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Venèzia (città)

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capoluogo della provincia omonima e della regione Veneto, 1 m s.m., 457,47 km², 268.993 ab. secondo una stima del 2007 (veneziani), patrono: san Marco Evangelista (25 aprile).

Generalità

La città, che costituisce un caso urbanistico unico al mondo, è situata su un arcipelago di piccole isole al margine tra la “laguna viva” e quella “morta” (non soggetta al fluire delle maree), a quattro chilometri dalla terraferma e a due dal mare aperto. L'origine di Venezia è legata all'insediamento di alcuni nuclei di profughi di Spina, Adria e Aquileia in seguito alle invasioni barbariche dei sec. V e VI. La sua posizione geografica (all'estremità dell'Adriatico, tra il continente, la penisola italiana e quella balcanica) e la grande duttilità politica e mercantile dei suoi abitanti ne fecero per più di un millennio una delle più prospere potenze europee e il principale tramite tra l'Europa e l'Oriente. Il comune comprende anche le isole o i gruppi insulari di Murano, Burano, Mazzorbo, Torcello, Sant'Erasmo, Vignole, La Certosa, San Servolo, San Clemente, Sacca-Sessola e altre, nella laguna, e le lunghe e strette isole del Litorale di Lido e del Litorale di Pellestrina, che separano la laguna dal mare aperto e ospitano i centri balneari e residenziali di Lido, Malamocco, Alberoni, San Pietro in Volta e Pellestrina; la città si stende ampiamente anche sulla terraferma, dove sorgono i grossi agglomerati urbani di Mestre e di Marghera, altri centri minori e i vasti impianti portuali e industriali di Porto Marghera. Venezia è sede patriarcale e universitaria e dal 1987 è stata dichiarata, con la laguna, patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, di cui ospita una sede.

Urbanistica

La struttura topografica dell'abitato rispecchia tanto l'influenza esercitata dalle particolari condizioni ambientali quanto l'ingegno dei veneziani nell'adeguarvisi. In origine, la città non si sviluppò intorno a un nucleo centrale (come avvenne in genere nei centri urbani di terraferma), ma su più isole (quelle che corrispondono all'incirca al centro storico e alcune dell'estuario). I nuclei più importanti, riconoscibili anche per le chiese più antiche, crebbero autonomamente intorno agli stessi elementi urbanistici (soprattutto il campo e la chiesa: una configurazione riconoscibile nell'odierna città); con il passare del tempo gli insediamenti si infittirono (a partire da Rivoalto, oggi Rialto, dove venne trasferita la sede del potere, e in seguito, nei sec. XI-XII, in prossimità del Canal Grande), dando luogo a risistemazioni. La forma urbana (già evidente nei sec. XIII-XIV) divenne sempre più definita con il congiungimento dei nuclei autonomi, che tuttavia conservarono identità distinte. Nel sec. XVI la città assunse una fisionomia pressoché definitiva. L'età napoleonica portò rilevanti mutamenti al tessuto urbano (per esempio l'ala napoleonica in piazza San Marco e l'ampia via Garibaldi, allora via Eugenia, nel sestiere di Castello). Sotto il dominio austriaco vennero poste le basi per l'espansione di Venezia sulla terraferma, con la costruzione del ponte translagunare (1841-46) e della stazione ferroviaria di Santa Lucia (1861-65); tra il 1868 e il 1871 fu aperta l'arteria per il centro della città (da Rio Terrà Lista di Spagna a Strada Nuova). Poco dopo (1880) venne prolungato il collegamento ferroviario per la stazione marittima, che stimolò lo sviluppo industriale e l'insediamento di diverse manifatture (tra cui il Mulino Stucky). Nel Novecento il legame con la terraferma sì rafforzò con l'inglobamento di Marghera e Mestre, la nascita del polo industriale di Porto Marghera e l'apertura del ponte translagunare automobilistico accanto a quello ferroviario (1933). Venezia, che occupa una vasta parte del complesso lagunare, è separata dall'Adriatico a SE dal lungo cordone del Lido. Le 118 isolette sulle quali poggia sono divise da una rete di canali (rii). Il maggiore di questi è il Canal Grande (celebre per i sontuosi palazzi signorili lungo il percorso a “S” inversa), largo da 30 a 70 m e lungo ca. 3800 m, che divide la città in due parti sfociando nella laguna all'altezza del bacino di San Marco. All'interno del centro gli spostamenti sono assicurati da circa 160 rii e 400 ponti. Il traffico (che si svolge in larga misura per via d'acqua con gondole, motoscafi e vaporetti per il trasporto pubblico, barche e barconi per le merci) costituisce una delle caratteristiche più tipiche del singolare tessuto urbano veneziano. Netta è stata, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, l'inversione del rapporto demografico tra la città lagunare e la terraferma: la popolazione “lagunare” si è infatti fortemente ridotta (con la sola eccezione del Lido, che ha decuplicato i suoi abitanti), mentre è fortemente aumentata quella sulla terraferma. Il progressivo svuotamento demografico del nucleo storico, dovuto a ragioni sociali più che economiche (come dimostra il flusso giornaliero di alcune decine di migliaia di addetti all'industria e al commercio, che ogni giorno dalla terraferma si recano a lavorare nella città insulare), ha determinato un progressivo invecchiamento della popolazione residente, il drammatico inarrestabile sgretolamento del patrimonio edilizio, la stasi pressoché assoluta dell'edilizia e l'incremento di attività speculative legate al turismo e all'edilizia di lusso. Numerosi piani e progetti sono stati avanzati per impedire o frenare l'inaridimento economico e sociale del nucleo storico, che si va sempre più trasformando in città-museo; ma di concreto ben poco è stato fatto sia per i vari ostacoli d'ordine politico e finanziario, sia principalmente per la mancanza di proposte concrete e valide, atte a fornire una soluzione accettabile a una serie di problemi così complessi. Il consistente processo di industrializzazione dell'area comunale ha avuto conseguenze negative sia sull'equilibrio ecologico della laguna di Venezia, sia sul patrimonio artistico della città, a causa del diffuso inquinamento marino e atmosferico. Un altro grave problema che la città si trova ad affrontare è quello dell'acqua alta: tale fenomeno è dovuto in parte anche alla subsidenza, cioè al progressivo sprofondamento del fondo lagunare provocato sia da bradisismi naturali, sia alla estrazione di acqua dal sottosuolo mediante pozzi artesiani (poi chiusi). Su questo grave problema è in corso un vivace dibattito e sono allo studio vari progetti, tra cui il controverso sistema denominato MOSE, che prevede l'installazione di dighe mobili. Intensissimo è il movimento turistico, sia al Lido (soprattutto d'estate) sia nel nucleo storico (tutto l'anno). L'attrezzatura ricettiva non è adeguata nei mesi di punta alle esigenze della numerosissima clientela, che giunge a Venezia prevalentemente per strada e ferrovia; relativamente numerosi sono anche i passeggeri all'aeroporto di Venezia-Tessera (oltre tre milioni ogni anno), che è stato costruito sulla terraferma proprio al margine della laguna. La città, rimasta praticamente inalterata dal sec. XIX nel suo nucleo storico, si è espansa soprattutto sulla terraferma, con quartieri moderni; tra i maggiori interventi urbanistici vanno ricordati la sistemazione del Lido e dei padiglioni destinati ad accogliere la Biennale Internazionale d'Arte. Alla fine degli anni Settanta del Novecento numerosi furono i progetti intesi al riutilizzo e alla riorganizzazione del vecchio tessuto urbano: così alla Giudecca G. Valle realizzò un nuovo insediamento di edilizia economico-popolare (1980-86), e V. Gregotti creò, nell'area di Cannaregio, un quartiere residenziale (1984).

