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Andrèa del Sarto

(Andrea d'Agnolo di Francesco). Pittore italiano (Firenze 1486-1530). Figlio del sarto Agnolo di Francesco, secondo la Vita di Giorgio Vasari che gli è dedicata, a sette anni iniziò l'apprendistato presso un orafo, poi presso i pittori Gian Barile e Piero di Cosimo. Dal 1508 tenne bottega con Francesco Franciabigio e questo può esserci confermato dai primissimi affreschi fiorentini della SS. Annunziata e del chiostro dello Scalzo e dai medaglioni del refettorio di S. Salvi. Gli affreschi dell'atrio della SS. Annunziata (ca. 1510) con Scene della vita di S. Filippo Benizzi sono le prime opere sicure e, pur presentando echi di vari autori (Dürer, Piero di Cosimo, Domenico Ghirlandaio), rivelano una personalità artistica già ben definita. L'impegno monumentale e architettonico pone Andrea del Sarto in rapporto col classicismo romano (si suppone un viaggio a Roma in questo periodo, dove avrebbe visto gli affreschi di Raffaello, seguito da un secondo viaggio durante il quale poté vedere la volta della Cappella Sistina ultimata), mentre alle incisioni di Dürer e allo sfumato leonardesco si ispirò per i suoi paesaggi e composizioni di monti boscosi. Nel 1511 nel chiostro della SS. Annunziata affrescò il Corteo dei Magi e nel 1514 la Nascita della Vergine. Il primo affresco mostra l'influenza di Raffaello nella composizione delle figure e nello spazio aperto, il secondo, giudicato uno dei suoi capolavori, indica una continua ricerca della perfetta bellezza corporea. Fra il 1512 e il 1526, per il chiostro degli Scalzi, compì un ciclo di affreschi con nove Storie di S. Giovanni Battista e quattro Virtù, e dipinse la Madonna delle Arpie (1517, ora agli Uffizi). In quest'opera è chiaro il rapporto con il monumentalismo di Fra' Bartolomeo, temperato dalla dolcezza cromatica e da un sottile intellettualismo propri di Andrea del Sarto. Dopo un soggiorno in Francia (1518-19), tornato a Firenze, iniziò gli affreschi del Tributo a Cesare (1521) nella villa medicea di Poggio a Caiano, che lasciò incompiuti. Come ritrattista ha lasciato lo Scultore (forse l'amico Jacopo Sansovino, 1524; Londra, National Gallery), il Ritratto di ragazza e l'Autoritratto degli Uffizi, opere nelle quali viene ripreso lo sfumato leonardesco. Fra le sue ultime opere le migliori sono: la Sacra Conversazione di Berlino, i quattro Santi degli Uffizi (1528) e la Madonna del Sacco (1525), celebre lunetta affrescata nel chiostro dell'Annunziata, esempio di rielaborazione dei modi compositivi del Raffaello delle Stanze Vaticane attraverso un colorismo di ispirazione veneta. Lo stile di Andrea del Sarto viene infatti definito “eclettismo”, per indicare la sintesi che l'artista operò fra la concezione spaziale monumentalistica di Raffaello, Fra' Bartolomeo, Michelangelo e la tecnica coloristica di Leonardo, G. Bellini e dei veneti del primo Cinquecento. Il discorso critico su Andrea del Sarto subì alterne vicende; la critica moderna (H. Wagner) ne fa giustamente il punto di partenza del manierismo toscano e il massimo esponente del pieno rinascimento fiorentino: nella sua bottega si formarono infatti J. Pontormo, Rosso Fiorentino, G. Vasari.

Bibliografia

B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance, Londra, 1932; idem, The Drawings of the Florentine Painters, Chicago, 1938; H. Wagner, voce Andrea del Sarto, in “Enciclopedia Universale dell'Arte”, vol. I, Novara, 1980; R. Monti, Andrea del Sarto, Milano, 1981.