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Capuana, Luigi

scrittore italiano (Mineo, Catania, 1839-Catania 1915). Trasferitosi a Firenze, fu critico drammatico della Nazione; fu poi a Milano, dove collaborò al Corriere della Sera, e successivamente a Roma, dove ottenne la cattedra di letteratura italiana nell'Istituto Superiore di Magistero. Tornato in Sicilia, insegnò estetica e stilistica all'Università di Catania. Fornito di capacità critiche superiori alle sue doti inventive, Capuana fu propugnatore del metodo impersonale nell'arte, diffondendo in Italia il verbo naturalistico. Negli Studi di letteratura contemporanea (1879-82) sostenne la necessità di un tipo di romanzo che fosse “documento” della realtà e ne indagasse gli aspetti con metodo scientifico. In un secondo tempo l'incontro con lo psicologismo bourgetiano e soprattutto l'influsso dell'estetica desanctisiana temperarono il rigore delle sue convinzioni veriste, come si può notare nella raccolta di saggi Gli “ismi” contemporanei (1898). La lucida passione della realtà, propria del critico, è la qualità fondamentale anche del narratore: ma è una realtà schematizzata e astratta, accostata con freddezza intellettualistica, senza calore poetico. Nel romanzo Giacinta (1879) domina un'attenzione esclusiva per il “documento umano”; mentre in Profumo (1890) imperversa l'interesse per la fisiologia e la patologia e, nelle novelle Appassionate (1893), prevalgono temi di complessa casistica psicologica. Diversa è l'ispirazione delle Paesane (1894), novelle che ricordano motivi verghiani nella rappresentazione del paesaggio rusticano, ma che sono viziate da eccessive concessioni al documento e al folclore. Fa in parte eccezione, nella produzione di Capuana, il romanzo Il marchese di Roccaverdina (1901), che costituisce il suo esito più alto, fondendosi in esso in una sintesi felice gli elementi realistici, fantastici, psicologici affiorati frammentariamente nelle opere precedenti. La penetrazione psicologica, intesa soprattutto come capacità di rispecchiare gli aspetti grotteschi della vita, ha permesso a Capuana di affermarsi anche come uno dei più felici narratori per l'infanzia: sono particolarmente da ricordare C'era una volta (1882), Scurpiddu (1898), Cardello (1907). Di scarso rilievo sono le commedie di Capuana, raccolte nel Teatro dialettale siciliano (1911-21).

N. Ruspantini, Luigi Capuana, Rovigo, 1955; G. Trombatore, Riflessi letterari del Risorgimento in Sicilia, Palermo, 1960; C. A. Madrignani, Capuana e il naturalismo, Bari, 1970; F. Caliri, Il primo Capuana, Roma, 1980.