Storia

Il popolamento della laguna, iniziato con le invasioni barbariche, si intensificò agli inizi del sec. VII per la pressione dei Longobardi sui possedimenti bizantini. Sulle isole si riorganizzò un ducato bizantino, retto da un magistrato con residenza prima a Cittanova e poi a Eraclea. Nel 726, con Orso Ipato, il ducato si ribellò alle leggi iconoclaste di Leone Isaurico. Nel 742 la sede del governo fu trasferita a Malamocco e nel 751, con la caduta dell'Esarcato di Ravenna, Venezia acquistò una larga autonomia, restando tuttavia sotto l'autorità bizantina. Nello scontro fra l'impero carolingio e quello bizantino, Venezia si schierò con quest'ultimo, resistette agli attacchi dei Franchi (803 e 810) e, alla composizione del conflitto e alla definizione dei confini tra i due imperi, restò a Costantinopoli (814). In questo periodo il centro politico di Venezia si spostò a Rialto e qui, dopo la traslazione delle reliquie di San Marco e la costruzione della basilica, ebbe anche il suo centro religioso. Nei sec. IX e X, con la crescita della città, il legame con Bisanzio si trasformò da sudditanza in alleanza. All'interno, infatti, i dogi ebbero poteri quasi dittatoriali, senza per altro riuscire a trasformare in ereditaria la loro dignità elettiva e vitalizia. All'estero, invece, i veneziani difesero con successo, insieme ai Bizantini, la libertà della navigazione nell'Adriatico contro pirati slavi e saraceni. Tra la fine del sec. X e i primi dell'XI, la città ottenne larghi privilegi commerciali nell'impero bizantino (992) in cambio di un'alleanza militare, assicurandosi protezione e garanzie da Ottone III di Sassonia per il transito dei suoi mercanti in Italia e in Germania e imponendo, a scopo difensivo, il suo controllo sulla Dalmazia (999). Formalmente delegato dall'imperatore bizantino, in realtà il doge agiva ormai come il capo di uno stato indipendente. Nella difesa comune contro i Normanni l'imperatore Alessio I Comneno accordò larghissimi privilegi al commercio veneziano e, in cambio, i veneziani salvarono dai Normanni il caposaldo bizantino di Durazzo (1085). Neutrale nella lotta delle investiture, Venezia prese invece parte alla prima crociata per non essere scavalcata da pisani e genovesi (1100) e occupò Haifa. Ma la politica ambigua degli imperatori bizantini nei confronti dei veneziani, temuti come troppo potenti e perciò frenati favorendo i rivali pisani, portò a un'aperta rottura (1118). Venezia s'impegnò allora in imprese militari contro Bisanzio e, in Siria, contro i Turchi, che le fruttarono la conferma e l'estensione dei privilegi del 1082 nell'impero (1126) e nuovi privilegi e colonie nel regno di Gerusalemme (Ashqelon e Tiro). Con le crociate ebbe inizio il grande impero veneziano del Levante: basi in area bizantina (Costantinopoli, Tessalonica, Corinto, isole Ionie, Creta, Cipro ecc.) e gerosolimitana (Tiro, Haifa, Sidone, Ashqelon, Acri ecc.), nonché ad Alessandria. La gestione di questa vastissima rete d'interessi essenzialmente commerciali fu tuttavia ancora affidata all'iniziativa dei privati: lo stato si limitò a proteggerli. Intanto emerse dall'Assemblea popolare un sistema di Consigli destinati a integrare il governo dogale. Nella seconda metà del sec. XII Venezia dovette salvaguardare la sua indipendenza dall'imperialismo tedesco: favorì allora i comuni contro il Barbarossa, ma vide compromessa la sua egemonia sull'alto Adriatico a favore dei Bizantini. I veneziani furono perseguitati nell'impero bizantino (1071), mentre slavi e ungheresi scrollarono le posizioni veneziane sulla costa adriatica orientale e i commercianti genovesi e pisani presero il sopravvento sui mercati del Levante. La pace di Venezia tra il Barbarossa e papa Alessandro III (1177) attenuò molto la crisi. All'interno del governo cittadino avvennero frattanto importanti mutamenti costituzionali: l'elezione del doge fu tolta al popolo e riservata a soli 40 elettori, scelti da un'apposita commissione; al popolo rimase il diritto di ratificarla (1172). Il doge fu affiancato da sei consiglieri (uno per ciascun sestiere della città), costituendo un consiglio ristretto (Minor Consiglio) e, con l'aggiunta di altri tre savi, la Signoria. Tutte le iniziative di questi organi supremi dovettero però essere sottoposte all'approvazione del Maggior Consiglio, emanazione dell'Assemblea popolare (soppressa poi nel 1423), organo del potere legislativo (e, col volgere del tempo, di altri poteri), nonché di altri Consigli sorti in tempi diversi, come il Senato, sviluppatosi dal primitivo gruppo di consiglieri pregati dal doge di collaborare con lui (i Pregadi) e destinato a governare, infine, la politica estera, la difesa e l'economia: a tenere cioè le leve di comando della politica veneziana. Con la quarta crociata la città poté raggiungere con i suoi traffici il Mar Nero; dopo la conquista di Bisanzio, a Venezia toccarono le coste e le isole Ionie, il Peloponneso, le Cicladi, insediamenti sugli stretti, Creta e un ampio quartiere a Costantinopoli. Con il crollo dell'impero latino d'Occidente, Venezia perdette le principali posizioni e i privilegi raggiunti (tra cui l'accesso al Mar Nero), che passarono in gran parte a Genova. Ne tentò il ricupero facendo guerra a Genova e normalizzando i rapporti col restaurato impero bizantino. Nel sec. XIII, al culmine della sua fortuna, Venezia diede un'organizzazione razionale al suo impero commerciale, accentrandone il governo e inviando nelle colonie alcuni rettori (baili), responsabili di fronte al doge. Alla fine del secolo, Venezia stessa trasformò il suo regime in una forma vicina all'oligarchia, limitando l'accesso al Maggior Consiglio alle famiglie che già ne avevano fatto parte (Serrata del Maggior Consiglio, 1297). Per prevenire reazioni da parte popolare o da parte dogale fu istituito il Consiglio dei Dieci (1310), magistratura investita della difesa del nuovo regime. Nonostante le alterne vicende della seconda metà del sec. XIII e della prima metà del sec. XIV, l'impero veneziano nel Levante conservò un valore commerciale immenso, coi suoi vertici in Crimea (a Tana), in Cilicia (a Laiazzo), in Egitto (ad Alessandria), coi suoi scali a Costantinopoli e nelle isole del Mediterraneo orientale. A organizzare la flotta subentrò lo stato, che aggiudicava ai privati, caso per caso, il naviglio occorrente. Verso la metà del sec. XIV, e in concomitanza con l'espandersi dell'Impero ottomano, Venezia, sentendosi minacciata sulla terraferma, intraprese, con l'acquisto di Treviso (1337-38), una politica italiana per garantirsi contro gli Scaligeri di Verona. Poi, vinta la guerra di Chioggia (1381) contro i genovesi e scongiurata l'impetuosa avanzata di Milano, tolse all'ultimo dei Carraresi il possesso di Padova, Vicenza e Verona (1405) e conquistò il Friuli. Frattanto riprese il possesso della