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Bernstein, Eduard

uomo politico, teorico della socialdemocrazia tedesca (Berlino 1850-1932). Di famiglia ebraica di origine polacca, abbracciò giovanissimo il socialismo impegnandosi in una intensa attività pubblicistica. Costretto a espatriare in seguito alle leggi repressive di Bismarck, fu prima in Svizzera, dove diresse il giornale Sozialdemokrat, poi in Inghilterra, dove rimase fino all'inizio del sec. XIX. In questo periodo prese forma la teoria bernsteiniana di “revisione” del marxismo, espressa in articoli apparsi sulla Neue Zeit (1897-98) e soprattutto nell'opera Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie (1899; Presupposti del socialismo e compiti della socialdemocrazia). Confrontando le tesi di Marx col successivo sviluppo storico, Bernstein giunse alla conclusione che il previsto peggioramento della situazione economica non si era verificato, le crisi del capitalismo avevano perduto la loro violenza e al posto del presunto impoverimento del proletariato si erano avuti casi opposti di notevole incremento nel tenore di vita delle masse. In campo politico, il consolidarsi delle istituzioni democratiche aveva tolto secondo l'autore alla borghesia molti margini del suo potere, attenuandone progressivamente i privilegi. Di conseguenza, le conquiste sul terreno sindacale e della democrazia rappresentativa rendevano a suo giudizio superflua la lotta rivoluzionaria per la conquista del potere da parte del proletariato: non più contrapposizione frontale tra le classi in vista di un dialettico sovrapporsi dell'una all'altra, ma pacifica collaborazione, che consentisse una graduale liberazione dei lavoratori attraverso il loro concreto inserimento negli istituti democratici. Attaccato da K. Kautsky e da R. Luxemburg, il “revisionismo” di Bernstein venne subito respinto dal partito socialdemocratico tedesco. Eletto deputato nel 1902 con i voti degli operai di Breslavia, egli approvò nel 1914 i crediti di guerra per poi differenziarsi dalla politica bellicistica dell'impero, riavvicinandosi a Kautsky ed entrando a far parte del gruppo dei socialisti indipendenti. Scoppiata la rivoluzione russa, tornò tra le file socialdemocratiche e fu ostile a ogni infiltrazione del bolscevismo nel proletariato tedesco. Rieletto deputato nel 1920, accettò la tesi dei vincitori che imputavano alla classe dirigente tedesca la responsabilità della guerra e giustificò perciò le pesanti richieste di “riparazioni”. Ciò gli procurò l'ostilità dei gruppi nazionalisti e conservatori.

Bibliografia

P. Vranchki, Storia del marxismo, 2 voll., Roma, 1972; G. D. H. Cole, Storia del pensiero socialista, Bari, 1972; F. Andreucci, Socialdemocrazia e imperialismo. I marxisti tedeschi e la politica mondiale (1884-1914), Milano, 1988.

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