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marxismo

sm. [sec. XIX; dal francese marxisme]. Nell'accezione più larga e usuale del termine, qualsiasi dottrina, movimento o gruppo che consideri fondamentale per la propria concezione filosofica, scientifica, ideologica o politica almeno l'accoglimento della seguente tesi di Marx: la storia è una successione di sistemi economico-sociali che avrà il suo sbocco nel socialismo come regime di possesso collettivo sorto dall'abolizione della proprietà privata. In quest'accezione rientrano nella storia del marxismo varie forme di “revisionismo”, ma non la socialdemocrazia contemporanea, che apertamente propugna, anziché la sostituzione del sistema capitalistico, la “riforma” di alcuni suoi aspetti secondari. Il marxismo, sorto dall'elaborazione congiunta di Marx ed Engels, ha i suoi primi più notevoli interpreti teorici in J. Dietzgen, P. Lafargue e Antonio Labriola. Tra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale si venne affermando, soprattutto in Germania e in Austria, una tendenza “revisionista” (che ha in E. Bernstein, K. Kautsky e O. Bauer le sue figure più rappresentative), la quale sostituiva alla via rivoluzionaria la strategia del parlamentarismo, del riformismo e della conquista progressiva del potere nello Stato, mentre sosteneva una concezione della storia oscillante fra l'evoluzionismo e il moralismo volontaristico e propugnava in filosofia il “ritorno a Kant”. Alle tendenze parlamentaristiche reagiva G. Sorel, fondatore del “sindacalismo rivoluzionario” e fautore di un'auto-emancipazione della classe operaia che rifiutava l'organizzazione del partito. La continuità e lo sviluppo creativo dell'insegnamento di Marx ed Engels si ritrovano invece in Lenin, nella Luxemburg, che pure si oppose a Lenin sulla questione del “centralismo” ed è alla fonte di una tendenza “spontaneista” nel movimento operaio, e, nell'ambito del materialismo storico, in Gramsci. Notevole rilevanza, sul piano culturale, hanno nei primi anni Venti del sec. XX le tesi di G. Lukács e di K. Korsch, padri del cosiddetto “marxismo critico” od “occidentale”. I problemi della costruzione del socialismo in Oriente hanno dato luogo a un ampio confronto teorico che ha avuto in Stalin, Trotzkij, Bucharin e Mao i suoi protagonisti. Dalla morte di Stalin e ancor più nettamente dalla metà degli anni Sessanta del sec. XX si sono contese l'egemonia tre correnti del marxismo: il maoismo, le concezioni elaborate dai partiti comunisti di osservanza moscovita e il “marxismo occidentale” espresso dalla Scuola di Francoforte, caratterizzata da un'utopistica concezione della società (Horkheimer, Adorno, Fromm e Marcuse). § Oltre al livello della programmazione politica in vista della trasformazione della società, il marxismo consente anche un'indagine scientifica della realtà sociale. A questo aspetto dell'analisi marxista hanno fatto riferimento scienze sociali quali l'antropologia e la sociologia. Inoltre si è sviluppata un'epistemologia marxista che giudica i concetti mentali immagini delle cose reali. La corrispondenza effettiva fra concetti e oggetti reali, poi, è verificabile attraverso un processo di manipolazione, principalmente tecnico-economica, che procede per tentativi ed errori (processo stocastico). Entro un ambito più strettamente filosofico il marxismo si è mostrato particolarmente fecondo di sviluppi nell'incontro con l'esistenzialismo (J.-P. Sartre), la fenomenologia (E. Paci), lo strutturalismo scientista e razionalista (L. Althusser) e nel pensiero “utopico” di E. Bloch. Negli anni Ottanta il dibattito sul marxismo riguarda la teoria del valore-lavoro e quella dello sfruttamento. P. Garegnani, privilegiando le posizioni dell'economia classica, basa il concetto marxiano di “sfruttamento” sull'antitesi tra proprietà privata dei mezzi di produzione e proprietà della capacità di lavoro. J. E. Roemer reinterpreta la nozione di “sfruttamento” e la pone nell'area delle teorie della giustizia. Alla fine del secolo XX l'interesse filosofico per il marxismo si è ridotto notevolmente, anche in Italia. Per il filosofo francese E. Balibar è ormai evidente che il marxismo è divenuto “una filosofia improbabile”, pur affermando che nel XXI secolo Marx si leggerà ancora non solo come un monumento del passato, ma come un autore attuale. La filosofia analitica anglo-americana ha invece approfondito ricerche sui concetti di “storia”, “giustizia” e “libertà” analizzati da Marx.Filosofi e studiosi non marxisti come J. Elster tentano di ricavare dal pensiero di Marx nozioni-guida per elaborare nuovi orientamenti utili al miglioramento della società.

Bibliografia

H. Lefebvre, Il materialismo dialettico, Torino, 1948; N. Badaloni, Marxismo come storicismo, Milano, 1962; H. Marcuse, Soviet Marxism, Parma, 1968; L. Colletti, Il marxismo e Hegel, Bari, 1969; S. Timpanaro, Sul materialismo, Pisa, 1970; L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Milano, 1971-72; idem, Attualità del materialismo dialettico, Roma, 1974; C. Luporini, Dialettica e materialismo, Roma, 1974; M. Cingoli, Marxismo, empirismo, materialismo, Milano, 1990.