Dalmazia. La politica di terraferma costrinse la città a impegnarsi in una serie di guerre, specialmente contro Milano. Nonostante alterne fortune, tra il 1425 e il 1454 Venezia riuscì ad annettere Brescia, Bergamo e i rispettivi territori (1454) diventando uno dei cinque maggiori stati italiani. I domini italiani s'adattarono senza gravi turbamenti al governo veneziano, uno dei più tolleranti e illuminati d'Europa. Impegnata nella sua politica italiana, Venezia perse terreno in Oriente. I Turchi le tolsero anzitutto Salonicco (1430) e, dopo la caduta di Costantinopoli, tra Maometto II e la città si giunse a un trattato di pace (1454), che si rivelò nei fatti una semplice tregua: il sultano riattaccò ben presto le posizioni veneziane dal Peloponneso alla Crimea, spingendo l'offensiva fino al Friuli. Contro le molte posizioni perdute, Venezia però venne in possesso di Cipro e, alla fine del Medioevo, divenne la città cosmopolita più importante e ammirata d'Europa. La sua posizione cambiò con la scoperta dell'America: chiusa nel bacino del Mediterraneo, Venezia ne risentì le irreversibili conseguenze. L'aggressiva spregiudicatezza della sua politica e la potenza economica e militare tuttavia erano ancora tali da far sospettare che mirasse al predominio su tutta l'Italia: nel giro di pochi anni Venezia partecipò alla lega contro Carlo VIII (1495) e fu presente alla battaglia di Fornovo; approfittò delle difficoltà degli Aragonesi e s'impadronì di alcuni porti pugliesi affacciandosi sullo Ionio; intervenne nella guerra tra Firenze e Pisa; per ottenere Cremona e la Gera d'Adda si alleò con la Francia e contribuì alla sconfitta dei Visconti; dopo la caduta del Valentino occupò rapidamente Cervia e Faenza (1504) e tolse agli Asburgo Gorizia e Trieste (1507-08). Le potenze europee e italiane allora si coalizzarono per ridurla ai soli territori della laguna (Lega di Cambrai, 1508); Venezia fu sul punto di soccombere. Per sua fortuna, l'accordo venne meno ed essa si liberò della Spagna, del papa e della Francia restituendo le terre occupate dopo il 1494, e poté contrattaccare l'imperatore; con la partecipazione alla Lega Santa rientrò poi in possesso di molti dei territori perduti; migliorò ancora la sua condizione attraverso una nuova alleanza con Luigi XII (Blois, 1513); con la Pace di Noyon (1516), infine, riebbe anche le ultime città che stavano in mano nemica. Grazie all'abilità diplomatica e all'energia militare la gravissima crisi parve superata, ma in realtà la sua politica fu da allora costretta a una condotta più cauta ed essenzialmente conservatrice. Il ritorno offensivo dei Turchi le inflisse la perdita di gran parte delle isole Egee, Malvasia e Nauplia (1537-39) e infine di Cipro. Anche la vittoria di Lepanto (1571) non le recò tangibili vantaggi: riuscì solo a salvare i suoi privilegi commerciali nell'Impero ottomano . E se di fronte ai tentativi d'ingerenza pontificia Venezia seppe ancora trovare atteggiamenti di risoluta indipendenza, i momenti della grande politica erano però finiti. Stretta tra il ducato spagnolo di Milano e l'incombente minaccia degli Asburgo e dei Turchi, optò per un politica di difesa: nel 1617 riuscì a sgominare gli Uscocchi che infestavano l'Adriatico; nel 1618 sventò in extremis la congiura organizzata dal Bedmar per abbattere la signoria con un colpo di mano; dalla guerra in Valtellina uscì praticamente sconfitta (Trattato di Monzón, 1626). Nel Mediterraneo ottenne qualche brillante successo (Paro, 1651; Dardanelli, 1656), ma alla fine dovette cedere anche Creta, e il suo vittorioso ritorno nel Peloponneso (1687) fu vanificato dalla Pace di Passarowitz(1718). Ridotta alla Dalmazia, alle isole Ionie e alle Bocche di Cattaro, impotente contro la concorrenza dei porti europei e italiani, Venezia si ridusse a potenza di secondo piano, avviata a una progressiva decadenza a causa della tendenza a investire i capitali nella proprietà terriera. Nemmeno l'illuminismo riuscì a cambiare in qualche modo l'atmosfera stagnante della città: circoli responsabili del governo, ultraconservatori, rifiutarono ogni suggerimento di riforme. Gravata da un debito pubblico di quasi cento milioni di ducati verso il 1790, ebbe ancora uno sprazzo di effimera gloria con le imprese marinare di Giacomo Nani (1766-68) e Angelo Emo (1784-92) contro le reggenze barbaresche (Tunisi, Tripoli e Algeri), ma poi cadde quasi senza avvedersene sotto i colpi dell'offensiva napoleonica. Costretta a lasciare il passo sul suo territorio alle truppe francesi e austriache durante la prima campagna d'Italia, con la rivolta popolare di Verona (1797), offrì il pretesto al Bonaparte per porre termine alla sua millenaria esistenza. Il 12 maggio 1797, su richiesta del Bonaparte, il Maggior Consiglio dichiarò dissolto lo stato e il doge Ludovico Manin lasciò il posto a una municipalità di giacobini filofrancesi; poco dopo, in base al Trattato di Campoformido, Venezia passò all'Austria con tutto il suo territorio italiano fino all'Adige, tra l'indifferenza delle potenze europee. Annessa al Regno d'Italia insieme all'Istria e alla Dalmazia (Pace di Presburgo, 1805), ritornò agli Asburgo nel 1814. Agli svantaggi della dominazione straniera si aggiunse un regime fiscale e doganale particolarmente esoso: alla notizia dell'insurrezione di ViennaVenezia insorse il 17 marzo 1848, costringendo la guarnigione austriaca (generale Zichy) ad abbandonare la città (sera del 22). Costituitosi quindi un governo provvisorio presieduto da D. Manin (23 marzo), dapprima venne proclamata la Repubblica di San Marco e successivamente (4 luglio) la formale annessione agli stati sardi. Dopo la battaglia di Custoza, il popolo insorse di nuovo (11 agosto 1848), costringendo i commissari piemontesi ad abbandonare il campo e nominando Manin presidente di un nuovo governo provvisorio. Gli austriaci assediarono la città, e invano le milizie veneziane tentarono numerose sortite. Con l'armistizio di Novara gli austriaci poterono aumentare le loro forze all'assalto della città. Dopo una serie di scontri preliminari, il 4 maggio fu attaccato il forte di Marghera, che dovette essere abbandonato dopo una resistenza di ben ventidue giorni. Gli assediati fecero saltare allora il lungo ponte ferroviario che univa la città alla terraferma, e la resistenza continuò nonostante la fame, il colera e il cannoneggiamento nemico. La resa venne solo il 24 agosto e, con la sospensione immediata delle operazioni, fu concessa l'amnistia per tutti i soldati e sottufficiali combattenti; i militari, gli ufficiali e i quaranta patrioti più in vista (tra cui Manin) dovettero lasciare la città. Ritornata quindi sotto il dominio austriaco, solo dopo la terza guerra d'indipendenza, in base al Trattato di Vienna (3 ottobre 1866) e al plebiscito del successivo 22 ottobre, Venezia passò all'Italia.

