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Ceuta

città dell'Africa nordoccidentale di sovranità spagnola, 0 m s.m., 75.276 ab. (stima 2005).

Con un piccolo territorio annesso costituisce un'enclave spagnola (19 km²) nel Marocco, dipendente da Cadice. È situata su uno stretto istmo che, unendo alla terraferma il monte Hacho, forma una penisola che domina da S l'imbocco orientale dello stretto di Gibilterra. Il settore continentale di Ceuta è un territorio povero e arido che confina a W col Marocco lungo la striscia di terreno neutrale. Un tempo ebbe rilevante funzione strategica e, come porto franco sul Mediterraneo, anche mercantile; oggi però il suo porto è principalmente adibito al traffico di passeggeri, soprattutto spagnoli, grazie al fiorente turismo. § La città trae origine da una fortezza romana (Septem Fratres), occupata da Vandali e Bizantini, quindi conquistata dagli Arabi, cui i Portoghesi la strapparono nel 1415. Allorché la corona portoghese fu unita a quella spagnola (1580-1640), Ceuta, come gli altri possessi portoghesi, passò sotto la Spagna, alla quale rimase anche dopo la salita dei Bragança sul trono portoghese. Divenne la più importante “piazza di sovranità” (già presidio) della Spagna nell'Africa mediterranea e sede del “Governo generale delle piazze”. § La chiesa di S. Maria de África (sec. XVII-XVIII) è una costruzione a pianta rettangolare a tre navate in stile barocco; all'interno, riccamente decorato, è la capilla Mayor, con l'immagine di Nuestra Señora de África, inviata a Ceuta nel 1421 dall'Infante Don Enrique del Portogallo. La chiesa di S. Francesco (sec. XV-XVI) conserva un pregevole altare maggiore (metà del sec. XVIII). Edificati tra il 1860 e il 1870 sono diversi forti difensivi e di osservazione, tra cui il fortin de Benzù, il fortin de Aranguren e il fuerte del Serrallo. Il Museo di Ceuta conserva reperti preistorici, romani e arabi. § L'economia si basa prevalentemente sul turismo e sulla pesca; sviluppato è anche il comparto alimentare.

Bibliografia

J. Garcia Cosio, Ceuta, historia, presente y futuro, Ceuta, 1977; B. Pavon Maldonado, Arte hispano-musulmán en Ceuta y Tetuán, in “Quadernos de la Alhambra”, n. 6 (1970), pagg. 67-107.

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