testa di Bologna; l'Anadumeno di Olimpia, bronzeo, riconosciuto nel tipo Farnese in marmo del British Museum di Londra; l'Amazzone di Efeso, creata in gara con Policleto e Cresila, ricostruita nel Museo dei Gessi dell'Università di Roma dalla copia Mattei e da una testa da Villa Adriana; l'Anacreonte, identificato con la statua Borghese di Copenaghen. Altre opere sono note solo dalle fonti (l'Atena crisoelefantina di Pellene; la colossale Atena Pròmachos sull'Acropoli ateniese ; il Donario di Maratona a Delfi). Ma la realizzazione più grandiosa di Fìdia fu la sistemazione urbanistica dell'Acropoli di Atene e in particolare del Partenone (inizio dei lavori, 447 a. C.), di cui eseguì con aiuti la decorazione scultorea (frontoni, metope e grande fregio) conservata per la maggior parte al British Museum . Di Fìdia era anche il colossale simulacro crisoelefantino della dea, la famosa Atena Parthènos (438 a. C.), di cui si ha eco sbiadita in statuette e copie parziali (la testa è riprodotta in una gemma dovuta ad Aspasios). Crisoelefantina era anche la statua di Zeus per il tempio di Olimpia, nota da monete adrianee, da gemme e da una testa di Cirene. L'originalità del linguaggio plastico fidiaco innovò completamente la scultura greca dandole l'impronta della “classicità”, ed ebbe un'influenza enorme anche sull'arte di epoche molto più tarde.

Bibliografia

L. Laureni, Umanità di Fidia, Roma, 1961; F. Brommer, Die Parthenonskulpturen, Magonza, 1979; Parthenon-Kongress. Referate und Berichte, Magonza, 1984; B. Conticello, B. F. Cook, G. Donato, Alla ricerca di Fidia, Padova, 1987; Autori Vari, L'esperimento della perfezione. Vita e società nell'Atene di Pericle, Milano, 1988.

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