Arte

Centro della vita cittadina e massimo complesso urbanistico e architettonico di Venezia è piazza San Marco, che trae nome dalla basilica sorta nel sec. IX e dedicata al santo omonimo. La basilica, che costituisce il più alto esempio d'arte veneto-bizantina, in cui si fondono anche stili successivi (romanico, gotico e rinascimentale), fu ricostruita nel sec. XI sul modello della chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli (ora distrutta). A croce greca, con cinque cupole, è preceduta da un atrio che circonda tutta la parte occidentale; nel sec. XIII le cupole vennero arricchite di splendenti decorazioni. La facciata, dal coronamento gotico ricco di pinnacoli e cuspidi (sec. XV), è spartita orizzontalmente da una terrazza con balconata; nella parte inferiore sono cinque profonde arcate, in fondo alle quali si aprono altrettanti portali, con notevoli rilievi scultorei di gusto bizantino; sulla terrazza sono collocati i celebri quattro cavalli in rame dorato portati da Costantinopoli, ritenuti opera ellenistica (sec. III a. C.). Anche i fianchi della basilica sono ornati da preziosi rilievi e sculture, tra cui, sul lato meridionale, il gruppo in porfido dei Tetrarchi (sec. IV). L'atrio, diviso in campate da archi acuti, è sormontato da cupolette rivestite da splendenti mosaici di gusto veneto-bizantino (1220-50) raffiguranti storie del Vecchio Testamento. Le cupole, la parte alta delle pareti, i sottarchi delle navate sono interamente ricoperti di mosaici, in larga parte dei sec. XII-XIII (con rifacimenti posteriori), che costituiscono una significativa sintesi dell'iconografia bizantina. Il presbiterio, rialzato, è sormontato dall'altare, ornato da un ricco ciborio sorretto da colonne istoriate (forse del sec. XIII). Dietro l'altare è la celebre Pala d’oro, splendido esempio di oreficeria veneto-bizantina (sec. X-XIV), formata da riquadri in lamina d'oro ornati di smalti e montati in una finissima cornice. Nell'abside si apre la porta bronzea della sacrestia, del Sansovino. Il Tesoro della basilica è ricco soprattutto di oggetti di oreficeria bizantina: pissidi, caraffe, calici, patene (dal sec. X al XIV) e rilegature decorate con rilievi, smalti e nielli; tra i pezzi più importanti sono la corona di Leone VI (sec. X) e il paliotto di San Marco, in argento dorato e lavorato a sbalzo. Di fronte alla chiesa si leva il caratteristico campanile, alto 98 m, ricostruito dopo il crollo del 1902. Alla base si appoggia la loggetta del Sansovino, elegantemente decorata (1537). A fianco della basilica, sulla piazzetta, s'innalza lo splendido Palazzo Ducale, ricostruito nei sec. XIV-XV da maestri veneziani, toscani e lombardi (Pier Paolo Dalle Masegne, Bartolomeo e Giovanni Bon ecc.) sul luogo di un precedente edificio romanico. Capolavoro del gotico veneziano, si caratterizza per l'audace struttura, porticata in basso e compatta nella parte superiore, e per la levità delle superfici rivestite di marmo bianco e rosa. All'interno, cui si accede per la Porta della Carta (1443), è l'ampio cortile gotico-rinascimentale, ornato dalla monumentale Scala dei Giganti, di A. Rizzo. Nell'interno del palazzo particolarmente interessanti sono la Scala d'Oro, con stucchi di A. Vittoria (1555), e l'appartamento dogale, dove si conservano vari dipinti, di G. Bellini, H. Bosch, G. Tiepolo; tra le numerose sale che custodiscono capolavori della scuola veneziana, celebre è quella del Maggior Consiglio, dal soffitto decorato con 35 pannelli del Veronese, e ornata da numerosi quadri, tra cui il grande Paradiso del Tintoretto; da ricordare infine le statue di Adamo ed Eva, di A. Rizzo (1470), fra i capolavori della scultura veneziana. Altri monumentali edifici sono la Torre dell'Orologio, di M. Coducci (1496), le Procuratie Vecchie, del Sansovino, e le Procuratie Nuove, di V. Scamozzi e B. Longhena; sulla piazzetta, la splendida Libreria Marciana, del Sansovino, che conserva dipinti del sec. XVI e codici miniati. A parte l'eccezionale complesso marciano, esempi del periodo gotico sono la chiesa domenicana dei Santi Giovanni e Paolo (San Zanipolo), costruita fra il 1246 e il 1430; l'interno a tre navate, vasto e solenne, conserva numerose tombe e opere d'arte, tra cui il bellissimo monumento a Pietro Mocenigo, di P. Lombardo (1476) e il polittico di San Vincenzo Ferreri di G. Bellini. Nella cinquecentesca Cappella del Rosario, notevoli tele del Veronese. Altra grande chiesa gotica è la francescana Santa Maria Gloriosa dei Frari, costruita fra il 1330 e il 1440; anch'essa conserva monumenti ai dogi F. Foscari, di A. e P. Bregno, e N. Tron, di A. Rizzo; un trittico con Madonna e Santi di G. Bellini (1488); e soprattutto due celebri tele di Tiziano, l'Assunta (1518) e la