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Arièle

(ebraico Arīʼēl, leone di Dio o focolare dell'altare), nell'Antico Testamento, nome attribuito a Gerusalemme (Isaia 29, 1,2,7) e nome proprio di persona. In questo senso il commento rabbinico ne fa una categoria angelica (gli arʼelīm, potenti), che la cabala trasformerà in spiriti (spesso cattivi) dell'aria e delle acque. W. Shakespeare nella Tempesta ne fa uno spirito dell'aria compenetrato di ardore panico per la libera natura; J. Milton, nel Paradiso perduto, lo relega fra gli angeli ribelli; A. Pope, nel Ricciolo rapito, lo descrive come il capo dei silfi.