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franco-prussiana, guèrra-

tappa fondamentale del processo di unificazione e affermazione della Germania come potenza europea, scoppiò in seguito all'acuirsi del contrasto tra le mire di controllo di Napoleone III sulla Germania e la rapida crescita della potenza prussiana, confermata dalla vittoria sull'Austria nel 1866. Nello sforzo di realizzare un equilibrio sul Reno, la Francia aveva subito una prima grave sconfitta quando una conferenza di Londra respinse le sue pretese sul Lussemburgo, da tempo controllato da guarnigioni prussiane (1867). La crisi precipitò quando il trono vacante di Spagna fu offerto a Leopoldo di Hohenzollern. L'iniziale accettazione di questi (23 giugno 1870) scatenò in Francia violenti attacchi antiprussiani; dopo convulse trattative gli Hohenzollern cedettero, ma l'euforia spinse Napoleone III a pretendere garanzie di rinuncia per il futuro; l'assurda richiesta e la secca reazione di Guglielmo I, rese note a Bismarck e da questi pubblicate con grande scalpore (Telegramma di Ems), suscitarono indignazione sia in Francia sia in Germania. La dichiarazione di guerra della Francia, ancorché il Paese fosse impreparato ad affrontare la Prussia e gli altri Stati tedeschi, non si fece attendere (19 luglio 1870). I due eserciti si equivalevano sostanzialmente per armamento (migliore quello leggero delle truppe francesi, che disponevano di fucili Chassepot; più efficace l'artiglieria tedesca), ma l'esercito prussiano era di gran lunga meglio organizzato: la mobilitazione e il trasporto ferroviario al fronte di 460.000 soldati (740.000 riservisti erano stati intanto chiamati alle armi) si compirono in meno di venti giorni, mentre i Francesi poterono inviare nei teatri di operazione soltanto 270.000 militari dei 400.000 disponibili. Tale mobilità giocò in favore di Moltke anche nelle azioni di guerra. Fallito il primo tentativo francese di isolare la Prussia dagli Stati del Sud, il 4 agosto, dopo aver distrutto una divisione francese a Wissenburg, i Prussiani vinsero l'esercito di Mac Mahon (battaglia di Wœrth), che dovette ripiegare verso Châlons-sur-Marne; fra il 14 e il 18 agosto si svolsero diversi scontri nei pressi di Metz con le forze del maresciallo Bazaine; questi si arroccò a Metz con i suoi 200.000 uomini, dove si arrese il 27 ottobre. Indecisione e contrordini, tra l'obiettivo urgente di proteggere Parigi e quello più prestigioso di sbloccare Metz, costrinsero l'armata di Mac Mahon nella sfavorevole posizione di Sedan, dove avvenne l'urto decisivo con i Tedeschi (1º settembre): in una giornata e mezza 85.000 uomini e lo stesso Napoleone III caddero prigionieri. È difficile definire questa una guerra-lampo, come invece vantò Moltke; anzi, fu notevole lo strascico che essa ebbe, in uno sforzo di ricostruzione e di resistenza guidato dal Governo di Difesa Nazionale, che il 4 settembre aveva deposto Napoleone III. La guerra popolare a oltranza, guidata dal repubblicano Gambetta permise a Parigi (assediata dal 17 settembre e da dove Gambetta fuggì in pallone per organizzare la resistenza) di non arrendersi fino al 28 gennaio 1871. L'armistizio fu esteso a tutta la Francia solo il 15 febbraio e la capitolazione siglata dal governo Thiers ebbe non poco peso nel provocare la rivoluzione della Comune di Parigi (18 marzo). Bismarck, che si era insediato a Versailles mentre Parigi era assediata, dopo aver convocato separatamente i rappresentanti della Germania del Sud e averli convinti alla causa dell'unità, il 18 gennaio aveva proclamato – alla vigilia delle trattative che dopo una prima accettazione firmata il 26 febbraio portarono alla Pace di Francoforte del 10 maggio 1871 – la nascita del Reich. La Francia si impegnava a cedere l'Alsazia e la Lorena e a pagare un'ingente indennità, mentre le truppe tedesche sarebbero rimaste a presidiare il Paese vinto sino al 1873, a garanzia della riscossione concordata.