Madonna di Ca’ Pesaro (1526). Numerose altre costruzioni risalgono al sec. XIV, soprattutto edifici civili lungo il Canal Grande e nelle zone di campo Santa Maria Mater Domini, campo San Polo e campo San Zaccaria. Fra le chiese, Santa Maria Mater Domini, dalla facciata rinascimentale, conserva opere del Tintoretto e V. Catena. Splendido è il gotico veneziano del sec. XV, al quale appartengono alcuni dei massimi capolavori della fase “fiorita” di questo stile, quali l'armoniosa Ca' Foscari e la famosa Ca' d'Oro, opera di B. Bon e M. Raverti (1421-30), al cui interno ha sede la Galleria Franchetti, interessante collezione di dipinti, marmi, mobili, bronzi e altri oggetti artistici dei sec. XV-XVII. Ai sec. XIV-XV risalgono le gotiche chiese di Santo Stefano (all'interno tele del Tintoretto) e dei Carmini; tardogotiche sono invece la caratteristica Madonna dell'Orto (dipinti di Cima da Conegliano, G. Bellini e del Tintoretto), San Giobbe e San Giovanni in Bragora, dalla tipica facciata. Le prime costruzioni di gusto rinascimentale a Venezia datano alla seconda metà del sec. XV e presentano una commistione fra i motivi del tardogotico veneziano e lo stile rinascimentale lombardo. Capolavoro di P. e T. Lombardo è la chiesa di Santa Maria dei Miracoli (1481-89), di elegante e raffinata struttura e decorazione. Agli stessi architetti si devono la Scuola di San Giovanni Evangelista (1481) e l'elegante Scuola Grande di San Marco (1487-90), oggi ospedale civile. In ambito analogo si collocano le numerose opere di M. Coducci, fra le quali l'elegante facciata di San Zaccaria (1483-1500), animata da risalti a nicchie e colonnine, con un perfetto equilibrio tra pieni e vuoti; Santa Maria Formosa (iniziata nel 1492), con interno ricco di opere d'arte; il palazzo Corner-Spinelli sul Canal Grande; San Giovanni Crisostomo (1497-1504), a croce greca; il palazzo Vendramin-Calergi, completato dai Lombardo. Caratteristiche di questo periodo sono le Scuole delle confraternite, ornate da dipinti dei maggiori maestri attivi a Venezia: tra queste la Scuola di San Marco, decorata da G. Bellini, e quella di San Giorgio degli Schiavoni, decorata da V. Carpaccio. Celebre esempio di scultura rinascimentale è il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni del Verrocchio, in campo San Zanipolo. Nel sec. XVI, fra i più fecondi dell'arte veneziana, numerose sorsero le chiese e le costruzioni civili. Al Sansovino si devono palazzo Corner, dalla grandiosa e classica architettura, e la grande chiesa di San Francesco della Vigna. Alla prima metà del secolo datano anche le opere dello Scarpagnino, tra cui la ricostruzione della chiesa di San Giovanni Elemosinario, e la Scuola di San Rocco; quest'ultima conserva una notevolissima serie di tele del Tintoretto, fra cui di massimo interesse sono le Scene della Passione; inoltre opere di Tiziano e Giorgione. Di più elevato livello architettonico l'opera di M. Sanmicheli, autore, tra l'altro, del palazzo Grimani, di possente struttura. Nella seconda metà del secolo è da ricordare l'attività del Palladio, che lasciò a Venezia due capolavori: la chiesa di San Giorgio Maggiore, di nobilissime forme sia in facciata sia nel luminoso interno, e il Redentore, di struttura elegante e maestosa. Altri monumenti importanti sono le chiese di San Sebastiano, ornata da splendidi dipinti del Veronese, di San Trovaso, con opere del Tintoretto, di San Salvatore, con facciata barocca, e i due celebri ponti, di Rialto (1592) e dei Sospiri (1600). Il sec. XVII è caratterizzato soprattutto dall'attività di B. Longhena, il cui capolavoro è la chiesa di Santa Maria della Salute, a pianta ottagonale, sormontata da una grandiosa cupola. A Longhena si devono anche l'imponente Ca' Rezzonico, sede del Museo del Settecento Veneziano (ricchissima raccolta di opere d'artigianato e d'arte, tra cui tele di F. Guardi e P. Longhi) e la fastosa Ca' Pesaro, sede della Galleria Internazionale d'Arte Moderna e del Museo d'Arte Orientale. Altri edifici secenteschi sono la chiesa di Santa Maria Zobenigo e quella di San Cassiano, entrambe con opere del Tintoretto. Meno significative sono le architetture del sec. XVIII, tra cui spiccano la Scuola dei Carmini (tele di G. Tiepolo) e le chiese dei Gesuiti (di G. Massari, all'interno Il martirio di San Lorenzo, capolavoro di Tiziano), di San Vitale e di San Rocco (all'interno tele del Tintoretto). Una delle più eleganti dimore private del Settecento è il palazzo Labia, celebre per gli affreschi del Tiepolo. Fra le costruzioni neoclassiche, interessanti la chiesa di San Silvestro (sec. XIX) e il teatro La Fenice (1790-92), il quale, andato quasi completamente distrutto in un incendio nel 1996, è stato ricostruito e inaugurato nel 2003.

