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Cerèa

comune in provincia di Verona (34 km), 18 m s.m., 70,39 km², 15.254 ab. (ceresani o ceretani), patrono: san Zeno (12 aprile).

Cittadina del basso Veronese, alla sinistra del fiume Menago. Già abitata in epoca romana, nel sec. X appartenne ai canonici della Chiesa di Verona e in seguito divenne feudo di Bonifacio di Toscana (1042) e di Matilde di Canossa (1109). Passò quindi agli Estensi e, dopo essere stata a lungo contesa dai canonici, dal vescovo di Verona e dai conti di Rancoma, verso la fine del sec. XII divenne libero comune. Saccheggiata dai mantovani nel 1233, subì la dominazione di Ezzelino da Romano e degli Scaligeri. Nel 1405 passò a Venezia. Nel 1848 vi si combatté una battaglia tra austriaci e volontari italiani. § La chiesa romanica di San Zeno (sec. XII), forse di origine canossiana, è affiancata da una massiccia torre campanaria; l'interno a tre navate custodisce resti di affreschi del sec. XIV. La parrocchiale, ricostruita nel sec. XVIII, conserva un campanile del sec. XV e una tela di Felice Brusasorci. La villa Catterinetti-Franco (detta “Il Piatton”) è di fine Seicento; la villa Dionisi, del 1740-66, ha all'interno affreschi coevi di G. Montanari e N. e M. Marcola. § L'industria è attiva principalmente nella produzione di mobili d'arte, affiancata dai settori edile, meccanico, cartotecnico, alimentare, tessile, dell'abbigliamento, della lavorazione dei materiali lapidei, dei metalli e del legno. L'agricoltura produce cereali, barbabietole da zucchero e frutta.