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Archìloco di Paro

poeta greco dell'età arcaica (n. Paro sec. VII a. C.). Figlio di un nobile, Telesicle, e di una schiava tracia, Enipo, emigrò a Taso sotto la spinta della povertà. Si guadagnò da vivere facendo il soldato mercenario; in un combattimento contro i Traci abbandonò lo scudo per salvarsi e confessò francamente il suo gesto in una celebre poesia: “... Presso un cespuglio lo lasciai..., ma ho fuggito la morte. Vada in malora lo scudo, ne acquisterò uno migliore”. Questo motivo, che diventerà tradizionale (Alceo, Anacreonte, Orazio), non significa né viltà, né cinismo, ma spregiudicata reazione alle convenzioni sociali e a un'etica di tipo cavalleresco e feudale incapace di autoironia. Amò una donna di Paro, Neobule, che il padre Licambe gli promise in sposa ma poi gli rifiutò; attaccò allora così violentemente nei suoi versi Licambe e la sua famiglia, da indurli, secondo la leggenda, a impiccarsi per la vergogna. L'amore gli ispira gli accenti più disparati: dalla idillica tenerezza che presta ingenua castità a una bellezza di etera sino alla più cruda sensualità e agli sfoghi d'ira per l'amore deluso. Archiloco fu ucciso in battaglia, combattendo per la patria contro Nasso, da un certo Calonda. Il periodo della sua vita è da porsi fra il 680 e il 640 a. C.: in un suo componimento è descritta una eclissi di sole, cui egli assistette, e che risulta essere quella del 6 aprile 648. Le opere poetiche di Archiloco furono ordinate nelle edizioni di età alessandrina secondo i metri: elegie, giambi, inni. A noi rimangono soltanto frammenti, brevi ma considerevoli, per un totale di ca. 300 versi. Gli epigrammi elegiaci erano caratterizzati da schiette note personali; animati da più forti sentimenti i trimetri giambici, per i quali soprattutto Archiloco andò famoso. Il suo dialetto è quello colloquiale della Ionia, ma non mancano, specie nelle canzoni elegiache, le forme epiche di derivazione omerica. In Archiloco si trova anche la prima favola della letteratura europea, quella della volpe che sbugiarda la presunzione della scimmia. Caratteristiche più eminenti della poesia di Archiloco sono la schiettezza e la chiarezza. Nitida come gli atteggiamenti del suo animo è anche la sua espressione poetica, intensissima in un numero minimo di parole, senza cadute sentimentali né artifici retorici.