Ceramiche

La città fu un importante centro di produzione ceramica, iniziata con la lavorazione “a sgraffio”. Nel sec. XVI le maioliche veneziane furono caratterizzate da un ornato in turchino a motivi di foglie, fiori e frutti di gusto orientale su fondo azzurrino tendente al grigio. In questo campo si distinsero Maestro Lodovico, Maestro Iacopo da Pesaro e Domenico da Venezia. Nei sec. XVII-XVIII, per influsso dei “bianchi” importati da Faenza, Lodi e Savona, si diffuse la moda dei latesini, che divennero una delle maggiori espressioni artistiche di questo centro. La prima fabbrica di porcellana venne fondata a Venezia nel 1720 da Francesco Vezzi, e produsse una pasta dura decorata per lo più a motivi orientali. Una seconda fu fondata nel 1761 da Nathaniel F. Hewelcke, proveniente da Meissen, ma la più famosa è quella fondata nel 1764 da G. Cozzi, che produsse porcellane di pasta dura ibrida, dalle forme rococò molto mosse e dalla ricca tavolozza dominata da particolari tonalità di rosso ferro, verde smeraldo e violetto, con motivi di fiori, insetti, cineserie e monogrammi. La fabbrica produsse anche biscuit modellati con prezioso gusto miniaturistico.

Merletti

Il merletto ad ago fu una creazione veneziana maturata nel corso del Cinquecento col passaggio dal reticello al “punto in aria”, cioè a un tipo di merletto che non appoggia su alcuna impalcatura di base; questo aprì poi la via a trine sempre più perfette e complicate, di alto valore artistico. La trina di Venezia divenne quasi un'industria nel Seicento, con la creazione di manifatture e laboratori; i modelli furono gelosamente custoditi. Da questa trina si giunse nel sec. XVII al sontuoso merletto eseguito col “punto tagliato a fogliame”, più noto come gros point de Venice, con effetti a rilievo ottenuti da un doppio e triplice lavoro. Nel Settecento venne prodotta la trina detta “a roselline”, col fondo animato da nodini e sbarrette. Altra trina è quella di Burano, col fondo a maglie tonde dal caratteristico effetto ondeggiante.

Musei

Le Gallerie dell'Accademia costituiscono una splendida raccolta di pittura veneta dal sec. XIV al XVIII. Fra le opere più importanti sono varie Madonne di G. Bellini, il ciclo della Leggenda di Sant’Orsola di V. Carpaccio, dipinti del Mantegna, di Piero della Francesca, Giorgione, Tiziano, Veronese, Tintoretto (Miracoli di San Marco); inoltre di Paolo Veneziano, Iacobello del Fiore, Cima da Conegliano, C. Tura, P. Bordone, Palma il Vecchio, L. Lotto, G. Tiepolo, G. B. Piazzetta, R. Carriera ecc. Assai significativa anche la Pinacoteca della Fondazione Querini-Stampalia, con opere di Catarino, G. Bellini, Palma il Vecchio, A. Schiavone, G. Tiepolo, P. Longhi, A. Longhi ecc. Il Museo Correr, che ha sede nell'ala napoleonica delle Procuratie, conserva notevoli opere dei Bellini, Carpaccio, C. Tura, L. Lotto, Antonello da Messina e altri, oltre a bronzetti, mobili, ceramiche dal sec. XIV al XVIII. Il Museo Archeologico vanta notevoli sculture greche e romane e altro materiale, soprattutto di età ellenistica. Degna di nota, infine, è la Fondazione P. Guggenheim, interessante raccolta di arte contemporanea, soprattutto delle cosiddette “avanguardie storiche” della prima metà del Novecento. Il Museo Storico Navale ripercorre la storia navale della repubblica. Il Museo di Arte Ebraica, recentemente riorganizzato, conserva arredi, contratti nuziali, paramenti e argenti provenienti in gran parte dalle cinque scuole del Ghetto, che testimoniano l'importante presenza della comunità ebraica nella città tra il Seicento e l'Ottocento.

Istituti culturali

L'Archivio di Stato è uno dei maggiori d'Italia e in assoluto del mondo per l'importanza delle sue fonti storiche. Le due sezioni fondamentali sono quella degli archivi antichi dello stato (fino al 1797) e quella degli archivi moderni, dal governo democratico (1797-98) in poi. Di particolare rilievo è la Biblioteca Marciana. La Biblioteca Querini Stampalia (nel palazzo omonimo, sede anche della Pinacoteca), nata come biblioteca privata di Giovanni Querini Stampalia, conserva oltre a migliaia di volumi, manoscritti, incunaboli e cinquecentine, una notevole collezione di carte geografiche.Venezia è sede di attivissime fondazioni ed enti di cultura di importanza internazionale, come la Fondazione Giorgio Cini, nell'isola di San Giorgio Maggiore, punto di riferimento della vita culturale cittadina, e la Fondazione Bevilacqua la Masa, che opera nel campo dell'arte contemporanea sostenendo l'attività di artisti emergenti. La Biennale di Venezia è uno dei motori per la promozione dell'arte contemporanea, attiva nei settori del cinema, del teatro, della danza e delle arti figurative. Palazzo Grassi, realizzato verso il 1740 da Giorgio Massari, è una delle più imponenti costruzioni che si affacciano sul Canal Grande e dal 1985 sede di importanti esposizioni d'arte di risonanza mondiale.

Spettacolo

Il primo spettacolo accertato è un'Annunciazione recitata davanti al doge nel 1267, ma anche prima dovettero esistere rappresentazioni sacre, esibizioni di saltimbanchi e dialoghi di buffoni; e poi, verso la fine del Medioevo, celebrazioni delle solennità civili e inoltre cortei carnevaleschi, regate e altre manifestazioni a metà tra spettacolo e sport. Nel sec. XV presero sviluppo anche le momarie, pantomime a sfondo comico d'origine agreste che ebbero in città complesse elaborazioni spettacolari con musiche, danze, elementi allegorici e che furono affidate alle Compagnie della Calza, associazioni di nobili cui si dovettero nel Cinquecento anche i primi saggi di teatro umanistico. Nel 1508 un decreto della Signoria proibì tutte le “recite e rappresentazioni comiche o tragiche”. Di fatto però tale divieto fu inefficace e nei secoli successivi, sino alla fine della repubblica, vi fu un'intensa fioritura di teatri e spettacoli, importanti sia dal punto di vista organizzativo sia sotto l'aspetto artistico: i comici dell'Arte e i migliori scenografi, il melodramma di C. Monteverdi, di F. Cavalli, di A. Vivaldi, di B. Galuppi, i libretti di Zeno e di P. Metastasio e le novità di C. Goldoni e C. Gozzi. Dal Teatro Vecchio di San Cassian, aperto nel 1580 ca., a La Fenice, inaugurata nel 1792, passando per i teatri dei Santi Giovanni e Paolo, di San Luca, di San Moisè, di Sant'Angelo, di San Samuele ecc., moltissime, più che in ogni altra città europea contemporanea, furono le sale in vivace e pittoresca concorrenza tra loro. L'Ottocento vide numerose prime di opere di G. Rossini e di G. Verdi a La Fenice (divenuta ente autonomo nel 1936), stagioni di prosa al Goldoni, compagnie dialettali al Camploy (l'ex San Samuele) e in altre sedi. Nel Novecento Venezia diventò, anche dal punto di vista teatrale, provincia. Fanno eccezione, a partire dagli anni Trenta, le manifestazioni, organizzate nell'ambito della Biennale, dei Festival internazionali del cinema (come la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica), del teatro e della musica contemporanea (una delle più importanti rassegne della produzione musicale contemporanea, che ha ospitato in prima esecuzione alcune delle più significative composizioni del sec. XX, tra cui l'opera La carriera di un libertino e il Canticum sacrum in honorem Sancti Marci nominis di I. Stravinskij). Uno dei punti di forza della vita musicale della città è anche il Conservatorio “Benedetto Marcello” (inaugurato nel 1877). Notevole attività sul piano delle ricerche musicologiche, con particolare riguardo per gli studi sulla storia del teatro musicale, svolge l'Istituto per le lettere, la musica, il teatro veneto della Fondazione G. Cini, sede di congressi e di corsi internazionali di alta cultura. Da ricordare sono anche le attività del Centro delle arti e del costume di palazzo Grassi. Dal 1974 i vari festival hanno iniziato un'opera di riscoperta e di riutilizzo di sedi teatrali nei più diversi quartieri cittadini, alla ricerca di un pubblico che comprenda strati sempre più vasti della popolazione.

Economia

Gli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale costituirono una tappa di capitale importanza per l'economia veneziana. La costruzione del porto commerciale e l'insediamento della zona industriale di Marghera, infatti, contribuirono a trasformare la struttura economica e sociale veneziana, assegnando a ciascuna area della città una precisa funzione: la pesca a Malamocco e a Burano, dove riprese vigore l'artigianato dei merletti; la lavorazione del vetro a Murano; l'attività balneare al Lido; i commerci e la grande industria a Mestre e a Marghera; il nucleo storico assunse invece caratteristiche sempre più residenziali. Su questa struttura negli anni si è sviluppata, non senza modifiche, la realtà economica della città. L'economia del centro storico si articola oggi su tre principali tipi di attività: turismo, artigianato e servizi. Il movimento turistico, irresistibilmente attratto dalla peculiarità del patrimonio culturale veneziano, alimenta le attività artigianali e il terziario. Lo sviluppo del turismo costituisce tuttavia anche uno dei motivi alla base del disagio che oggi vive la città, ormai quasi trasformata in museo all'aperto e sempre meno dotata di vita propria. Anche il rilancio (avvenuto nell'ultimo decennio del Novecento) del porto turistico, dove fanno scalo le navi da crociera e passeggeri per la Grecia, l'Egitto e l'area istriana, comporta notevoli problemi, che si aggiungono a quelli legati al fenomeno dell'acqua alta e ai danni arrecati alla laguna dai complessi chimici di Porto Marghera e dagli scarichi delle imbarcazioni a motore (benché da tempo la circolazione nella laguna sia rigorosamente regolata). Le industrie, di considerevoli dimensioni, sono ubicate sulla terraferma, particolarmente nell'area industriale-portuale di Marghera. Prevalenti sono le attività legate al settore chimico e alla lavorazione di carbone e petcoke, della plastica e dei derivati del petrolio; l'industria è presente anche nei settori meccanico, tessile, dei materiali da costruzione, del legno, vetrario, cartario, dell'abbigliamento, alimentare e della lavorazione della pelle. In continua crescita sono i settori ottico, delle telecomunicazioni e dello smaltimento dei rifiuti industriali. Al porto e all'aeroporto è legata l'attività logistica. L'area veneziana è dotata di infrastrutture ferroviarie, portuali e aeroportuali, mentre denuncia una grave carenza di reti stradali.

Curiosità

Conosciuto in tutto il mondo è il carnevale, che viene celebrato come un grande avvenimento di massa collegato a una serie di manifestazioni culturali e di feste mondane private e pubbliche. Nel giorno della “Sensa” (Ascensione) si compie il rito dello Sposalizio del mare, che rievoca quello un tempo celebrato dai dogi, i quali gettavano simbolicamente un anello nella laguna. La domenica seguente si tiene la Vogalonga, regata a remi lungo il Canal Grande e i canali lagunari a settentrione della città. Famosissima è la Regata Storica (prima domenica di settembre) preceduta dal corteo storico che ricorda l'arrivo a Venezia (1489) di Caterina Cornaro. Nel mese di luglio si celebra la Festa del Redentore, istituita dopo la peste del 1577. Secondo una tradizione molto sentita, nel giorno di San Marco si dona il “bocolo”, un bocciolo di rosa, alla propria amata (o alle signore). Al Lido tra la fine di agosto e i primi di settembre si tiene la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. Ad anni alterni si svolgono la Biennale d'Arte (da giugno a novembre) e la Biennale d'Architettura (da settembre a novembre).La città ha dato i natali ai pittori Paolo Veneziano (notizie dal 1333 al 1358), Gentile Bellini (ca. 1429-1507), Giovanni Bellini, detto il Giambellino (ca. 1430-1516), Vittore Carpaccio (ca. 1465-1525 o 1526), Iacopo Robusti, detto il Tintoretto (1518-1594), Iacopo Negretti, detto Palma il Giovane (1544-1628), Giambattista Tiepolo (1696-1770), Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto (1697-1768), Francesco Guardi (1712-1793) ed Emilio Vedova (1919); al letterato Pietro Bembo (1470-1547); ai musicisti Tomaso Albinoni (1671-1750) e Antonio Vivaldi (1678-1742); al letterato e commediografo Carlo Goldoni (1707-1793); alla cantante Patty Pravo (1948) e alla fiorettista Dorina Vaccaroni (1963).

Bibliografia

Per le opere di carattere generale e di geografia

A. Scarpa, La soluzione del problema di Venezia e dei porti di Venezia e di Ravenna. Il nuovo porto della Val Padana e del Mercato Comune, Bologna, 1965; V. Favero, R. Parolini, M. Scattolin (a cura di), Morfologia storica della laguna di Venezia, Venezia, 1988.

Per l’economia

L. Candida, Il porto di Venezia, Napoli, 1960; G. Dotti (a cura di), Turismo, occupazione e professionalità. Il caso di Venezia e provincia, Milano, 1986.

Per la storia medievale

Autori Vari, La civiltà veneziana del Quattrocento, Firenze, 1957; F. Thieret, La Romanie vénetienne au moyen âge (sec. XII-XV), Parigi, 1959; R. Cessi, Venezia ducale, Venezia, 1960; G. Luzzatto, Storia economica di Venezia dall’XI al XVI secolo, Venezia, 1961; Autori Vari, Le origini di Venezia, Firenze, 1964; F. Thieret, Histoire de Venise, Parigi, 1965; Autori Vari, Venezia dalla prima Crociata alla conquista di Costantinopoli del 1204, Firenze, 1966; Y. Renouard, Le città italiane dall’XI al XV secolo, I, Milano, 1976; G. Cracco, Un altro mondo. Venezia nel Medioevo dal secolo XI al secolo XIV, Torino, 1986.

Per la storia moderna

M. Petrocchi, Il tramonto della Repubblica di Venezia e l’assolutismo illuminato, Venezia, 1950; D. Beltrami, Storia della popolazione di Venezia dalla fine del sec. XVI alla caduta della Repubblica, Padova, 1954; J. Alazard, La Venise de la Renaissance, Parigi, 1956; M. Barengo, La società veneta alla fine del ’700, Firenze, 1956; G. Cozzi, Il doge Nicolò Contarini. Ricerche sul patriziato veneziano agli inizi del Seicento, Venezia-Roma, 1958; B. Caizzi, Industria e commercio della Repubblica veneta nel XVIII secolo, Milano, 1965; L. von Ranke, Venezia nel Cinquecento, trad. it., Roma, 1974; E. Concina, Venezia nell’età moderna, Venezia, 1989.

Per l’arte

P. Toesca, E. Forlati, Mosaici di S. Marco, Milano, 1957; E. Bassi, E. Trincanato, Il Palazzo Ducale nella storia e nell’arte di Venezia, Milano, 1960; E. Bassi, Palazzi di Venezia, Venezia, 1976; R. Chirivi, L’arsenale di Venezia, Venezia, 1976; U. Franzoi, D. di Stefano, Le chiese di Venezia, Venezia, 1976; Autori Vari, Le siècle de Titien. L’âge d’or de la peinture à Venise, Parigi, 1993.

Per l’urbanistica

S. Muratori, Studi per una operante storia urbana di Venezia, Roma, 1960; G. Cristianelli, Cannaregio. Un sestiere di Venezia. La forma urbana, l’assetto edilizio, le architetture, Roma, 1987; S. Bettini, Venezia. Nascita di una città, Milano, 1988; G. Aldegani, F. Diodati, Le corti. Spazi pubblici e privati nella città di Venezia, Milano, 1992.

Per il teatro

L. Zorzi, I teatri pubblici di Venezia, Venezia, 1971; N. Mangili, I teatri di Venezia, Milano, 1974; M. Brusatin, G. Pavanello, Il teatro La Fenice, Venezia, 1987.

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